VIVERE SU UNA GAMBA SOLA

di Franco Arminio

 

Quando qualcuno decide di morire, non sono le persone intorno a lui a doversi interrogare, ma è il mondo intero che in qualche modo è chiamato in causa. Il suicidio, quale che sia la forma, è la più intima delle scelte possibili, ma in un certo modo anche la più radicalmente politica. Il suicidio è una scelta che interviene ad abolire quello spazio tra la vita e la morte che noi tutti abitiamo, ciascuno a suo modo. Noi in genere ragioniamo della vita e più raramente della morte. Quasi mai ragioniamo dello spazio effettivo in cui siamo collocati, uno spazio in cui la vita in ogni attimo può finire nella morte, uno spazio in cui in ogni attimo la morte cede tempo alla vita, fino a quando il dono finisce e il nulla ci entra nella nuca, il nulla che possiamo concepire come cenere o anima che ascende in paradiso.

Non è di Magri che dobbiamo parlare, delle cause pubbliche o private del suo gesto, come se fosse qualcosa di clamorosamente anomalo. In realtà il suicido assistito è un fenomeno molto diffuso, anche se in forme criptiche. Chi si ingozza di cibo ben sapendo che ottura le proprie arterie in qualche modo sta praticando un suicidio assistito. E la stessa cosa fanno gli alcolisti o i fumatori. Bisogna fare i conti col fatto che gli esseri umani hanno bisogno di letizia e di sventura. Il brivido di stare al mondo si sente solo nell’intreccio di questi due elementi. Appena manca uno dei due, la vita procede su una gamba sola e non ci porta assai lontano.

Oggi pare che tutto il mondo proceda su una gamba sola. Il passo del mondo sembra non concedere letizia. E nel mondo la nostra Italia sembra diventata la patria della scontentezza. Una scontentezza che forse sconfina nella depressione. In un certo senso il governo Monti può essere percepito come un suicidio assistito, dopo il tumore berlusconiano. Siamo tutti ricoverati al momento nella clinica svizzera Dignitas, magari torneremo indietro, ma non è risanando i debiti che l’Italia ritroverà il sorriso. La nostra malattia collettiva forse è iniziata dopo la morte di Moro. Quello che fu chiamato reflusso forse fu l’inizio di una condizione depressiva, anche se mascherata dalla baldoria degli anni ottanta. L’Italia si è sempre di più smarrita, incapace di essere società, nel senso del rispetto delle regole, e incapace di di preservare le forme di comunità a cui si era sorretta, a partire dalle comunità assicurate dalla forma paese di cui è sempre stata innervata, fino alle comunità svanite dei partiti, trasformate in aziende per sostentare truffatori. Una trasformazione che riguarda anche la sinistra e forse qui il discorso può tornare a Lucio Magri e al suo dolore.

Non sono pochi gli uomini sensibili di questo tempo che pensano di non avere più nulla da dire al mondo. Non possiamo che ascoltare le ragioni di chi ha scelto la resa, nelle sue più diverse forme, una resa di cui il suicidio è solo la forma più irreversibile. E mentre ascoltiamo, magari continuiamo a batterci per ridare un senso collettivo alla nostra presenza nel mondo.

da “Il manifesto”

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12 thoughts on “VIVERE SU UNA GAMBA SOLA

  1. non commento il testo. è bello e non si discute. vorrei aprire una “polemica” : a mio parere in questo blog si postano troppe cose di Franco. Con tutta la stima e l’affetto che nutro nei suoi confronti, reputo questa prassi poco costruttiva alla luce di un blog che vorrebbe essere “collettivo” o “comunitario”.
    Nei mesi scorsi ho postato testi di persone vicine al blog e anche alla narrativa di Arminio: sono stati completamente scavalcati da post vergati o inerenti sempre allo stesso nome.
    Rispetto Franco e stimo il suo lavoro, ma l’arminocentrismo non l’accetto.
    Se questo blog pretende di essere minimamente comunitario,bisogna rispettare i “forestieri”, prima di tutto !

    un caro saluto a tutti

  2. ricordo che questo è “il blog della paesologia”…..non ci sono “forestieri”, exracomunitari, apolidi ,apoti,perieci,iloti e quant’altro! Ma ci sono “comunitari paesologici” non per nascita o per censo ma solo per affinità ,scelta e ricerca.Abbiamo accettato l’accezione plurale proprio per evitare equivoci trasversali e vocazioni verticali.Per il resto tutto resta nello spirito enella responsabilità dei singoli…….

  3. Come ho già ricordato ad Andretta questo blog è più letto che scritto.Non è facile scrivere ,è faticoso , soprattutto se non si ha niente di nuovo e di ovvio da dire.Perciò a me va bene che scrivano e postino tutti se hanno qualcosa da dire o da mostrare di interessante. Lo possono fare una due volte al giorno o una volta all’anno va bene uguale. Non metterei limiti a nessuno,perchè io non li vorrei per me.Mi sembra naturale che Franco sia sovraesposto.Del Resto la Paesologia l’ha inventat lui.
    Angelo Castelluccio

  4. Caro Antonio, permettimi di dissentire.

    Senza Arminio questo blog è come se vivesse su una gamba sola, e pure zoppa. Il problema è che gli altri editori postatori scrivono e pubblicano poco.

    Ripeto per l’ennesima volta quanto vado dicendo da tre anni : ciascuno deve esercitare il proprio “esserci” con il proprio esserci, appunto; senza fideismo e con animo sgombero da retropensieri.

    Il blog si fa ricco e interessante quando ciascuno dà il proprio contributo, senza perdere di vista le idee-manifesto che sono alla voce “il blog”, in alto a destra, sotto il logo. Gli aggiustamenti e i confronti si fanno nel fuoco dell’attività.

