abbecedario provvisorio di paesologia

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Agosto

Aspettate settembre.

Anziani

Storie e rughe stese al sole come lenzuola.

Bar

Non quello all’ultima moda, ma quello con l’insegna dei gelati arrugginita; quello dove dietro al bancone c’è un barista che ha l’età di vostro nonno.

Campanile

Ha un orologio quasi sempre rotto ma segnatevi l’ora, sarà quella del vostro ritorno.

Cane

Di razza incerta, stanco e sporco, sovente a tre zampe.

Cimitero

La paesologia non rifiuta la morte. In un cimitero i vivi entrano in piedi e i morti distesi, un paesologo entra a quattro zampe come un cane e fiuta.

Curve

Nessun rettilineo vi condurrà mai ad un focolaio di paesologia.

Manifesto

Quello dei morti. Fate attenzione al  nome, all’età e dove è venuto a mancare il caro estinto. Questa settimana Marianna è morta a Firenze, Gerardo in Francia e Giuseppina negli Stati Uniti.

Municipio

Solo per l’ufficio anagrafe. Entrate e chiedete quanti sono morti e quanti sono nati nell’ultimo anno.

Nebbia

Non dissipatela. Il paese fa le prove della sua tragedia dietro questo sipario.

Neve

Quella  che cade sui paesi  vince sempre. Alla neve si arrendono gli uomini, le macchine, gli alberi e gli animali. La neve battuta delle piste da sci non è paesologica.

Paesaggio

Ha solo i vostri occhi per compagnia.

Paese

Corpo e sangue del  paesologo.

Zolle

Per ora sono le uniche a rivoltarsi.

guardiamo al passato per capire il futuro

…mi piacerebbe che in questo Blog eprimessimo le nostre sensazioni,sentimenti, opinioni,idee su “passato e futuro” nello spirito leggero e concreto della “paesologia comunitaria” nella nostra vita reale…..e nei nostri territori….

“Se la feroce religione del denaro divora il futuro” di GIORGIO AGAMBEN da La Repubblica del 16 febbraio 2012

…….che l´ipotesi di Walter Benjamin, secondo la quale il capitalismo è, in verità, una religione e la più feroce e implacabile che sia mai esistita, perché non conosce 

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in nostro tempo

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E’ il tempo.. maledetto tempo,  in nostro tempo !!
O lavori in regione o al comune o provi ad essere imprenditore di te stesso, pagamenti e scadenze difficilmente vengono rispettati.
Ricordo mio nonno, che ha fatto grandi battaglie sindacali nella Avellino degli anni 50; era un autoferrotranviere, mi diceva : << devi fare un lavoro tutto tuo, mai sotto al padrone, inventati qualcosa…perchè lì puoi avere la certezza de ” quest’ è a pezza e qua’ u sapone” >>.
Lui poi dopo aver contribuito al miglioramento delle condizioni di lavoro, e del minimo salariale, lasciò quell’impiego . Avviò con sudore e sacrifico una salumeria, che diventò punto di riferimento ad Avellino. Poi quando i nipoti non hanno voluto sapere nulla di quel lavoro e quando lo Stato è diventato socio di maggioranza con oltre il 55% di tasse, gabelle e salassi vari, lui chiuse tutto. Continua a leggere »

da teora

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Ripensare le geografie dell’interno

Apennine Mountains

Apennine Mountains (Photo credit: lil miss priss)

Da Il Mattino, 20 febbraio 2012

E’ inaccettabile la lontananza che di fatto separa Napoli dai paesi dell’Alta Irpinia sommersi dalla neve dei giorni scorsi. Franco Arminio ha colto bene il problema quando dice che “per Caldoro venire in Irpinia è come andare in Mongolia”.

Questo grido di aiuto non è venuto solo dal nostro entroterra ma ha accomunato tutta l’Italia dell’Appennino, dalla Val Marecchia al Matese, dalla Val Roveto ai paesi più impervi della Basilicata.

L’emergenza, purtroppo, per le aree interne dura tutto l’anno, e di volta in volta chiede ai cittadini e alle istituzioni locali di lottare contro la chiusura di un ospedale, la soppressione di treni e corse di autobus, gli accorpamenti di scuole, l’allarme per una nuova discarica.

