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di Adelelmo Ruggieri

Confine
Non ho più schemi da interporre
al tempo. Me ne sto lì, trascorre.
Gli do ascolto. Scorro. Delle volte
mi affaccio – è la fine di maggio -
per vedere se hanno sete i gerani
arancione, e quegli altri, rosa,
e le petunie viola. Alla sete delle ortensie,
sistemate nel punto più indebito,
io non so fare fronte.

Antinarciso
È appena tornato, c’è un sole che spacca
le pietre. Pranzo l’ha fatto a Conad City,
dopo il Civico Ospedale, panino e birretta.
Ha preso anche un berretto, e per fortuna
che i capelli li ha tagliati ieri, meno ne sono,
come nel caso suo, più fastidio danno,
più sudore fanno, logori come sono, bianchi.
È appena tornato, dicevo appena sopra,
ha tolto il berretto, sta lavando la faccia.
Non alza lo sguardo. Non vuole specchiarsi più.

La scommessa
Fermo era lì, i giardini nascosti,
le foglie dei tigli, così copiose
alla base dei tronchi, lo spazio libero
degli occhi, i nomi – e poi le linee
che si fanno camminando, gesti pochi,
quando si è soli i gesti sono pochi,
si cammina e basta.

Una foto
Sto guardando una foto.
Sto guardando me che la scattavo.
Si ferma il tempo quando scatti una foto.
Devi prendere all’istante un istante,
le mani immobili, l’ansia di tornare,
la strada che spiana prima di tornare
a salire – i cieli larghi
fra le colline di settembre.
Sto guardando una foto.
Ti sto guardando nella foto,
mentre la scattavo.

Pixel
Dove sei?
Sono qui.
Che succede?
Ti volevo vedere.
Sono stata male.
Ho avuto paura.
È iniziato a girare tutto quanto.
Stai tranquilla.
Non è niente.
Ci sono io ora.
Ti fermi un poco?
Certo che mi fermo.

Fermo, 2011