il meglio del peggio

di eliana petrizzi

15 Agosto
Vacanza etno-antropologica sul litorale salernitano.
Testi delle canzoni di Tony Tammaro, barzellette e caricature di genere: è tutto vero.
Presenti in ordine sparso:
-tende da campo allestite con cerate per limonaie sotto cui, dopo la notte in discoteca, dormono ragazzi con mutande griffate in vista oltre i bermuda, a torso nudo, con la testa poggiata su angurie a mo’ di cuscini.
-Famiglie che alle nove del mattino azzannano menù da matrimonio con fame da dopoguerra.
-Ombrelloni regalati da bar e ristoranti con noti marchi di bibite e gelati.
-Lingue parlate: dialetto dell’agro sarnese-nocerino, polacco, rumeno.
-Bob Synclair, Gigi D’Alessio e Gigione in filodiffusione dal bar del Lido.
-Ragazzo che entra in spiaggia con polo dal colletto rialzato con noto marchio per plebaglia, costumino a vita bassa da cui traspare fallo risicato e puntuto.
-Coppia di giovani: lui tatuato, palestrato, costume bianco trasparente, piercing. Lei, ex carina con prolasso di ventre e seno ad orecchia di cocker.
-Coppia di Siano: come scimmie Bonobo, passano il tempo ad ispezionarsi e schiacciarsi punti neri.
-Giovane con pacco superdotato spinto in avanti portando le mani sui fianchi: indossa cappellino di Burberry e micro slip Armani.
-Due donne-insaccato indossano in spiaggia leggins neri attillati, canotte nere sintetiche aderenti, strette in vita da cinturoni luccicanti. Capelli ossigenati e grossi orecchini da un euro: passano sotto gli ombrelloni a chiedere un’offerta per i bambini disabili.
-Percentuale di obesità: 80%. In ordine di età: bambina stupida: venticinque minuti trascorsi in mare a riempire il secchiello alla sua sinistra e svuotarlo alla sua destra. Dodicenne con occhiali da porno-gatta e smalto fucsia sulle unghie. Chili di cellulite bianco-grigia le colano lungo le cosce come cera. Lecca un gelato palesando senza equivoci una naturale predisposizione alla fellatio. Quarantenne con abbronzatura da lampada, costume brasiliano, mollettone nei capelli tempestato di strass e finte perle; fa il bagno con la sigaretta accesa in mano. Obesa in menopausa con perizoma maculato ed occhiali D&G. Marito accasciato come un’orca arenata. Sessantenne draga il fondale a caccia di telline, malgrado risaputo divieto.
-Marocchino tramortito all’ombra del suo stand ambulante.
-Cinquantenne brizzolato, catena d’oro al collo con medaglione di Padre Pio, costume nero a fascia stretta, unghia del mignolo lunga, occhiale a specchio. Finge di leggere il giornale in attesa del primo sì disponibile.
-Trentacinquenne solitario con boxer del Napoli e lenti a fondo di bottiglia. Si gira a pancia in giù per nascondere un’erezione improvvisa.
-Sosia di Tomba e Corona con rullo-capelli alla Little Tony.
- Velina solitaria che legge “Visto”.
-Novità del nero 2012: Lacoste false.
-Venditore di granite con trattore; passa avanti e indietro sul bagnasciuga fischiando ripetutamente. Se non lo vedi pensi ad un richiamo delle guardie costiere in giro di controllo, assenti.
-Aeroplano con striscione “40 anni Cettina: Auguri!!!” in volo per dodici volte.
- Ragazza ventenne con fidanzato. Siede a gambe aperte, sputa e gracchia con frequente ricorso a bestemmie. Il suo nome è Candida; nessuna sorpresa da una che si chiama come la peggiore delle infezioni vaginali.
Portati a riva dalle onde, in ordine di apparizione: un sacchetto nero, un Tampax, una medusa morta, una scorza d’anguria, l’asta di una scopa.
Sulla via del ritorno, una ragazza cammina sul marciapiede verso la sua auto. Dietro le spalle si è attaccata un foglio con scritto “Non sono una prostituta”.

