la repubblica della paesologia

metto qui un pezzo uscito stamattina sulle pagine culturali di repubblica. vi ricordo l’appuntamento di andretta. è un appuntamento per coraggiosi. si viene sull’altura senza che ci siano avvenimenti particolari, l’unico ospite sicuro è la nebbia. ma lo spirito di comunità provvisorie richiede di mettersi in movimento senza troppe garanzie. i viaggi a perdere sono pur sempre i viaggi migliori.
armin

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Sono molti anni che esco quasi ogni giorno e vado in giro in posti dove non va più nessuno, posti a cui non crede più nessuno. Vado a vedere come stanno le cose, vado a vederle da vicino. La mia scrittura è un modo per uscire da me o per convivere con il dolore, una scrittura che si forma intorno a ciò che ho dentro e al modo in cui questo mio “dentro” si incontra, si incrocia con il “fuori”. Un scrittura fatta con tutto il corpo, un corpo a corpo col paese. Nessun paese è un luogo inerte. Ognuno ha un suo umore. Non ce ne sono due uguali. L’atmosfera cambia da un posto all’altro. Ogni volta che entro in un paese nuovo, provo un’emozione vera. Bisogna avere un occhio trasversale per superare ciò che, a prima vista, sembra uguale. È con quest’occhio e con questo cuore che tutto, piano piano, diviene interessante, unico. Un’osservazione partecipe diventa un’osservazione terapeutica. In fondo non posso nascondere che per me la paesologia è una terapia. Uscire dalle case in cui per tanto tempo ci siamo rintanati, pensando di stare al sicuro, uscire dalla baracca mefitica del proprio io. La paesologia è una strada sul crinale, a metà tra una nuova forma di impegno e una cerimonia religiosa, a metà tra poesia ed etnologia, sempre però ben lontani dalla paesanologia e dalle sue sagre.
Se c’è una sagra che mi interessa è quella del futuro. Questa disciplina, allo stesso tempo inesistente e indispensabile, sta tutta nell’attenzione ai paesi come sono adesso. Il mio è un dolore che combatte contro la distrazione e la cecità. I paesi non sono morti, ci sono ancora, sono malati, esattamente come è malato tutto il pianeta. C’è una parola che può riassumere tutto: desolazione. Si tratta di una malattia nuova per i paesi. Prima c’era la miseria, c’era il mondo mirabilmente descritto da Carlo Levi, c’era la lontananza e l’oppressione, c’era la comunità dei poveri, degli umili. Siamo passati dalla civiltà contadina, a volte crudele, perfino spietata, a questa cosa oscena che chiamo modernità incivile.
Il mio ultimo libro, più degli altri, esprime la scelta di porre una serena obiezione al mondo. La desolazione per me non è un epilogo, ma un punto di partenza per un nuovo modo di abitare la terra, una nuova postura. Ciò che io invoco è una nuova etica, un umanesimo delle montagne. La mia visione parte dallo sgomento di stare in un pianeta pieno di merci, un pianeta in cui non sappiamo più farci compagnia e nel quale ognuno in cuor suo sembra aver dato addio a tutti gli altri. In Terracarne parlo di autismo corale, parlo della nostra incapacità di passare il tempo in compagnia e in lietezza. È qui la radice di tutta la mia scrittura. La posta in gioco è tollerare l’incertezza di ogni cosa. La paesologia è una “scienza” arresa, non è una “scienza” facile. Scrivo a oltranza di luoghi che perdono abitanti e di abitanti che hanno perso i loro luoghi. È un invito ad abbandonare le sicurezze dell’uomo attuale, a scendere in basso, ad avvicinarsi alla terra, al mondo per come è e per come potrebbe essere nostro malgrado. È un atto di ascolto riverente, è inginocchiarsi davanti all’altare del vento e dell’aria, della luce, delle pietre. La paesologia è prendere i propri occhi e modificarli, è svelare la bellezza di ciò che gli altri ci fanno credere brutto, insignificante. Un punto di vista che parte dall’interno, dai nostri organi, dai nostri sensi e che ci lega a ciò che vive, che sta nel mondo. Non è più il tempo del delirio per l’umanità, non è più il tempo per le smanie capricciose dell’ “io”. Bisogna uscire, andar fuori, imparare a usare il corpo come un’astronave, apprendere da tutto ciò che è piccolo, inerme, silenzioso, vinto. Pregare per la sua salvezza, che è poi anche la nostra. Una piccola apocalisse silenziosa è in corso sotto i nostri occhi. Possiamo fingere di non vederla, o possiamo chinarci e prestare nuova attenzione, donarle lo sguardo, darle una voce. I paesi non sono un problema, sono una possibile soluzione. Non sono un esperto di faccende economiche, la mia ossessione è la scrittura. La mia è un’esperienza di dedizione assoluta alla scrittura. Inutile lamentarsi per la perdita di attenzione nei confronti della letteratura. L’unica cosa che uno scrittore può fare è scrivere libri veri, onesti, infiammati dal coraggio, costruiti con puntiglio e rigore.
La paesologia non è un’evasione dalla letteratura. Cerca lettori combattenti. Per stare al mondo senza ammalarsi di noia e di ingordigia, ci vuole uno slancio disumano, ci dobbiamo convincere che siamo terracarne. In ciò che scrivo l’indagine su me stesso è intrecciata all’osservazione di un lampione, di una macchina parcheggiata, di una vecchia che cammina per strada. I deliri della mente e quelli delle betoniere, tutto per me è oggetto della paesologia. C’è bisogno di includere, intrecciare. Viviamo in un’epoca irrimediabilmente mescolata, a cui è inutile portare il broncio. La realtà, a dispetto di ogni oltraggio, rimane colossale e merita di essere raccontata.

