Il bar della rabbia

Se l’anziano al bar non è gradito perchè “inquina” l’immagine

di Massimo Fini

L’altro pomeriggio, in una bella giornata di sole, ero seduto a un tavolino all’aperto del mio solito bar, a bere un bicchiere di bianco in perfetta solitudine. Non è un bar “trendy”, tipo Corso Como per chi conosce un po’ Milano, ma cerca comunque di darsi un certo tono anche perchè è circondato da locali di lusso (a poche decine di metri ce n’è uno frequentato dai giocatori del Milan, da Galliani, da Paolo Berlusconi, da Emilio Fede, da belle ragazze, la solita fauna). Io mi diverto a guardare il passeggio nell’ora dell’uscita dagli uffici: manager fra i quaranta e i sessanta in divisa d’ordinanza (giacca, pantaloni e “ventiquattrore”, neri come latte), altri, sempre con l’aria da manager, ma più giovani, vestiti in modo più disinvolto, “ragionieri pieni di stress” per dirla con Max Pezzali e donne che, se sono appena un po’ carine, marciano sui tacchi o sugli stivali con aria sostenuta e vagamente sprezzante, come se ce l’avessero solo loro.

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La crisi dell’Armonia

Premessa: un sistema che fallisce sul suo presupposto fondante è un sistema che perde il suo motivo d’essere. Il presupposto fondante del capitalismo è l’economia. La parola più usata da anni è crisi economica.
Non ci vuole Aristotele, ma rileggere Marx è utile, come ormai riconoscono anche gli economisti più testardi, per capire dove il capitalismo non ha funzionato e ciò verso cui la comunità terrestre non può che tendere per salvarsi: politica, nel senso datole da Don Milani di “fare le cose insieme”, ma soprattutto equità e bellezza, comunità, e convivialità. Ciò che San Giovanni della Croce chiamava nel 1584 “presenza e figura”.

“La tristezza d’amore non si cura
se non con la presenza e la figura”

“In questi due versi, c’è la storia dell’umanità e tutta la poesia”, scrive Maria Zambrano.
La “tristezza d’amore” è l’umore dell’umanità nell’epoca attuale, svuotata dalla scienza (economica od altra che sia), la nuova teologia, ed abbruttita e ridotta in miseria dai servi di essa. Chi può riempire questo vuoto d’amore ormai secolare? L’Altro, ossia la “presenza”, e la bellezza del simbolo dell’Altro, ossia la “figura”.
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