30 Ottobre
Giornata tiepida, velata, ventosa. Torno sulla litoranea in bicicletta. Attraversando il tratto di città che mi lancia verso lo spazio aperto, osservo negozi che non c’erano tre mesi fa, con grafiche dai nomi esotici che ricordano il Brasile, New York, le grandi metropoli. Insegne dai nomi osceni, come “La Boutique della Carne”, “Il Paradiso dei fiori”, o nomi di insostenibile banalità: una gioielleria si chiama “Scintille di Luce”, una pasticceria “La Delizia”. Dai negozi di abbigliamento aperti dalla camorra escono folate di aria bollente che sa di abiti nuovi e colla cinese. Fuori, giovani commesse fumano una sigaretta, in posa come le prostitute nelle vetrine di Amsterdam. Molti punti scommesse e sale da gioco. Un manifesto promette di pagare il tuo argento a peso d’oro. Fondo stradale pessimo; la prova di destrezza non riguarda quale fossa evitare, ma come affrontare al meglio quella meno profonda. Infine, il rettifilo del lungomare. Perso il cobalto di Luglio, il mare riposa in letargo dietro la pineta. Intatte le insegne dei lidi, ma in spiaggia non c’è più nessuno. Le macchine che escono dai parcheggi sono quelle dei clienti che vanno a puttane. La pista ciclabile costata miliardi è un vialetto lurido e sconnesso delimitato da uno steccato in legno. Appollaiati in fila, marocchini e tunisini, soprattutto giovani, trascorrono l’intera giornata a controllare un traffico di affari e spostamenti che sfugge ai più. Un’auto della polizia passa a tutta velocità, diretta altrove.
Il paesaggio è basso. Non vi sono palazzi, a parte qualche albergo ristrutturato da poco e dipinto con colori inspiegabili: il verde del camice dei dentisti, il giallo delle uova andate a male, l’arancione schiarito col bianco, il cui risultato è il salmone delle giacche che molti indossano ai matrimoni da queste parti.
Il mare e la spiaggia sulla destra sono abitati da pescatori e da una spazzatura finemente distribuita. A sinistra, il fiume pare una montagna sventrata. Alcune aree coltivate, un campo da golf, venditori abusivi di carciofi arrostiti, un bel caseificio, la torre in cemento di una fabbrica dismessa, avvolta da una ragnatela di edera rossa. Tra le serre, un casolare abbandonato senza finestre mostra file di panni stesi ad asciugare, biciclette cadute nel terreno o accatastate contro il muro; le automobili degli extracomunitari.
Più avanti, un muro di cemento costeggia i campeggi chiusi. Pochi manifesti affissi: il concerto di Mango e lo spettacolo hard di Milly D’Abbraccio. Poi la baracca abusiva di un ristorante dove si mangiava il pesce buono. Sta lì da trent’anni, ma ha cambiato gestione; il proprietario è morto ammazzato e ora non ci va più nessuno. Ancora qualche chilometro e mi fermo per un caffè. Il bar è a ridosso della pineta. E’domenica; il bancone è pieno di dolci enormi; qui con un beignet al cioccolato mangiano almeno tre persone. Prezzo: cinquanta centesimi. Dai cannoli occhieggia una crema bianca. Chiedo se è crema pasticcera. Il ragazzo mi risponde di sì, ma non è vero. La verità è che la crema di una volta non la sa fare più nessuno, e così ecco questo intruglio di polveri slavato come un sole lappone.
La signora che mi prepara il caffè è un’italiana sui trent’anni, ma ne dimostra dieci di più. Mentre il caffè scende, fissa fuori dalla finestra con lo sguardo di una madre che pensa al figlio in guerra.
Chiedo del bagno. E’ fuori, seconda porta a destra. “Toilette” scritto a mano con l’uniposca fucsia. La porta è aperta perché non si chiude. Sono stati asportati maniglia, lucchetti, lampadine, persino le manopole del rubinetto, da cui l’acqua non esce. Socchiudo la porta sperando che non entri nessuno. Sul pavimento del bagno: una bottiglia di plastica vuota, confezioni di fazzoletti di carta, tovagliolini sporchi, un preservativo pieno, un cestino colmo di carte ed assorbenti. Torno indietro, chiedo della carta igienica. La signora prende un rotolo, si avvolge lungo il polso un paio di giri e me li porge. Le chiedo perché non lascia la carta in bagno. Perché se la portano a casa.
Riprendo il giro. In fondo alla strada, ecco una chioma di palme che friniscono al vento. Sono quasi arrivata alla rotatoria. Penso che se questo posto si fosse trovato in Emilia Romagna sarebbe diventato un luogo ricco e sicuro che avrebbe portato gente, denaro, e soprattutto dato un senso all’aeroporto di Pontecagnano da poco costruito nei paraggi. E invece niente. Tutto è rimasto accasciato come molte cose da queste parti, in quel disordine che affascina, forse perché più vicino al nudo della vita, nell’irrimediabilità che chiama scrittori, accende amori impossibili ed inutili nostalgie. Io, quando penso alla mia terra, vedo le case abbandonate dei piccoli paesi, senza intonaco, con le pietre scoperte che, specie alla luce del tramonto, mostrano portoni ciechi e finestre chiuse in un silenzio che non guarisce.
Sulla via del ritorno, la prima cosa che noto è una prostituta su una cassetta rovesciata, seduta come su un bidet. Bionda, forse straniera, grassa, in là con gli anni. Poco più avanti, sul muro alle sue spalle, qualcuno ha scritto con lo spry nero “ Qui fica, economica e amica”.

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4 pensieri su “il meglio del peggio

  1. Un bellissimo effetto realtà, con tocchi alla Marco Ferreri, ma ancora più a sottrarre. Un occhio più che cinematografico. Complimenti.

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