Terrascritta: un geografo in campagna

OGGI SUL MANIFESTO è USCITA UNA BELLA PAGINA. MI PARE CHE CI SIA MATERIALE PER DISCUTERE…..
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di franco arminio

Portare un importante studioso in una masseria. Portare architetti, insegnanti, gente di teatro, disoccupati, pensionati, nevrotici senza scampo, portare l’umanità che c’è adesso a convenire intorno ad alcune domande, o forse una sola: come andare avanti, adesso che il mondo moderno è morto? Terrascritta è organizzare incontri, costruire comunità provvisorie e metterci al centro le nostre percezioni più che le nostre opinioni. Stare insieme per guardare il mondo, con stupore e meraviglia, sapendo che non sappiamo mai dove ci conduce, sapendo che comunque ci conduce sempre da qualche parte.

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videolettera a caldoro

DOVE MI RIVOLGO, SENZA ALCUNA SPERANZA, AL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA…
DOVE FACCIO CENNO AL GOVERNO NAZIONALE…..
DIOVE FACCIO APPELLO AI RAGAZZI….
CERCHIAMO DI METTERE DA PARTE LA CULTURA PARASSITARIA. CI SONO COSE CHE DEVONO FARE LE ISTITUZIONI, MOLTO DI PIÙ DEVONO E POSSO FARE I CITTADINI. OCCHIO AGLI ANZIANI, AGLI ALBERI, AGLI ANIMALI….

Arminio: la Coppa America? Avessimo almeno creato le regate mediterranee

Da ”Corriere del Mezzogiorno” –  Giovedì 26 Gennaio 2012

Napoli tra grandi eventi e filosofia di Latouche

Paesologo e poeta autore di Terracarne (Mondadori)
commenta la città vista da lontano: «Non dobbiamo imparare dalla ‘decrescita’, noi siamo la decrescita»

 

Intervista a cura di Natascia Festa

NAPOLI – Il «Vento forte tra Lacedonia e Candela» – è il titolo laterziano di Franco Arminio – non sfiora le vele dell’America’s Cup. Il poeta e paesologo irpino, dalla sua «Terracarne» (Mondadori) non vede il mare, e meno che mai le regate. Ma questo è ovvio.
Mercoledì ha sfiorato Napoli – una conferenza alla Facoltà di Architettura – e poi ritorno a Bisaccia.
«Lambisco la metropoli, non ne conosco bene i meccanismi, posso raccontare come appare da lontano».
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diario irpino

Antonella Tarpino per Comunità Provvisorie

Fine settembre, primi ottobre: Da Pomigliano d’Arco (passando per Bisaccia) ai paesi abbandonati di Carbonara e Conza della Campania.

Aereoporto di Caselle: il profilo rotante di una Freemont (tra gli ultimi modelli Fiat, dove è evidente che il design di Giugiaro si è involato in Germania) mi ricorda che la prima tappa del breve viaggio in programma è a Pomigliano d’Arco, la festa della Fiom: la seconda, che mi preme particolarmente, l’Irpinia. Sono già stata in Irpinia, a Cairano, la prima volta, partecipando al Festival del 2010 e incontrando Franco Arminio; qualche mese più tardi risalendo da Sud ho puntato su Calitri, ricordo le maschere apotropaiche sui muri delle case antiche, la targa con le parole di Francesco De Sanctis, le vie strette e colorate. C’è un’atmosfera particolare che mi attira di questa regione: aspra, ventosa (come sottolineano le braccia dalle movenze ritmiche delle ubique pale eoliche) di continuo contraddetta però dalle curve smussate dei prati e dai verdi e gialli sfumati del paesaggio. Torno: anche perché da un po’ di anni mi occupo della memoria dei luoghi abbandonati e ho una meta precisa. Anzi due: Conza della Campania e Carbonara. Conza, so che l’avrei visitata da quando ho scoperto che il terremoto del 1980 ha riportato in superficie l’antico Foro romano. Interi abitati che rovinano al suolo mentre millenarie rovine ritrovano una nuova, pur inerte, esistenza. Un gioco crudele quello del terremoto, mi è parso, che gioca con la vita degli uomini così come con le successioni della durata e del tempo. Mi interessano profondamente per capire la differenza tra i tanti abbandoni a lento scorrimento che ho visto fino ad adesso tra le Alpi piemontesi e la Liguria ma anche in Calabria o tra i caseggiati rurali in declino della Bassa padana (non Padania) e gli abbandoni da terremoto. E quanto questo condizioni la qualità della memoria, la percezione del senso del proprio territorio, dato dalle tracce della storia, per chi ci abita. A tutto questo penso quando, svelando subito la mia prossima destinazione, scopro che il delegato della Fiom Napoli che ci accoglie è di S. Andrea di Conza. Il terremoto ha cambiato la vita anche a lui, nei giorni della solidarietà tra le macerie. Lo ha fatto anche diventare da democristiano a comunista. Carbonara, l’ho scoperta invece dalle pagine dei libri di Franco, tante volte riletti. L’antica Aquilonia, distrutta da un terremoto più antico, quello del 1930, e teatro ancor prima, negli anni dell’unità d’Italia, il 1860, dell’eccidio dei cosiddetti gentiluomini. Di Carbonara, Continua a leggere

benvenuti in irpinia d’oriente

Home Festival Irpinia d’Oriente

Data: 1 ott @ 11:00 Dove:Irpinia Costo:Free Tipo:Arts Indirizzo:Bisaccia (av)

