Chiude lo storico bar di Guardia dei Lombardi

Un amarcord tra ricordi e riflessioni – di Domenico Cipriano

Fuori nevicava, la corrente era andata via da almeno un’ora, ma nessuno si era accorto di nulla. Era l’unico locale con il generatore di corrente e, a quell’ora tarda dei primi di gennaio, era la sola compagnia possibile, disposta a semicerchio intorno a due tavoli avvicinati. Chiacchierate, vecchi aneddoti, risate, giro di birre, quasi venti persone con età differenti. Si mescolavano, in quelle poche ore, più generazioni, raccolte piacevolmente nel Bar Arace, mentre il mondo esterno restava silenzioso e il paesaggio mutava per una delle ultime nevicate stampate nella memoria di questi anni. Il giorno dopo, di primo mattino, a stento di scorgeva una stradina sottile che partiva dal bar e si fermava nella piazza ricoperta di neve. È un ricordo recente, ma che cerca di svelare il significato della presenza di un bar, la sera in particolare, in un paese raccolto intorno alla sua piazza.

Il 31 dicembre 2011, il Bar Arace cambierà gestione. Continuerà con una nuova famiglia che sicuramente saprà mantenere la tradizione di tanti anni, ma questo “amarcord” non poteva mancare chiudendosi, in ogni caso, un periodo durato tre quarti di secolo. A prima vista, cambiando la gestione di un bar si pensa che si volti pagina solo per il gestore. Ma in un piccolo paese dove un bar e la famiglia che lo gestisce sono legati indissolubilmente alla comunità, chiudere una storia così lunga significa voltare pagina anche per gli avventori che si sono susseguiti e si sono riconosciuti in più di una generazione. Scompare, insieme all’insegna, alle figure dietro il bancone, anche parte del carattere dei frequentatori “non occasionali” di quel locale.
Il Bar Arace ha avuto una vita legata alla piazza del paese. Nel 1934 Federico Arace diventa proprietario di un bar situato a poche porte di distanza (ma sempre sulla piazza), aperto qualche anno prima da suo cognato. È da quell’anno che il bar resterà fisso col suo sguardo di fronte alla Chiesa di San Vito (anche essa con il nome mutato in Chiesa del Miracolo) nella Piazza Vittoria di Guardia Lombardi. Per capire quanto sia lungo questo periodo, basta pensare che la piazza, nel frattempo, ha cambiato il suo aspetto ben due volte, ma trovando sempre sul lato sinistro, per chi arrivava in paese da via Roma (già via Nuova), il bar della famiglia Arace presente ad attenderlo. E la storia di un bar di paese – che in questi anni ha visto guerre, terremoti e trasformazioni – è anche la breve storia delle varie generazioni che si sono avvicendate, quasi passandosi il testimone delle usanze, a volte discutibili, ma che resistono nella loro mitizzazione e nella memoria collettiva.
Se si sposta il ricordo ai personaggi caratterizzanti le scene quotidiane della comunità di Guardia, non può non ritrovarsi sullo sfondo il Bar Arace. Un locale che è stato lo scenario, quindi, ma anche il contenitore di aneddoti, di tradizioni, di amicizie. La prima finestra ad illuminarsi alle sei di mattina, il caffè dopo pranzo, la pausa, lungo il percorso, degli autobus che riportano gli studenti nei vari paesi dell’alta Irpinia, la vendita dei quotidiani, le scene di bambini che da soli compravano il gelato o erano inginocchiati sulle sedie vicino al bigliardino, le carte da gioco e le coppie storiche di “campioni” di tressette e briscola con il capannello di osservatori e “consiglieri”, la china calda con la scorzetta di limone, le paste preparate da Maria, il jukebox a 45 giri, il tifo per il Milan, la “passatella” (ancora giocata nonostante l’adattamento delle regole di un tempo), nonché i dovuti rinnovamenti, ma senza stravolgere completamente il locale per rincorrere le mode del momento, e tanto altro da ricercare nella memoria dei più anziani. E come dimenticare la goliardia dei giovanissimi frequentatori degli ultimi anni, che questo Natale hanno voluto ricordare a loro modo il bar, disponendo come candeline 77 bottiglie di birra, quanti gli anni del bar, consumate per festeggiare insieme al proprietario.
Il bar è sempre stato anche un luogo di umanità condivisa, e mi ha colpito, parlando con un amico non originario di Guardia, ma che viene da Roma ogni anno per le feste natalizie, il suo dispiacere nel sapere di questo cambiamento di gestione. Lui sottolineava l’importanza di fermarsi a prendere un caffè da Raffaele Arace. Quell’accoglienza con chiacchiere garbate e di attenzione esprimevano il benvenuto di un paese intero. Quell’umanità sempre mostrata verso tutti era un segno distintivo, tramandato nel tempo, su cui, forse, sarà ancora possibile reinventarsi il futuro della comunità, se ne venissero raccolte le briciole per prendersene cura.
In tutti questi anni “zi F’dericu, ze Margarita, Rafaèl e Maria” hanno visto partire intere famiglie, ma le hanno anche viste tornare, almeno per un saluto in agosto, con nuovi figli e nipoti. Persone cambiate nell’aspetto, ma con l’affetto e i ricordi ancora intatti.

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