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dagli alburni

Morire di dolore

Quando lo incrociavo Vincenzo aveva per me gesti galanti, penso che fosse così con tutte le donne che incontrava per strada ma questo non mi è dato saperlo, si toglieva il cappello con un leggero inchino e sempre con fare ossequioso se gli davi corda ti spalancava il suo mondo. Era un uomo-paese, uno dei pochi che sapeva esserlo. La memoria teatrale degli eventi sociali prendeva forma nei suoi racconti, il paese in chiave mitica, monaci spiritati, venditori di frottole, abbindolatori di rudi montanari, vincite milionarie, petrolio sugli Alburni. Nomi, cose e persone si allineavano in rocambolesche vicende e il mondo dei morti e dei vivi prendeva forma mescolandosi. Quando Continua a leggere »

La “pro loco” della “bellezza”.

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Quanta retorica sulla bellezza! La bellezza che dovrebbe salvarci dalla miseria, dal male e da tutti i deficit esistenziali che ci contraddistinguono. La bellezza che dovrebbe insegnare ai politici a governare meglio; i ragionieri a uscire dai conti, per poi portarli a intravedere nell’astrazione del numero il perfetto ritmo dello spirito santo; consentire ai geometri di aderire alla scuola platonica per inseguire la perfetta forma e misura!

La domanda è scontata: non vi sembra tutto esagerato?!

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Il Poeta della Salina e la Casa del Poeta

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Attraversando i paesaggi delle due isole dell’Italia meditennarea, la Sardegna e la Sicilia, mi sono imbattuto in due casi davvero singolari. Due poeti semplici, del popolo come si sarebbe detto o scritto alcuni decenni orsono. Di uno resta la memoria e una Casa del Poeta, o meglio, l’Albero del Poeta, l’altro invece è ancora in vita.

In Sicilia incontro Peppe (P non B) Genna, il “Poeta delle Saline”. E’ un nonnetto dalla pelle bruciata dal sole e dal sale, se ne sta qui, alle saline di Ettore Infelsa, fuori Marsala, a scolpire pietra con figure tradizionali, a piegare foglie di palma in ventagli, a scolpire sassi con le sue poesie. Nelle geometrie della salina spiccano tre mulini restaurati, mucchi di sale coperti da coppi per l’essicazione, la vegetazione di un isola dove c’è un museo. Genna è un uomo che quando apre bocca non sta più zitto, intrattiene i passanti e i turisti con aneddoti distribuendo fogli di giornale in cui si parla di lui e della sua storia. Su un sasso leggo questi versi, fulminanti: “Questo paese è come il tuo ma qui ci sono io, il poeta Peppe Genna“. Non sono forse perfetti per gli amanti della paesologia?

In terra di Sardegna, a Torre dei Corsari, sulla costa occidentale, c’è la Casa del Poeta; si tratta di una sorta di “capanna”, un giaciglio, nulla più costruito sotto la chioma ampia di un ginepro (Juniperus phoenicea). Mi hanno raccontato che fino a quando il “Poeta” era in vita esisteva una parete circolare che circoscriveva l’intero albero, stecche che sostenevano una copertura e archetti ai quali era appesa una porta d’ingresso. Intrecci di elicriso che oramai sono andati completamente perduti. Comunque qui si è tornati uomini della pietra. Fra le pietre che costituiscono parte del battuto sotto le fronde si trovano varie sfilacciature del ginepro. Corpo centrale inclinato a monte che a mezzo metro inizia a buttare fuori branche, poi si divarica in due crescite. La chioma raggiunge i sei metri di altezza. Una dozzina di metri di ampiezza. Dalla base del tronco escono due radici che si allungano, una va nella “capanna”, l’altra a quarantacinque gradi in senso orario. Misuro. A settanta centimetri da terra il tronco, al di sotto del punto di uscita della branca più bassa, misura 226 cm. Qui ha abitato il poeta Tziu Efisiu Sanna, originario di Giuspini (Medio Campidano), una località non lontana da queste spiagge. Tre decenni fa le spiagge erano spesso sotto assedio del business del momento, i cosiddetti “casotti”, in sostanza campeggi di qualsivoglia forma da affittare in estate al turista. Alcune di queste locaità sono in seguito diventate riserva, l’unico modo per preservare il territorio dalla speculazione. Al tempo fu avanzata l’idea di tagliare questo ginepro, Sanna e la moglie si opposero e decisero di venirci a vivere. La leggenda sostiene che vi rimasero per ben dieci anni, poi l’età (era già anziano) e le condizioni li obbligarono a lasciare e a tornare nella società civile con tutte le sue comodità. Tziu Efisiu tornava qui i fine settimana a ricevere gli ospiti e a raccontare la storia dell’albero. Pochi anni fa è morto ma per tanti sardi questa è rimasta la Casa del Poeta. Nel giaciglio trovo decine di lettere e pensieri, poesie scritte sotto le fronde, versi dedicati al poeta, omaggi, ricordi. Lo trovo commovente.

aaaaaaauguriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

se uno pensasse solo

nella vita

morirebbe di pensiero”

Pessoa

 

AUGURI ……..franco …….e continua a raccontarci la tua vita nei piccoli paesi!!!!!!!!

