poesia…vecchi,giovani e le disavventure

“La paesologia è una scienza mattutina.Al massimo pomeridiana.Di sicuro non è una scienza notturna.La sera tardi non ci sono vecchi in giro……”
“Forse l’adulto che ha girato per i corridori di un Liceo italiano non è tanto diverso dai sedicenni che ha visto.Abitiamo luoghi diversi di una stessa adolescenza, pensiamo a noi stessi, alle nostre speranze e alle nostre paure, perché non abbiamo trovato nel mondo cose a cui abbandonarci con tutto il cuore”
F. Armino,Terracarne (p. 262-263)
“….non si possono fare poesie con tutte le disavventure che ci capitano:
Avevamo inventato
il museo dell’aria.Niente da fare.
Va bene l’aria ,non il museo.
Volevamo dare occhi d’infanzia
al paese.
Niente da fare.
Vanno bene gli occhi , ma devono essere
ciechi.
Abbiamo creduto a una festa
Che ci facesse leggere poesie
in un cimitero.
Niente da fare.
Va bene il cimitero, non le poesie.
Avevamo l’idea di non consumare
la cultura ma di mischiarla
alle cicorie,agli intonaci dei muri.
Niente da fare.
Va bene la cultura , purchè
non ci sia.
Crediamo al silenzio, al vento, al buio
Alla nascita provvisoria, alla morte
Senza fine.
Niente da fare.
Hanno trafugato le rose
Buttando via le spine”


F. Arminio

Hedegger ci ha spiegato che solo attraverso il linguaggio poetico si rivela l’essenza del linguaggio e delle parole, perché questo tipo di linguaggio più di ogni altro si contrappone alla concezione strumentalistica ,estetica, retorica di esso.
“Il destino del mondo e degli uomini si annuncia nella poesia”.
Perché è proprio la poesia che essendo basata sul dire primordiale, e instaurando il contesto linguistico entro cui le cose vengono all’essere e non solo all’esserci storico o sociale , si configura, per definizione, come creatrice di civiltà e cultura secondo le sue epoche. Sono i poeti a fornire l’identità di un singolo nella comunità istituendo o ricreando usanze e costumi; essi infatti diventano gli autentici inventori o difensori della cultura di un popolo nelle sue individualità-plurali, e anche del complesso dei significati civili, etici, religiosi in cui essa si incarna.
Ma Heidegger prendendo in considerazione la poesia fa di più, affermando che ogni arte è nella sua stessa essenza poesia nel senso di creazione del nuovo in continuazione, questo però non significa che la risoluzione di tutte le arti avviene nella poesia in senso letterario, filosofico o politico.
La poesia infatti si fonda sulla parola e vive della vita del linguaggio, che nominando gli uomini,la terra, la carne e le cose per la prima volta lo porta ad apparire e a a comunicarsi agli altri, ma come l’arte, la poesia non è semplice imitazione della realtà ma piuttosto è apertura al mondo, luogo dove l’essere nella sua interezza e profondità si rivela e si manifesta sempre e solo in senso umanistico come “terracarne” non come concetto o idea.

mauro orlando

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4 thoughts on “poesia…vecchi,giovani e le disavventure

  1. Sono d’accordo con te , Mauro.

    Infatti, qui riprendi – in altri termini – un grande tema pasoliniano, quello della poesia come “viscere”, provocatoriamente “sfera dell’irrazionale” da contrapporre al “razionale”, come calore della carne contrapposto alle fredde idee.

    “Con te nella lucida ragione contro di te nelle buie viscere” (Le Ceneri di Gramsci).

    Pasolini, che era grande amico di Moravia, con lui intraprese nel 1962 un viaggio in India. Ne nacquero “L’odore dell’India” , ed. Longanesi, di Pasolini e “Un’idea dell’India” , Ed. Bompiani, di Alberto Moravia. Sin dal titolo, due libri/manifesto di quanto vai dicendo. E libri a loro modo “paesologici” ante litteram, stando ai temi arminiani di Terracarne, che ci sono altrettanto cari.

    Ecco, il bel libro di Franco, da questo punto di vista davvero stimolante, offre l’opportunità di andare a rivisitarli. Due testi, apparentemente contrapposti, ma uniti dal filo rosso dell’umanesimo: quello lucido, spietato, razionale , del grande moralista (Alberto Moravia) e quello caldo, viscerale, della rivolta creaturale, quasi una sorta di nuova “religio” (P.P.Pasolini).

    Filo rosso che secondo me si salda nella somma di entrambi nelle “cacce paesaggistiche” di Arminio, di cui è informato Terracarne, libro-poesia che “si fonda sulla parola e vive della vita del linguaggio” e che dà luogo , nel suo sottotesto, non al puro reportage paesaggistico, ma all’afflato poetico, fatto di inquietudine, sintesi, immagine, dialettica a specchio tra “terra” (paesaggio, habitat, scenario) e carne (l’io, soggetto/oggetto di quello scenario).

    Il prodotto è il ritmo che ne deriva, la sintesi tra “critica” (con te nella lucida ragione) e necessità di ricreare nella terra la “carne” del paesaggio, interno ed esterno all’io (contro di te nelle buie viscere), che in Arminio è la proverbiale inquietudine ipocondrizzata, radice e stigma di nevrosi creativa.

    Ed è qui che cade a puntino la tua citazione da Heidegger.

    Insomma, sintetizzando nel luogo comune dello slogan “Terracarne come l’odore e l’idea del paesaggio”.

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