Tre volte 10 – BAD museum di Casandrino

Incontro presentazione con Davide Morganti autore del libro “TRE VOLTE 10″ (ad est dell’equatore ed.)

Giovedi 3 maggio 2012 ore 18.30

presenta Antonio D’Agostino

interventi

Davide Morganti
Gerardo Pedicini , scrittore e critico
Gaetano Calabrese (poeta errante dell’Irpinia)

Tre volte 10 | Davide Morganti (racconti)

Se dici Maradona, a Napoli, viene istintivo genuflettersi. Pronunciare il suo nome invano è come una bestemmia. D’altronde, in una città pagana come Napoli, Dio assume molteplici forme. Da Totò a Padre Pio, da Eduardo a San Gennaro, da Gigi D’Alessio a Raffaele Cutolo. Mescolando sacro e profano, subumanità e genio. A guardare tutti questi “santi” regna sovrano lui, Diego Armando Maradona. Con tutti loro la storia si è fatta leggenda, mito, la realtà si è spesso mischiata alla fantasia anche se forse è più opportuno dire che la fantasia si è sovrapposta alla realtà.

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Se la feroce religione del denaro divora il futuro

16 febbraio 2012

PER capire che cosa significa la parola “futuro”, bisogna prima capire che cosa significa un’ altra parola, che non siamo più abituati a usare se non nella sfera religiosa: la parola “fede”. Senza fede o fiducia, non è possibile futuro, c’ è futuro solo se possiamo sperare o credere in qualcosa. Già, ma che cos’ è la fede? David Flüsser, un grande studioso di scienza delle religioni – esiste anche una disciplina con questo strano nome – stava appunto lavorando sulla parola pistis, che è il termine greco che Gesù e gli apostoli usavano per “fede”. Quel giorno si trovava per caso in una piazza di Atene e a un certo punto, alzando gli occhi, vide scritto a caratteri cubitali davanti a sé Trapeza tes pisteos. Stupefatto per la coincidenza, guardò meglio e dopo pochi secondi si rese conto di trovarsi semplicemente davanti a una banca: trapeza tes pisteos significa in greco “banco di credito”. Ecco qual era il senso della parola pistis, che stava cercando da mesi di capire: pistis, ” fede” è semplicemente il credito di cui godiamo presso Dio e di cui la parola di Dio gode presso di noi, dal momento che le crediamo. Per questi Paolo può dire in una famosa definizione che “la fede è sostanza di cose sperate”: essa è ciò che dà realtà a ciò che non esiste ancora, ma in cui crediamo e abbiamo fiducia, in cui abbiamo messo in gioco il nostro credito e la nostra parola. Qualcosa come un futuro esiste nella misura in cui la nostra fede riesce a dare sostanza, cioè realtà alle nostre speranze.

Mangianeve

UNA POESIA INEDITA DAL LIBRO IN LAVORAZIONE “GLI SCORPIONI DELLE LANGHE”
Tiziano Fratus
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Ficcava le mani fin dove poteva,
spingeva, con rabbia, dentro:
i vicini giravano sempre la testa
da un’altra parte, mentre i bambini
puntavano le dita sbraitando.

Un giorno smise di chiudere la bocca.
Ibernato nel bianco, da lontano
sembrava un haiku.

Si cerca petrolio in Irpinia

DOPO SESSANT’ANNI RIPRENDE L’INTERESSE PER LA PROVINCIA. IL PERMESSO DI RICERCA SCADE NEL 2016

Avellino – Negli ultimi due anni voci di un presunto interesse dell’Eni, piuttosto che della Shell, per il sottosuolo dell’Alta Irpinia erano circolate ripetutamente, salvo infrangersi contro il muro impenetrabile della burocrazia locale. Mai una conferma su un fax o di una telefonata a questo o quel funzionario, amministratore locale. Eppure a margine delle grandi adunate la parola petrolio ricorreva con circospezione, sussurrata. In realtà nessuno credeva più alla concreta praticabilità di ricerche o perforazioni. Almeno fino a ieri.

Alla luce del nuovo orientamento del Ministero per lo Sviluppo Economico, che propende per accelerare l’individuazione di nuovi giacimenti petroliferi, tornano ad occupare le luci della ribalta le aree che hanno già concesso autorizzazioni esplorative. In particolare, l’attenzione si focalizza sulla Val D’Agri in Basilicata, il più grande giacimento continentale, e il Vallo di Diano, nel salernitano, dove si discute da diversi mesi dell’apertura di una piattaforma estrattiva.

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Un segreto nascosto nella terra.



Ricordo le stradine di campagna, appena lontani dalle ultime case del 
paese. Le percorrevo a piedi.  Qualche volta in bicicletta.

Le percorrevo senza cercare nulla. Solo la spontaneità del vivere spingeva 
le mie gambe. Ero fiero e un po baldanzoso, anche un po pieno di quella 
prepotenza che in quegli anni, forse , ci aiuta un po, ci allena a non 
prendere pienamente in faccia il male che si annida nella vita.

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Il bar della rabbia

Se l’anziano al bar non è gradito perchè “inquina” l’immagine

di Massimo Fini

L’altro pomeriggio, in una bella giornata di sole, ero seduto a un tavolino all’aperto del mio solito bar, a bere un bicchiere di bianco in perfetta solitudine. Non è un bar “trendy”, tipo Corso Como per chi conosce un po’ Milano, ma cerca comunque di darsi un certo tono anche perchè è circondato da locali di lusso (a poche decine di metri ce n’è uno frequentato dai giocatori del Milan, da Galliani, da Paolo Berlusconi, da Emilio Fede, da belle ragazze, la solita fauna). Io mi diverto a guardare il passeggio nell’ora dell’uscita dagli uffici: manager fra i quaranta e i sessanta in divisa d’ordinanza (giacca, pantaloni e “ventiquattrore”, neri come latte), altri, sempre con l’aria da manager, ma più giovani, vestiti in modo più disinvolto, “ragionieri pieni di stress” per dirla con Max Pezzali e donne che, se sono appena un po’ carine, marciano sui tacchi o sugli stivali con aria sostenuta e vagamente sprezzante, come se ce l’avessero solo loro.

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