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7 thoughts on “la repubblica della paesologia

  1. “C’è bisogno di includere, intrecciare. Viviamo in un’epoca irrimediabilmente mescolata, a cui è inutile portare il broncio. La realtà, a dispetto di ogni oltraggio, rimane colossale e merita di essere raccontata.”.

    Includere, intrecciare, federare ciò ch’è molteplice ma univoco nel desiderio di ri/mescolare, ri/leggere, ri/creare la realtà, a dispetto di ogni oltraggio, appunto.
    Ma è quello che vorremmo e dovremmo fare, anche sul blog. O no?

  2. oggi al Bar bosio di Desenzano abbiamo letto e discusso con gli amici questo stimolante articolo di Franco…..oltre agli estimatori del passato incontriamo nuovi amici dei piccoli paesi e della paesologia ” per aspera ad astra” era scritto sui muri del Liceo Parzanese di ariano irpino

  3. Lioni, 25 Nov.2011, h14:20
    Amici cari,
    stamattina ho letto l’articolo ma ero in affanno per problemi familiari e non ho fatto il mio sms con parole chiave, come faccio di solito a Franco.
    Ora che sono acasa per magiare qualcosa sono venuto a visionare il blog e la prima cosa che dico è che mi compiaccio per questo articolo – finalmente apparso su un grande ed importante giornale nazionale- .
    Franco ha riassunto bene le parole d’ordine della paesologia, e ha fornito per chi non lo conosce i connotati etici del suo agire attraverso la scrittura.
    Noi che siamo stati sempre suoi attenti lettori possiamo compiacerci di tuttto ciò.
    L’articolo, che ha lo scopo informativo, è sobrio e, al tempo stesso, acuto, ben congegnato e lancia il messaggio di riscoprire un’etica in questa nostra epoca distratta, di vita frettolosa e sciatta.
    Oso dire che in esso siamo rapprresentati tutti noi che abbiamo fatto questa avventura all’insegna dell’amicizia, dell’arte, del rinvenimento dei luogi e del paesaggio al filtro delle ragioni dei misfatti e dell’abbandono sociale prodotti.
    Ne siamo autori intrisi e pervasi, siamo il “dentro” e il “fuori” dei luoghi, siamo il passo sicuro della riflessione, il passo deciso del riscatto, la contrapposizione strenua al destino decretato della disfatta del paesaggio e dei paesi.
    Un abbraccio a tutti voi e ai lettori del blog, vostro Gaetano.

    Post Scriptum per Franco: Come vedi, amico mio, dopo “trentuno” è venuto nella ruora del cuore un numero più grande, il 32 -TRENTADUE!

  4. ho letto il pezzo sul giornale. è un ottima sintesi per spiegare al pubblico la “paesologia”. i complimenti, franco, sono superflui quando intorno c’è calore umano di persone che stimano il tuo lavoro e per te si muovono per promuoverlo in giro….

    p.s
    pensa che intorno a te ci sono delle facce allegre che in realtà se la passano molto male …. ma nonostante questo sono propensi a dare un contributo affinchè le cose che scrivi arrivino sempre piu ad un pubblico piu vasto.
    insomma, c’è chi sta peggio e non lo dice…. magari un tuo lettore avrebbe bisogno non solo di un complimento ma di una carezza, un attenzione…. ma tra tanti chi potrebbe essere ?! ciaoo

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