“Per vivere in un paese devi dismettere ogni arroganza. Non importa se la nascondi o la fai fluire. L’arroganza si sente, agisce come un acido che corrode i tuoi legami con gli altri. Il paese è una creatura che ti chiede misericordia. Devi sentirti come un cane bastonato. Non devi sentirti uno che ha qualcosa da insegnare, uno che vuole cambiare la sua vita e quella degli altri. Il paese ti chiede di amare quello che sei e quello che il paese è. Non devi fare altro”.Franco Arminio,appunti di “paesologia”

domani a flumeri, l’undici marzo a caserta

domani sono a flumeri dalle sei con panzetta, citoni e spero altri amici per un convegno di grande interesse. mi piacerebbe finire la serata da rocco per parlare un poco della nostra primavera. ci sono tante cose in cantiere, a partire dall’incontro dell’undici marzo a caserta.

il blog è bellissimo e ringrazio tutti quelli che ci stanno scrivendo

 

sotto la neve c’è terracarne

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La neve si sta sciogliendo e il postino ritrova i suoi passi. Oggi nella buca delle lettere c’era l’ultimo numero di PulpLibri, a pagina 32 ho letto questa recensione di Flavia Vadrucci .

Franco Arminio  Terracarne

Andare per paesi. Dismettere ogni arroganza,  vestirsi di occhi gentili e ruminare la mezzeria, finché la luce tiene, finché ce n’è. Fai presto ad amare la paesologia di Franco Arminio, il suo muoversi  “ verso il minimo e il minore […] verso il residuo, lo sgraziato, il non visto”. Soprattutto quando la spina non molla il fianco, quando passi le giornate a divincolarti dalla morsa dell’inquietudine e a nasconderti al cecchino dell’ansia, quando il dolore ti avvelena il piatto e la paura ti oscura le finestre, fai presto a seguirlo, a sposare la sua ricetta di sopravvivenza, ad accogliere la sua lezione di lotta e di resa, a seguire il suo esempio di attenzione e di rifiuto, recriminazione e silenzio. Il suo passo è lieve e denso, goffo e perfetto. Lo sguardo è livido e innocente, rancoroso e riconciliato. Prendi la sua scia sommessa e ti bagni in un Sud storto, malandato, convalescente. Un Sud contratto, randagio, seduto su scalini di pietra, sull’orlo di piazze remote, protetto da case dove i ragni fanno i nidi nelle damigiane, ritirato dentro i bar degli scapoli. Un Sud che brilla nelle rughe non lisciate e marcisce intorno alle uscite autostradali, che ostenta gloria nelle rovine e cade sotto i colpi della maldicenza. Passarci attraverso è una cura. Brucia le escrescenze, lenisce i rovelli, placa i rantoli. Da Arminio si impara ad abitare la controra e lo sconforto, la periferia e il fallimento, l’incuria e la morte. Con lui si riesce a “stare a metà tra se stessi e le cose”, a essere  “terra e carne e niente”. A sprecare il tempo, a disarmare l’attesa, a rallentare il battito, ad addomesticare il panico, a sfiatare la vendetta.   “ Inutile camminare sopra il vetro del disincanto, inutile stabilirsi dentro il vuoto dell’anguria che c’è altrove. L’ importante è andare e venire, guardare e divagare”. Mastica e sputa, le faglie dell’anima. Mastica e sputa, che l’alba viene.

I “Papalagi” secondo Tuiavii di Tiavea

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“La vita del Papalagi assomiglia molto spesso a quella di un uomo che deve andare con la barca a Savaii e che, non appena lasciata la riva, pensa: «Quanto tempo potrò impiegare per arrivare a Savaii?» Pensa, e intanto non vede il bel paesaggio che attraversa nel corso del suo viaggio”

