«nell’81 (ottantuno)» di Domenico Cipriano

di Adelelmo Ruggieri

Prefatto impeccabilmente da Antonio La Penna, “Novembre” di Domenico Cipriano (Transeuropa, 2010) porta in epigrafe quattro versi di Natan Zach:
In luogo di discorsi, questa
è poesia su case distrutte,
sulle quali altre case sorgono
ma ormai diverse dalle prime.

Le case di questa raccolta non è stata la vicissitudine inesorabile del tempo a distruggerle. È stato il terremoto d’Irpinia. Sono le 19:34 del 23 novembre e la terra prende a tremare per novanta interminabili secondi. Il piccolo Domenico, di Guardia dei Lombardi, ha dieci anni, ma quel minuto e mezzo di morte e macerie e tutto il tempo traballante che verrà dopo resteranno indelebili in lui. Così tanto che dall’esordio in poesia dell’adulto Cipriano (“Il continente perso”, 2000) occorreranno altri 10 anni per il compiersi di questa seconda e organica raccolta, su quel Novembre che gli toccò in sorte da bambino. E questo procedere di 10 in 10 è parente stretto a quel “sistema di cifre” che struttura la stessa raccolta. Lo chiama “impegno costruttivo” Stelvio Di Spigno [“l’impegno costruttivo diventa pressoché assoluto: i componimenti costituiscono un insieme compatto di 23 stanze eptastiche con una coda finale di 34 versi e un’introduzione di 11. Nessun testo è titolato. Questi numeri, ricomposti, riportano alle cifre esatte dell’ora e del giorno del terremoto.”] Va detto che in tale sistema, che nel suo intero ricompone quelle “cifre esatte”, non è nominato per esteso l’anno in cui il terremoto accadde, il 1980. Di quel 10, invece, di quella giovanissima età, si dice nel terzo componimento di “Novembre”:
pochi i passi, gli improvvisi abbracci
e una sfida alla luce dei primi fuochi.
restare sveglio fino all’alba, segno che ero
grande e cosciente col controllo sui pensieri,
qualcuno mi diceva di dormire. Ora che
nel tempo dei miei 10 (dieci) anni affrontavo
le paure.

e, a pensarci bene, anche l’anno del terremoto viene registrato, nel sesto componimento, quando il poeta di Guardia dei Lombardi ci dice cosa accadde appena dopo, “nell’81 (ottantuno)”:
non fu la pace della neve la tregua, ma il suo freddo.
fu così che nell’81 (ottantuno), la neve ci zittiva
dopo che si era risvegliata la paura, e della neve
accettavamo il freddo, nelle auto parcheggiate
sopra i campi, ci stringevamo per proteggerci.
il sonno vinceva le parole e la terra trema ancora
fragile, senza cure.

E in questa poesia Cipriano oppone alla “terra” che “trema ancora / fragile, senza cure.” la forza degli abbracci “nelle auto parcheggiate”. Quella forza da cui tornerà a scorrere la vita, la quale, per avere cura di sé, dovrà scordare l’incuria crudele della terra. C’è ancora una cosa: è quel corsivo di “10” e di “81”. Nel tondo amaro d’insieme della raccolta quel corsivo tra parentesi prende un rilievo perspicuo, e tale rilievo non è il commento tagliente o la maggiore rilevanza che si affida a un corsivo, né, tanto meno, una stilizzazione – piuttosto è il sussurro della cosa che si ripete dentro la mente (dentro la mente), per tenerla a mente di più.

novembre 2011

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4 thoughts on “«nell’81 (ottantuno)» di Domenico Cipriano

  1. Grazie a voi. E’ vero Stefano, il lavoro di Mimmo, Domenico, Cipriano è notevole, pieno. Un saluto a Salvatore, ricordando un caffè alle quattro di mattino. A presto, grazie di nuovo. Adelelmo

    **

    Per chi volesse leggere il commento di Stelvio Di Spigno a “Novembre”, dal quale ho tratto il passaggio sull’ “impegno costruttivo” in Cipriano questo è l’indirizzo:

    http://puntocritico.eu/?p=720

  2. Ringrazio Adelelmo per il suo scritto puntuale che, come sempre, scava in profondità, ma attraverso la pacatezza e la delicatezza di chi vive a ama profondamente la poesia. Grazie a Franco e gli amici di Comunità Provvisorie per aver accolto questa recensione sul blog. Stefano ha un occhio vigile su quanto accade in Irpinia e ho piacere per come si è espresso sul mio contributo. è significativo che si riparli di Novembre, giusto ad un anno di distanza dalla sua uscita, 31 anni dopo il 1980. domenico

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