governo senza paesi

metto qui un pezzo uscito oggi sul manifesto, scritto prima della formazione del governo. scriverò una cosa più meditata sull’assenza del sud, del nostro sud e dei nostri paesi, dalla formazione di governo. non è una novita, ma c’è un’Italia che continua a non essere rappresentata in alcun mondo

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Non si può trasformare una nazione di sessanta milioni di abitanti in un esercito di ragionieri. E questo pericolo dovrebbe avvertirlo in primo luogo la politica che ancora fa riferimento alla sinistra.

La sinistra dovrebbe fare un grande lavoro di pulizia linguistica. Usare le parole con nettezza e senza equivoci. La sinistra in questo momento partecipa a un governo assieme a Berlusconi. Bisogna dirlo senza girarci troppo intorno. E la cosa è possibile perché sia la destra che la sinistra credono che il problema per uscire dalla crisi sia aumentare la crescita. Dunque il governo Monti è possibile perché il nuovo capo non deve mediare tra due culture lontanissime, ma tra due culture che hanno fatto finta di litigare proprio per nascondere la loro somiglianza.

E allora non resta che augurare buoni tagli a Monti. Faccia il suo lavoro e la sinistra che sta fuori dal Parlamento provi a farne un altro di lavoro. Provi a svelare che oltre all’evasione fiscale c’è un’evasione collettiva dalla verità. Le parole della politica e ora anche quelle dei tecnici chiamati dalla politica, sono in debito con la verità. La sinistra che crede a questo modello di crescita ha già rinunciato a essere sinistra. La sinistra che si fa rappresentare dai banchieri

ha già deciso di non avere alcuna missione epica. La crisi richiedere comportamenti coraggiosi e invece c’è un minimalismo spaventoso nell’atteggiamento dei partiti. Speriamo che Monti ne tenga conto e proponga un minimalismo anche nei costi della politica. Si parte da qui e dalla riforma elettorale e prima di arrivare ai tagli è il caso di pensare alla qualità dell’istruzione, alla qualità degli ospedali, alla qualità dell’ambiente e così via. Il governo di una nazione deve lavorare con molti verbi. Non ci si può adagiare sul pendolo del crescere e tagliare.

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9 thoughts on “governo senza paesi

  1. a me pare un governo di persone degne, con donne finalmente in posti chiave, uno come riccardi per un ministero della cooperazione che è un gioiello dopo tutte le porcherie leghiste … forse, se si aspetta un pò a parlarne, magari con uno strumentario meno studentesco…

  2. Vero e sono d’accordo. Ma da quell’orecchio né il Governo, né la sinistra – sia quella che sta dentro sia quella che sta fuori dal Parlamento – non ci sentono e sarebbe come lavare la testa all’asino, ad insistervi. Pertanto – e mi par di capire che opporsi a questo modello di sviluppo sia effettivamente cosa “di sinistra”- posta questa collocazione ideale (da non confondere con le vecchie categorie ideologiche della politica d’antan), occorre che noi COMUNITA’ PROVVISORIE diversamente sparse sul territorio si provi a dar voce e forma a un nuovo possibile modello, che sia scaturigine non di astratti modelli ideali (qui concordo con Paolo Bruschi, suo pallino), ma di una costante verifica col quotidiano nei territori e per i territori, nel piccolo delle nostre vite, agendo con un occhio a trecentosessanta gradi e con quella tensione quell’apertura di cuore tante volte indicate ( e praticate) da Elda.
    Qui si pone anche un tema della APS, su cosa debba essere e per quali iniziative e contenuti informarla, come il blog e come questo nostro chiamarci a raccolta, noi, truppe disperse, sparse e marginali del non conformismo e della ribellione all’autismo corale… etc. etc..
    Insomma, se ci siete, battete un colpo…di tastiera.

  3. condivido parola per parola, l’italia è un paese bigotto dove ti chiedono, se fai un discorso simile, perchè non ti sei fatto prete. ai professionisti della materia, i politici, si chiede il dio denaro, ai mercenari dello spirito, i preti, una parola buona, buonista. a quelli che stanno in mezzo…solo incomprensione, emarginazione

  4. Anch’io non sono entusiasta della soluzione.

    Mi consola il fatto che ci sarà,almeno, un cambio di stile e che,finalmente, chi ha studiato e ha delle competenze merita una posizione di governo.
    non è poco di questi tempi.

