Le terme pubbliche dell’antica Atella

Domenica 18 dicembre ore 10.30 presso il comune di Frattaminore 

Sviluppatasi nell’orbita di Capua già a partire dal V secolo a.C., Atella assume la sua forma urbana nel corso del secolo successivo quando sono realizzate le mura urbiche in blocchi di tufo oltre le quali si sviluppano le aree di necropoli. Pesantemente punita da Roma per il suo passaggio ad Annibale nel 216 a.C., la città perse la sua autonomia amministrativa e i suoi abitanti furono trasferiti nella vicina Calatia per far posto ai Nucerini che, rimasti fedeli ai romani, avevano visto la loro città distrutta dai Cartaginesi.

Intorno alla metà del I secolo a.C. la città è ricordata come municipium da Cicerone al quale era legata da rapporti di tipo patronale. Assai scarse le notizie di cui disponiamo per l’età imperiale e tardoantica: secondo il Liber Coloniarum Augusto vi avrebbe dedotto una colonia ma la notizia non è confermata da altre fonti; nel II-III secolo troviamo menzione di un curator civitatis. Sullo scorcio del IV o nei primissimi anni del V, secondo le fonti agiografiche, la città sarebbe stata pesantemente danneggiata da un incendio. Nel 537 Atella avrebbe partecipato al ripopolamento di Napoli operato da Belisario.

Dell’assetto urbanistico della città romana conosciamo ancora poco; sono tuttavia ben riconoscibili i due assi viari principali di cui quello nord-sud rappresentato dall’attraversamento urbano della via proveniente da Capua. Per quanto riguarda gli edifici pubblici, sono da sempre in vista le strutture del cd. Castellone, probabilmente un edificio termale, non lontano dal tratto orientale del circuito murario; le fonti ricordano l’anfiteatro, del quale non si conosce ancora la localizzazione puntuale mentre di recente è stato posizionato il teatro sulla base dell’interpretazione di foto aeree.

Il recente intervento di scavo, coordinato dall’archeologo dott. Luigi Lombardi è stato realizzato nell’ambito del progetto per la realizzazione del Parco archeologico di Atella. Le indagini di scavo, hanno interessato un’area parzialmente indagata nel 1966 dal compianto Werner Johannowsky: gli scavi avevano allora messo in luce muri e pavimenti inquadrabili cronologicamente in età tardo-repubblicana interpretati come strutture termali legate ad una domus. Lo scavo ha interessato un settore più ampio di quello indagato negli anni ’60 e le strutture fin qui emerse consentono di poter interpretare il complesso, allora solo parzialmente indagato, come edificio termale a carattere pubblico; l’area in cui esso ricade è adiacente all’incrocio tra i due assi urbani principali, presumibilmente nei pressi del foro.

L’analisi preliminare delle emergenze consente di distinguere almeno tre periodi. Un primo periodo databile ad età repubblicana e proto imperiale; ad esso appartengono le strutture in grossi blocchi di tufo e i muri in opera reticolata che saranno inglobati o riutilizzati nel periodo successivo. Nel secondo periodo l’area viene occupata da un complesso termale, la cui realizzazione può porsi almeno agli inizi del II d.C. in base alla tecnica edilizia, che prevede l’impiego dell’opera mista, ed alla tipologia dell’impianto, che già prevede un calidario a più vasche e la moltiplicazione degli ambienti riscaldati. Sebbene le strutture messe in luce corrispondano solo ad una porzione dell’intero complesso termale, è tuttavia percepibile l’ampiezza dell’insieme: gli ambienti balneari si sviluppano infatti su una superficie di 1170 mq lungo un’asse Nord-Est /Sud-Ovest, su cui si dispongono i diversi vani destinati alle abluzioni, secondo la canonica sequenza che prevedeva il passaggio dagli ambienti freddi a quelli gradualmente riscaldati. Durante l’ultimo periodo l’edificio termale, ormai in abbandono, viene utilizzato come cava di materiali da costruzione. All’interno delle fosse di spoliazione sono scaricati materiali, ceramici e non, che consentono di collocare tale attività tra la fine del VI e la prima parte del VII secolo d.C.

©Luigi Lombardi

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