    Mi va bene tutto, arte, letterature, cinema, rubriche, appuntamenti eccetera..

    La sola regola per tutti è cercare di essere interessanti, allargare la cerchia dei lettori e frequentatori del blog e delle comunità provvisorie.

    Metterle in connessione le Comunità provvisorie, qui e nella realtà. Questo è il percorso, questo è il compito o, la “mission”, per usare l’orribile parola di moda.

    E di certo anche a Franco capita la parola fuori posto, perfino l’atteggiamento non consono talvolta stando assieme, non ostante le buonissime intenzioni. C’è sempre chi tacitamente si rizela, se lo tiene dentro e poi lo tira fuori all’occasione buona.

    Ma chi di noi non l’ha vissuti e /o prodotti questi meccanismi?

    Tuttavia questi son sentimenti “freddi”, non fanno crescere il progetto della nostra magnifica folllìa comunitaria.

    In fondo, e per rendere onore a Lucio Magri, di questo sono intessute le sue riflessioni che – ahimé- tendono a passare in secondo piano.

    In sostanza, il piacere dev’essere quello di stare bene insieme, sapendo passare sulla parola sbagliata. Vale per tutti.

    Per quel che mi riguarda, io sto “di qua”. Ma il come stare “di qua” è una faccenda che riguarda tutti, a partire dagli appuntamenti del 21 ad Atripalda, del 29 a Materdomini, e dallo straordinario impegno della casa per le CP ad Andretta.

    Lo ricordo, siamo già a 20 e più. Impegnamoci tutti a raggiungere al più presto il minimo di 40. Se poi sarannmo ancora di più (ed è possibile), ancora meglio.

    Così mi pare opportuno spostare a Domenica 4 Marzo la giornata all’OFCA di Caserta, giornata che dovrà coinvolgere non solo le CP dell’Irpinia d’Oriente, ma quelle dal salento, da matera, dal cilento, dalla calabria, dalle pianure osco-atellane. Una grande giornata sotto questo titolo :

    IL TERZO AGNELLO
    le Comunità provvisorie s’incontrano a Caserta
    arti e politiche militanti
    per un nuovo umanesimo

    Secondo me è questo il banco di prova e l’atto fondativo dell’Associazione di Promozione Sociale delle Comunità Provvisorie.

    Al lavoro e alla lotta!, diceva il buon vecchio Amendola (dalle orecchie a svendola!)

  5. Voglio dire anche la mia perchè in un certo senso vengo tirato in ballo. E’ vero che io posto solamente notizie di Franco e su tutto ciò che lo riguarda. Ma è “grazie” a lui che frequento questo meraviglioso blog, composto da persone altrettanto meravigliose, e partecipo alle iniziative, quale ad esempio la casa di Andretta, perchè indiscutibilmente c’è lui, Franco Arminio. Mi piace Franco, la sua penna, il suo impegno, il suo ardore, la sua passione, le sue debolezze, ma questo non significa che altri (i forestieri) non siano da apprezzare.
    Proprio per far capire a Franco che qualche volta ci si può riuscire ad essere “profeta in patria”, (sono quasi bisaccese) trovo in questo blog il modo per dimostrarglielo.
    Ma se il mio postare di e su Franco deve dare adito a polemiche o divisioni tra di voi (vedi fallimento di Comunità Provvisoria)allora tolgo il disturbo e troverò un’altra maniera per dimostrare a Franco, e a coloro che lo vogliono bene, che ci sono ancora persone, come me, che credono davvero nella paesologia e in un nuovo “umanesimo delle montagne”.

  6. “Bisogna fare i conti col fatto che gli esseri umani hanno bisogno di letizia e di sventura.”
    Leggere Arminio da una particolare gioia, è una letizia sporca di libeccio, come questi giorni di dicembre.
    La sventura… è vivere in questa terra restia ad ogni avventura.

  7. Io sarei meno pessimista,caro fabio, soprattutto se si dà credito all’assunto che “gli esseri umani hanno bisogno di letizia e di sventura.”

    Al di là delle scelte individuali,per quanto non condivise, questo è ciò che emerge dalla lezione di Lucio Magri, e cioè lucidità, ragione, diritto all’autodeterminazione, sempre. Il resto pertiene alla sfera dell’intimo, sacro e inviolabile e sulla cui soglia bisogna fermarsi.

    Ciò che invece accomuna sia il post di Arminio che quello di Sparzani è il diritto alla riflessione sull’eredità delle opere e dei pensieri di chi ci lascia, per scelta o per il naturale corso della vita, e sul comune destino di morte e di vita, ciascuno con il portato che gli è congeniale.

    Lucio Magri, nel suo ultimo scritto, ci ha lasciato riflessioni lucidissime di ancor grande attualità e che saranno I TEMI del futuro prossimo. E’ su questo che dovremmo confrontarci.

    Dal confronto senza fideismo, senza toni assertivi, può emerge una più alta e matura consapevolezza del fardello di letizia e di sventura che ci accomuna tutti su questa terra.

  8. vivere in piena luce, non puo che favorire l’accecamento
    io ho dato voce alla mia ombra…. voi ne avete una ?!

    p.s.
    la mia stima per Franco è testimoniata dalla lettura al BAD: ho letto il suo testo più intenso… tremavo mentre leggevo…. tremolavo come una foglia…..

  9. a proposito di guru laici, consentitemi di commemorare, ricordato da tutti gli appassionati di calcio che hanno più di 35 anni, il brasiliano socrates, morto a 57 anni dopo una vita ben spesa, esempio di libertà e ideali di umanità e solidarietà vissuti con coerenza e coraggio

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