Da Wikipedia: “Per Papalagi si intende l’uomo bianco, nella lingua samoana. Tale vocabolo ha assunto particolare rilievo in seguito alla pubblicazione di un libro con questo titolo, nel 1920 in Germania, contenente i discorsi tenuti al proprio popolo da un saggio capo polinesiano, Tuiavii di Tiavea al suo ritorno da un viaggio nel vecchio continente. Ampiamente diffuso nel contesto delle culture alternative degli ’70 e ’80, il libro tende ad essere visto al presente come una contraffazione letteraria (una variazione sul tema del “buon selvaggio”) ad opera del presunto traduttore Erich Scheurmann, ma viene comunque citato spesso a proposito del tema della “relatività culturale” e per il fenomeno dello “spaesamento”.
Secondo la versione di Scheurmann, Tuiavii, venendo a contatto con gli usi e costumi del Papalagi, se ne allontanò subito sbigottito, se non raccapricciato, e una volta in patria, tentò di mettere in guardia il suo popolo dal fascino perverso dell’Occidente. Nel testo è specificato che non era mai stata intenzione di Tuiavii pubblicare questi discorsi, né era a conoscenza della pubblicazione del libello”

“Promettiamocelo e gridiamogli: State lontani da noi con i vostri abiti e vizi, con la vostra folle corsa al denaro che ostacola le mani e la testa, la vostra passione per riuscire ad essere migliori dei vostri fratelli, le vostre molte imprese senza senso, i vostri curiosi pensieri e la conoscenza che non porta da nessuna parte, e altre stupidaggini che vi disturbano il sonno. Noi non abbiamo bisogno di tutto questo: siamo felici con i piaceri gradevoli e nobili che Dio ci ha donato per non essere accecati dalla sua luce e che ci possa aiutare a non perderci, e brilli sempre sulla nostra strada di modo che possiamo seguire il suo sentiero e assorbire la sua meravigliosa luce, che significa amarsi gli uni con gli altri e portare molta tafola nei nostri cuori”

Al seguente link, la versione completa del testo in esame, consultabile gratuitamente: http://freaknet.org/martin/libri/Papalagi/papalagi.html

diario di un pattinatore

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Questo pezzo è uscito sul blog doppiozero ma è nato qua. In attesa che la neve si sciolga e ricominciare a pattinare.

Diario di un pattinatore

Il cielo sopra l’altopiano del Formicoso nasce a nord, alle spalle del Gargano. L’Adriatico fa lievitare l’impasto e la bora lo spinge verso sud. La foce è oltre la sella di Conza, un anello mancante tra la catena dei monti Alburni ad oriente e quella dei monti Picentini ad occidente. In questa terra ci sono tante chiese ma l’unica cattedrale è il paesaggio e l’altopiano è il suo altare dove decine di pale eoliche ruotano per crocifiggere il vento.

Sono un pattinatore. Perdere e ritrovare con continuità l’equilibrio è alla base del pattinare e vivere in bilico in un paese ai margini di un altopiano è un ottimo allenamento. Pochi posti sono accoglienti come l’altopiano del Formicoso per un pattinatore, anche quando l’ inverno lo abbraccia con generosità. Lungo le strade statali 91 e 303 ho tracciato il mio percorso.

17 gennaio, partenza ore 14:10. Sereno, 2 gradi. Vento moderato da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

I  paesi catari furono distrutti per aver coltivato un’eresia: qui sopravvivono i paesi dei catarri, sterili ad ogni utopia.

31 gennaio, partenza ore 14:20. Nuvoloso,4 gradi. Vento debole da nord-est. Chilometri percorsi 30.

Qui se Cristo si è fermato era femmina. Ancora oggi si può intuire il peso della croce dalle caviglie gonfie delle vecchie vestite di nero.

5 febbraio, partenza ore 13:50. Sole,10 gradi. Vento da sud. Chilometri percorsi 30.

Qui bisogna imparare a camminare con le orecchie.

23 febbraio, partenza ore 14:00. Sole,3 gradi. Vento da nord. Chilometri percorsi 30.

Qui l’altopiano è un artigiano, forgia solitudine e paesaggio.

14 marzo, partenza ore 14:15. Sole,13 gradi. Vento debole da nord. Chilometri percorsi 30.

Qui i venti da sud annodano i pensieri e piegano l’umore.

18 marzo, partenza ore 14:20. Nuvoloso, 10 gradi. Vento forte da nord-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui l’inverno ha coraggio e scrive con stile il suo romanzo, da settembre a maggio.

28 marzo, partenza ore 14:10. Velato, 17 gradi. Vento debole da est. Chilometri percorsi 30.

Qui è il vento che tiene in piedi tutto, nei giorni in cui non c’è si cade spesso.

8 aprile, partenza ore 13:15. Sereno, 22 gradi. Vento debole da est. Chilometri percorsi 30.

Qui la fermezza di carattere si apprende dalla lumaca.

7 maggio, partenza ore 14:30. Velato, 18 gradi. Vento debole da nord-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui c’è chi ha solo il mal di testa per compagnia.

