per difendere moresco

metto qui un pezzo uscito su il manifesto di ieri, affiancato a un articolo  di angelo ferracuti. il tema è l’oltraggio che l’amministrazione di centro destra vorrebbe portare a un miracolo di nome moresco.

arminio

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Altrove coi mattoni hanno fatto una muraglia. Qui, tra la riga del mare e il sipario teatrale dei monti Sibillini, hanno fatto gioielli. La bella scena non è dietro il sipario, la bella scena è davanti, dove ogni collina ha il suo paese nel punto più alto e da ogni paese ne puoi guardare tanti.

Poggiate i vostri piedi sulle piccole piazze, entrate nelle chiese, nei vicoli, guardate i palazzi, le finestre, le porte. Tutto risente di un lavoro paziente, come se chi posava un mattone sull’altro stesse componendo il disegno di un volto, di un braccio. Dopo le chiacchiere dei teologi medioevali, bisognava ristabilire un rapporto delle persone coi loro luoghi naturali. Quante strapazzate e strapazzanti giornate ci sono volute per uscire dalla cintura mezzadrile e per lisciare, ricamare, accudire queste colline come si accudiscono le cose più care. Quanto fiato c’è voluto, il piccolo fiato di ognuno, per fare le più intime scale di pietra, per posare i mattoni dei palazzi e delle chiese romaniche e farfensi.

C’è una bellezza diffusa che tiene insieme spontaneità e simmetria; anche dove si è lavorato all’impronta, l’insieme è sempre mirabile, come se da queste parti ci fosse una naturale ritrosia per la bruttezza. Nulla è mai troppo grande. Niente che appaia velleitario, intemperante ed esagerato. Siamo in una provincia che ben conosce la decenza dell’ospitalità e se ne serve adesso permantenere una postura civile in tempi scomposti e affannati. Valore e cortesia di una terra senza fuochi fatui e senza trucchi, senza sorprese e stravaganze. Lo straordinario non abita da queste parti. Siamo in un paesaggio onesto, senza cupezze gotiche o artifici barocchi, un paesaggio tipicamente italiano, moderato, armonico, lievemente poetico, lievemente malinconico. Ogni paese è un sonetto costruito con l’endecasillabo dei mattoni a vista. Ogni paese esibisce alla sua periferia il verso libero delle costruzioni anni settanta.

 

Il parallelo con la poesia porta alla mente un paese come  Smerillo che dà il suo nome a una bella rivista di poesia, Smerilliana. Qui siamo vicini ai Sibillini, possenti e leggeri ben oltre i duemila metri di quota. Per chi non voglia avventurarsi tra le gole profonde di questi monti che spesso hanno nomi sinistri, per chi non fa caso alla flora e alla fauna del parco nazionale, ci sono paesi vicini a Smerillo e altrettanto affascinanti come Amandola e Montefalcone Appennino. Siamo lontani dalla ferrovia e dall’autostrada, ma non è difficile arrivarci, un po’ più difficile è andare via.

Da questi monti si può andare verso il mare seguendo due valli, la Val d’Aso e la Val di Tenna. E si può fare al ritorno la via che non abbiamo fatto all’andata. Andando da Smerillo verso la Val di Tenna subito s’incontra Servigliano, paese impacchettato nel quadrilatero delle sue case, una vera e propria lezione di urbanistica all’aria aperta. Qui veramente il tutto è decisamente superiore alla somma delle parti. In realtà questo paese è come se fosse un’unica grande casa a cui manca solo il tetto.

Procedendo lungo la via che costeggia il fiume Tenna si capisce subito che siamo nel distretto della calzatura. Le scarpe che avete ai piedi forse vengono da qui. I paesi portano i segni di una florida economia. L’espansione urbanistica legata al boom della calzatura li ha dilatati, avvolgendoli di una cinta di villette e capannoni. Da lontano questi colli e questi paesi sembrano tutti uguali, e capita di decidere quale visitare in base al nome. Al riguardo Marcel Proust ci ha insegnato cose importanti. La tentazione del nome: come si fa a non fare un salto in un posto che si chiama Montevidoncombatte? Tuttavia il nome a volte inganna e così Sant’Elpidio a Mare è un paese collinare, ricco di monumenti ed opere d’arte. Voltato un angolo, preso un pendio, c’è il mare. Se volete toccare la sabbia e l’acqua dovete arrivare a Porto Sant’Elpidio, paese lunghissimo e vivace, edificato ai bordi della strada adriatica. Appena più giù c’è Porto San Giorgio, storica stazione balneare, dove le guide dicono di ammirare la Rocca Tiepolo e un’elegante fonte detta “della democrazia”, ma in posti del genere si va per ben altro in un momento in cui la democrazia pare virare in un giostra autistica in cui ognuno eleva se stesso a misura di tutte le cose. Il mare del Fermano finisce a Pedaso.  Sono bei luoghi anche questi, anche se è più difficile coglierne il loro aspetto più intimo, velato com’è dalla riminizzazione che nel bene e nel male ha segnato tutta la costa adriatica.

Tornando verso l’interno si può percorrere la valle dell’Aso. Ancora colline, ma le scarpe lasciano il posto alla frutta e ai vivai. L’economia meno florida ha tenuto un po’ lontane le matite dei geometri e le betoniere. Il contrasto con la Val di Tenna è abbastanza forte. Questi paesi somigliano a chi li abita: attenzione a ciò che vale davvero, sobrietà e compostezza, misura, discrezione, una timidezza accogliente, un’umiltà sincera che inclina all’anonimato della vita quotidiana piuttosto che alle vanità del primeggiare.

Il giro lungo la Val d’Aso può iniziare salendo ad Altidona, dove nello stesso sguardo puoi tenere il mare e le mura castellane. Quando arrivi in un paese puoi seguire il crinale e presto ne trovi un altro, oppure puoi andare a zonzo sul pettine della colline, scendere e salire per andare a vedere il paese che sta su un altro crinale, dove trovi un’altra piazza, altre mura, alte torri, altri merletti. Tutto è un po’ diverso dal paese che hai appena lasciato, ma la pellicola del mattone ti fa sentire nello stesso film.

In molti centri si può anche evitare la sosta, ma non a Monterubbiano e nella adiacente Moresco. Questo paese è come se fosse un proseguimento della pittura. Qui hanno fatto coi mattoni quello che Piero della Francesca ha fatto coi pennelli.

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