Sabato 1° e Domenica 2 ottobre appuntamento con l’arte, vagabondando tra i comuni di Bisaccia, Aquilonia, Monteverde, Morra De Sanctis e Rocca San Felice (Avellino). Home Festival Irpinia d’Oriente è un evento organizzato dalla Scuola Holden di Torino.
Lasciatevi coinvolgere in un percorso che accoglie in piccoli spazi la cultura come tradizione e innovazione. Nel programma 4 diverse situazioni tra arte e quotidianità si alternano a disposizione di una scelta rilassata o di un ricco e intenso itinerario.
1) Gli eventi realizzati dai giovani artisti: readings, video installazioni, proiezioni, teatro, e musica.

SLOW MOTION GENOCIDE + VJ KLEIN – Performance video-musicale

RAMONA BARBIERI- Performance teatrale

GAETANO BATTISTA – Performance teatrale

MAKARDIA – Performance musicale

GRUPPO MAIO – Video-installazione

ASSOCIAZIONE IRIDE – Performance teatrale

LUIGI CAPONE – Reading musicale

ANGELO CASTUCCI – Installazione artistica

2) Eventi che vedono protagonisti attori, danzatori, cantanti e artisti del panorama italiano, quali:
- Vincenzo Pirrotta in anteprima assoluta legge “Il Don Giovanni” di Alessandro Baricco, da Save the story – Grandi scrittori, storie immortali (Gruppo Editoriale Espresso/Scuola Holden). Don Giovanni: la vita pazza e la morte coraggiosa di un uomo che amava troppo le donne. Un racconto audace adatto alle orecchie di ogni età.
- Silvana Barbarini e la Compagnia Vera Stasi nella performance “Figure sonore” un breve concerto di partiture gestuali. I movimenti sono costruiti su ritmi ridetti e semplici, come sono le canzoni, come erano le forme antiche di narrazione. Le ‘danze’, in forma di brevi episodi, evocano pezzetti di un ‘pensiero collettivo’.
- Katia Giuliani, in “Ninna Nanna Ninna … Ops!” – collective housing l’artista fiorentina invita il pubblico a fermarsi…no, non a riflettere a dormire. Gli offre ospitalità in un ambiente all’insegna della condivisione. Un’installazione che è una scommessa, una grande stanza da letto. Mai visto un posto più sicuro e insieme pieno di sorprese (su prenotazione)
- Mario Ciccioli, costruisce un arpa eolica performance site specific e installazione sonora, “Lavorare con il vento vuol dire…: stare fuori (all’aperto, non di testa), guardare in alto (il cielo non è mai vuoto), attendere (il dono del suono e del silenzio) realizzare che c’è sempre un nuovo soffio che sta per arrivare.”
- Ulderico Pesce in Asso de mondezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia, racconta i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali, che attanagliano l’Italia tanto da far dire che il vero asso nella manica è “quello di monnezza”, vale a dire che l’immondizia smaltita illegalmente offre una grande possibilità di arricchimento soprattutto alla malavita.
- Peppe Servillo e Luis Mangalavite: il cantante e autore degli Avion Travel, Servillo, rifrequenta paesaggi della musica popolare. Un paesaggio di suoni costruito con il pianista argentino, con lo spirito di chi si trova all’altro capo del mondo e incontra qualcosa che gli appartiene.
- I Perturbazione, insieme a Franco Arminio in una rivisitazione dello spettacolo “Le città viste dal basso”.
- La mostra fotografica “My Broken World” di Francesca Cao e Michela Palermo a cura di Irene Alison, una rievocazione degli attimi terribili del terremoto dell’Irpinia, che ha segnato per sempre questa regione.
3) Eventi enogastronomici. L’Irpinia è una terra in cui la tradizione del cibo e i prodotti della terra hanno il valore non di una rievocazione ma di una meravigliosa pratica quotidiana.
4) Passeggiate speciali. Ci saranno giri mirati e giri ammirati, e tra questi alcuni accompagnati da esperti del territorio, altri dalla sapiente voce ironica di un irpino d’eccezione lo scrittore paesologo Franco Arminio.
Gli spettacoli sono aperti a tutti fino a esaurimento posti, fatta eccezione per alcuni che saranno segnalati. L’ingresso è libero.

 

Occhio per occhio, dentro per dentro

Videopresentazione dello spettacolo musicale “Occhio per occhio, dentro per dentro”dei Makardìa.

I Makardìa sono un collettivo formato da Filomena D’Andrea (Lioni), Enzo Perna (Lioni) e Virginio Tenore (Aquilonia).

I Makardìa saranno uno degli otto finalisti dell’Home Festival Irpinia d’Oriente l’1 e il 2 ottobre prossimi, che si svolgerà nei borghi altirpini di Bisaccia, Aquilonia, Monterverde, Morra De Sanctis e Rocca San Felice.