Al Teatro Officina di Milano si mette in scena Oratorio Bizantino

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Al Teatro Officina di Milano si mette in scena Oratorio Bizantino, un lavoro teatrale sul lavoro letterario di Franco Arminio, scritto da Caterina Pontrandolfo e dallo stesso Franco. Uno spettacolo tra narrazione e canto. La prima assoluta è il 6 e 7 dicembre 2013. Per loro ho disegnato la grafica. (Le immagini sono frammenti di Terreno bruciato di Antonio Testa).

Franco Lancio

http://francolancio.tumblr.com/post/67758387967/al-teatro-officina-di-milano-si-mette-in-scena

oratorio bizantino, aspettando terracarne

di marco belpoliti

Quanti libri politici escono ogni mese in Italia? Cinque, dieci, cinquanta? Forse meno, forse di più. Di certo nessuno somiglia a questo libro scritto da Franco Arminio: Oratorio bizantino (Ediesse). Nessuno possiede la forza e la verità di parola del paesologo di Bisaccia, Irpinia d’Oriente. Lo scrive Franco Cassano, filosofo meridionale, osservatore acuto del nostro Sud, quando ci spiega nella sua prefazione come il poeta irpino si opponga alla “planetaria fornicazione dei mediocri”, quella che incrementa al Sud come al Nord il bottino privato, arraffando dal pubblico secondo i propri interessi personali e di gruppo. Di più, da questa fornicazione procede la politica attuale, una politica non-politica, che trasforma tutto in affare, in carriera e compromessi, che presenta come sano senso della realtà la tecnica della spartizione del bottino: “Ecco perché domina la vigliaccheria, quella tara dell’anima su cui i politici hanno costruito il proprio dominio, ecco perché in tanti, salendo di rango, sono arrivati in cima, ma non sanno più dire nulla”. Quando si leggono queste parole – e quelle del poeta Arminio – ciascuno pensa subito ai politici che conosce, non solo quelli di sinistra, verso cui sembrano indirizzarsi queste parole, che contengono un forte richiamo alla moralità, ma anche e soprattutto a quel ceto politico che ha occupato i posti di governo e di sottogoverno, leghisti, centristi, populisti della libertà, che parlano in nome dell’antipolitica, ma intanto coltivano quella “tara dell’anima”. Oratorio bizantino è una boccata d’ossigeno per noi tutti. Arminio vi parla il linguaggio dell’anima, combatte i luoghi comuni, si appassiona e coinvolge i lettori con la sua poesia in prosa. Si tratta della raccolta dei suoi scritti politici, brevi, fulminanti, dolenti, acuti, personali, apparsi su giornali e riviste del Sud, e non solo, in siti web e piccole riviste. Qui si scaglia contro la lobby dei vittimisti; poi ci spiega perché il piccolo paese non è solo il luogo della disfatta, ma anche della rivincita; perché oggi c’è bisogno disperatamente dell’amore e della speranza. Arminio dice cose semplici, ma lo fa con una passione e uno stile inconsueto. Parte sempre da sé, ed è morale senza essere moralista; non tiene il dito alzato, ma ci esorta a sbarazzarci della nostra meschinità. Usa quel po’, o tanto, di follia che abita i poeti e li fa diversi da tutti gli altri: più saggi, e insieme più matti, elaborati e nello stesso tempo semplici ed efficaci. Se questo fosse un paese davvero anormale – quell’anormalità che è necessaria in certi momenti per cambiar vita, per mutar strada –, Armino dovrebbe scrivere le sue concioni appassionate sulla prima pagina dei quotidiani nazionali, dove invece si discute del futuro dell’Italia post-berlusconiana analizzando gli scenari possibili. Ma quali scenari? Trascrivo dalla quarta di copertina ciò che il visionario e realistico Arminio vede: “Oggi c’è un vento viscido e spinoso. I vecchi stanno davanti al fuoco. I depressi hanno preso la pastiglia del mattino. Gli alcolisti il primo bicchierino. Intanto, la politica continua nel vacuo vagare da una riunione all’altra: i politici hanno il sangue scuro, il culo piallato sulle sedie, lemuri di una stagione cupa e disfatta. Da ogni parte si tendono trabocchetti, tagliole. Manca il movimento, la forza propulsiva. L’augello è ostruito e il fuoco non arriva”. Leggete questo libro bellissimo, aiuta a sperare.