12 maggio, partenza ore 14:30. Nuvoloso, 23 gradi. Vento debole da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui c’è chi esce solo per cercare la chiave del comò.

14 maggio, partenza ore 14:20. Velato, 25 gradi. Vento moderato da sud. Chilometri percorsi 46.

Qui soldi e politica non fanno poesia.

29 maggio, partenza ore 14:35. Sereno, 22 gradi. Vento da nord-est. Chilometri percorsi 30.

Qui pochi hanno imparato a nuotare, ma quasi tutti sanno stare al timone quando espongono il proprio corpo al vento.

9 giugno, partenza ore 14:25. Sereno, 33 gradi. Vento da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui il mare è la terra, continuamente in movimento, in superficie come in profondità.

11 giugno, partenza ore 13:40. Sereno, 25 gradi. Vento debole da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui abbiamo il piacere di vivere giorni in cui neanche i punti cardinali resistono al loro posto.

13 giugno, partenza ore 14:30. Sereno, 26 gradi. Vento debole da nord-est. Chilometri percorsi 30.

Qui c’è un ultimo fabbro in attività e si può ancora saldare un futuro a questa terra.

14 giugno, partenza ore 14:15. Velato, 27 gradi. Vento debole da est. Chilometri percorsi 30.

Qui a volte fa freddo anche a luglio, sono giorni d’autunno che spuntano come funghi in mezzo all’estate.

19 giugno, partenza ore 14:00. Sereno, 28 gradi. Vento da nord-est. Chilometri percorsi 30.

Qui non sono i cassintegrati la misura della crisi ma le casse da interrare.

10 luglio, partenza ore 14:07. Nuvoloso, 25 gradi. Vento forte da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui d’inverno il vento strappa via le strade e le annoda come sciarpe al collo degli alberi per non farli tossire.

14 luglio, partenza ore 14:45. Sereno, 32 gradi. Vento debole da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui anche il nero trova posto tra i colori dell’arcobaleno.

17 luglio, partenza ore 18:00. Velato, 30 gradi. Vento da sud-ovest. Chilometri percorsi 22.

Qui si coltiva l’infedeltà al proprio futuro.

20 luglio, partenza ore 14:20. Sereno, 31 gradi. Vento da nord-ovest. Chilometri percorsi 33.

Qui le strade giocano a scacchi con le frane.

23 luglio, partenza ore 10:00. Nuvoloso, 30 gradi. Vento da nord-ovest. Chilometri percorsi 33.

Qui il paese si appoggia alla bora come un vecchio al bastone.

26 luglio, partenza ore 7:00. Sereno, 23 gradi. Vento da nord-ovest. Chilometri percorsi 41.

Qui c’è tempo anche per contare le rondini.

7 agosto, partenza ore 14:50. Sereno, 30 gradi. Vento forte da nord-est. Chilometri percorsi 30.

Qui siamo pochi ma non  riusciamo a contarci.

13 agosto, partenza ore 14:45. Nuvoloso, 30 gradi. Vento da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui ad ottobre le rose sbocciano tristi.

19 agosto, partenza ore 8:00. Sereno, 25 gradi. Vento assente. Chilometri percorsi 32.

Qui nei giorni di nebbia l’altopiano perde la memoria e non ricorda più dove ha messo le strade.

10 settembre, partenza ore 14:20. Sereno, 22 gradi. Vento da nord-est. Chilometri percorsi 30.

Qui il tempo è bambino e un’ora può durare anni.

20 settembre, partenza ore 11:00. Sereno, 18 gradi. Vento debole da nord-est. Chilometri percorsi 32.

Qui il buio fa ancora la sua parte.

1 ottobre,  partenza ore 14:50. Velato, 25 gradi. Vento da sud-ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui lo stile barocco appartiene solo alle nuvole.

9 ottobre,  partenza ore 14:20. Sereno, 27 gradi. Vento debole da ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui ogni parola d’amore non detta è un telegramma alla propria solitudine.

7 novembre, partenza ore 13:30. Velato, 13 gradi. Vento debole da ovest. Chilometri percorsi 30.

Qui tutti gli alibi crollano alle prime luci dell’alba.

11 dicembre, partenza ore 10:15. Sereno, 4 gradi. Vento debole da nord. Chilometri percorsi 30.

Qui puoi cercare conforto solo nello stupore delle zolle appena rivoltate.

13 dicembre, partenza ore 13:40. Sereno, 2 gradi. Vento debole da nord-est. Chilometri percorsi 30.

Qui è l’Irpinia d’oriente.