  5. David, perché non sei entusiasta della soluzione?
    quanto alla forma, è stata applicata la costituzione. il capo dello stato ha scelto il primo ministro ed il governo prende la fiducia (se la prende…) da un parlamento democraticamente eletto.
    quanto alla sostanza, beh, si può essere anche molto appassionati di dietrologia (che a occhio e croce è scienza poco paesologica) ma fare distinguo dopo il disastro che abbiamo alle spalle mi pare veramente troppo.
    Bene la pulizia linguistica. E quella delle parole d’ordine?

  6. Questo governo, voluto dall’antico “compagno comunista” Napolitano, dovrà essere misurato e valutato alla prova dei fatti. Una cosa penso di poter intuire: annunciare un ulteriore inasprimento di tasse (iCi e patrimoniale ad esempio) resta in questo momento storico un errore strategico e di prospettiva. Perchè certamente non si incide sulla necessità di restituire motivazioni alla parte più attiva e più propositiva del paese. La verità che per chiedere sacrifici bisogna essere credibili e non lo si diventa agli occhi di una nazione grazie al buon curriculum. E’ necessario dare l’esempio. Banalmente oggi il governo ha a disposizione alcune scelte chiave: ridurre i costi della politica, ridare dignità e significato alla parola “onorevole” abolendo la porcata di legge elettorale che ci ritroviamo; riorganizzare le modalità di controllo, di gestione e di amministrazione dei territori, attualizzare la politica previdenziale redistribuendo la base contributiva, ridare fiducia all’importanza della giustizia evitando la preponderanza dei magistrati sempre troppo protetti rispetto agli errori che commettono, puntare senza incertezze su politiche ambientali che diano vigore ai sistemi industriali e produttivi che possano garantire elevatissimi livelli di efficienza energetica , senza seguire le sirene delle rinnovabili a tutti i costi o peggio ancora del nucleare (l’attuale ministro dell’ambiente è uno dei nuclearisti più convinti in circolazione). Queste sono politiche economiche capaci di ridare spinta e fiducia a chi lavora e produce prima di tutto e poi ai mercati eventualmente. A questo punto e solo a questo punto diventa possibile introdurre ICI (esiste in tutta il mondo occidentale) e patrimoniale sui ricchi. Tralascio , poi le scelte che dovrebbero qualificare civilmente e laicamente un governo, esempio amnistia per poi mettere mano definitivamente alle condizioni disumane che si vivono nelle carceri sovraffollate; garantire la fecondazione eterologa assistita nel rispetto del libero arbitrio delle coppie o delle donne che la vorranno praticare. Intanto chi avrà la forza di costruire concretamente la proposta del futuro per le politiche del 2o13 ? Il PD governa con Berlusconi, la sinistra extraparlamentare resta massimalista e sempre ancorata a parole d’ordine ,(non vogliamo pagare il debito che non abbiamo fatto noi !??), a destra , i liberali sono scomparsi, quelli più vicini ad una visione sociale si sono annientati nel mare magnum dei reduci dei democratici cristiani; i grillini hanno sputato in faccia ai partiti ed ai politici, per poi tramutarsi in partito stesso, mah !

  7. La fiducia al governo Monti è stata data da tutti (la lega ha votato contro per recuperare opportunisticamente consenso da mettere di nuovo al servizio della futura alleanza elettorale, casomai nuovamente con il PDL se quest’ultimo non si sfarina..) perchè nessuno ha chiaro come vincere le prossime elezioni, radicali compresi (che restano sempre una minoranza esigua e storicamente costretta a velleitarie “esposizioni” politiche).
    Per ritrovare le parole che Arminio definisce della “verità”, mi pare evidente azzerare o quanto meno mettere in discussione quelle antiche e desuete come ad esempio: cattolici in politica, sindacati e lotta per i lavoratori, sinistra, destra, PIL, crescita economica,…
    Speriamo nella competenza dei nuovi ministri e nella loro capacità di continuare a cercare confronto e formazione.

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