….a proposito di Oratorio bizantino a Grottaminarda

  

di mauro orlando
Le esigenze e le analisi di Franco che emergono da una lettura attenta di Oratorio Bizantino sono sacrosante e vanno affrontate con la dovuta “intransigenza” e determinazione ma nella chiarezza per evitare le piaggerie di rito o “il benaltrismo” pavido e inconcludente ma soprattutto per differenziarsi dai minimalismi dei “piccolo è bello” praticati nelle anticamere dei  vari ed ventuali poteri civili e clericali ancora con “le coppole” in mano e dai   massimalismi  parolai e minacciosi delle derive populiste e antipolitiche dei secessionismi strumentali,politicisti o peggio ideologici e etnofobici. Non per richiamare il saggio detto latino “qui custodies custodes” nella esperienza della Comunità provvisoria abbiamo chiaro il senso da dare alle “sentinelle del territorio”, al senso profondo d rispetto e i cura per la terra-carne e i costumi consolidati nel tempo, alle insidie burocratiche della necessità di delimitare in un “parco” sociale i confini ideali per un impegno operativo e concreto, ad un uso propulsivo e contemporaneo della ricerca storico-archeologica nella programmazione attuale del territorio,ad un modo diverso di praticare il turismo della cura ,della clemenza e della compassione come necessità di stile di vita personale ed autentico……insomma abbiamo cercato di rovesciare non solo le premesse del discorso classico sull’impegno politico nella cultura meridionalistica molto idealistica e autorefrenziale e poco praticabile ma sopratutto stiamo cercando di seminare i semi teoretici della “paesologia” non per puro esercizio intellettual-filosofico ma come elemento discrimante di cotraddizione e di “conflitto” con la intellettualità civile e politica che continua imperterrita a vivere ai margini compromissori con un organizzazione del potere locale,provinciale e regionale ai limiti della decenza etica e della civiltà politica e giuridica della modernità accettabile. Continua a leggere

oratorio bizantino a grottaminarda

“Anche in un piccolo paese
è possibile una grande vita…”
presentazione del libro:
ORATORIO BIZANTINO
di Franco Arminio

GROTTAMINARDA (AV) – Sabato 24 settembre 2011
Salone Castello d’Aquino ore 18.00
Saluti:
• GIOVANNI VILLANI (Responsabile CGIL Valle Ufita)
Ne discutono:
• GIOVANNI IANNICIELLO (Sindaco di Grottaminarda)
• GIUSEPPE DE MITA (Sindaco di Nusco) – STEFANIA DI CECILIA (Sindaco di Villamaina)
• LUIGI FAMIGLIETTI (Sindaco di Frigento)
• NORBERTO VITALE (giornalista) – LAURA MOTTOLA (precaria Scuola)
• DARIO MENINNO (RSU IRISBUS) – GIANNI MARINO (Archivio Storico CGIL Avellino )
• PAOLA NICOTERA (Forum Giovani Grottaminarda)
• VIRGILIO CAIVANO (Presidente Associazione Nazionale Piccoli Comuni)
SARÀ PRESENTE E CONCLUDE L’AUTORE.

festival dei sensi

programma serale di domenica 28 agosto

dalle ore 20,00 alle 21,45
Cisternino, Cimitero vecchio
L’Italia vista dal cielo. Puglia | Lungometraggio di Folco Quilici

ore 21,00
Locorotondo, Parco del Vaglio
Le seduzioni dei luoghi | Conversazione di Joseph Rykwert con Ruggero Pierantoni

ore 22,30
Cisternino, Masseria Montereale
Di mestiere faccio il paesologo | Conversazione di Franco Arminio con
Franco Cassano
    in preparazione di questo incontro ripubblichiamo l’utile introduzione di F. Cassano a “Oratorio bizantino” ediesse editore Continua a leggere

paesologia salentina

seminario sullo “sguardo paesologico” nell’ambito della rassegna Raccontare il territorio  a

Montesano Salentino il 28 e 29 luglio,

sera del 29 luglio, sempre a montesano, presentazione di ORATORIO BIZANTINO

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metto qui un vecchio frammento sul salento, tratto da un pezzo scritto per genteviaggi

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Cammino con la taranta su una spalla, con il sole in testa, il mare in gola. Ora per ora, zolla per zolla, gli angeli del seicento mi accompagnano tra case di calce, palazzi di tufo, in una terra da gustare all’aria aperta. Mi abbandono alla pietra dolce delle chiese, ai campanili di sughero, allo zucchero filato dei balconi. Cammino agli incroci tra fiori di campo e fichi d’India, tra le antiche donne e il vino, i polipi e gli scogli, i pomodori secchi, il cuore delle cicorie, i datteri, le olive. Terra scoperta, penisola limata dal vento e dalla luce. Mi abbandono a questa luce senza astuzie, grande e sincera, a questa gente ricca di cortesie, raffinata e generosa. Dopo la letizia e la sensualità del Salento si torna a casa e dobbiamo subito provvedere a rivestire di qualche impegno e fatica la polpa nuda della nostra vita. La giornata ricomincia ad andarci di traverso e noi siamo come il mosaico sul pavimento nella cattedrale di Otranto. Ma sul nostro corpo più che l’albero della vita è disteso l’albero dell’ansia.