sul foglio le parole che vanno. di Paola Lovisolo

Opera di Paola Lovisolo

[…]

così il foglio bianco:

modellaci tu un dio se sei capace

la pietra la cavi va via dalla statua

la pietra in di più

ma sul foglio le parole che vanno

cavate vanno scritte

vanno

 

o mettermi lì in amore

a scrivere le lettere che vanno cavate

per dirti l’amore

come ho fatto o non ho fatto finora

è come se il foglio alla fine avesse

due bambini che si respirano in bocca

ombra di destrudo

 

 

[…]

 

 

 

se c’è un mattino da carne, è questo.

la mia regia feroce da un luogo fasciato

lo sperma della rosa asfissiata d’essere

la mia camicia.

se c’è un mattino da carne, è questo.

spalla alle nostre culle, corvi illesi

– a matita –

suggeriti …

 

[…]

 

 

 

spogliami come l’isola degli uccelli che volano via

col mio occhio nel becco – necessariamente – va via

da questo ora che non servo di abbellire sgolandolo

 

/

 

io sono l’incontro / la vera sorpresa che ti precorre / il cielo

spostato l’ora avanti / la conchiglia di mare grosso che tieni

al collo / la pietra che prendi al volo dal cervello del vulcano/

e capace – senza sgomento – la sola di attraversarti il cranio

con una rosa

 

il blog : http://nevedicarne.splinder.com/home?from=0

 

 

pubblicazioni e biografia : http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2010-i/Lovisolo.html

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5 thoughts on “sul foglio le parole che vanno. di Paola Lovisolo

  1. dove attinga la parola mi chiedo spesso e capita che varchi la soglia del foglio di Paola
    non un inizio nè una fine ma un andare un lasciarsi andare che rende libero lo sguardo

    elina

  2. Un giusto e doveroso omaggio a un’artista che ha ben inteso la lezione delle avanguardie ma dei cui stilemi non è schiava; che sa trarre immagini dalle parole e “parole” dalle immagini, le une e le altre inscritte in uno stigma: la ricerca del “poetico” nel dettaglio rilevatore, come nell’ultimo testo presentato, tutto costruito sui dettagli associativi che, sapientemente accostati, producono espressione/poesia di ottima fattura,anche forzando il livello letterale del significato linguistico :

    “io sono l’incontro / la vera sorpresa che ti precorre / il cielo

    spostato l’ora avanti / la conchiglia di mare grosso che tieni

    al collo / la pietra che prendi al volo dal cervello del vulcano/

    e capace – senza sgomento – la sola di attraversarti il cranio

    con una rosa”

  3. Salve amici, Salvatore bentornato! Salve Paola, molto apprezzate le tue poesie, già qualche tempo prima Salvatore ci aveva messo al cospetto con la tua espressione artistica, starai bene insieme a noi, un saluto affettuoso a tutti, Gaetano.

  4. ringrazio ancora Antonio. e ne approfitto per ringraziare qui Salvatore e gli intervenuti con i lettori tutti che mi hanno donato il loro tempo.
    sul dove inizi la poesia: non credo- non so se abbia un inizio che possa davvero dirsi tale. idem per la fine,. credo che l’ incipit e la chiusa siano convenzioni. così come il tempo. “utili” a presumere un tot di riferimento almeno dimensionale(?). per me sono due vie di fuga che dissolvendosi in lettura possono vivere ancora e in chi scrive e in chi legge. si forma un cerchio: ecco l’ immagine di non appartenenza a punti di arrivo o di partenza. ho divagato. ne sono maldestra. grazie ancora davvero.
    un caro saluto.
    paola

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