Paesi

di giovanni zilioli

(a Franco Arminio)

 

I paesi ci guardano, muti,

isolati sopra i calanchi

o incassati dentro le gole,

petali sciolti, scintille smorzate

parole senza più accento.

Mi piace guardarli,

passarci in punta di piedi,

malinconici, vuoti,

pieni di quella santa gaiezza

che hanno i fanciulli,

o i vecchi fuori dal tempo.

E’ una vita, che parlo

a quei muri di sassi bruciati,

che tocco quell’aria malsana,

i campanili, i portoni, le stalle,

i sentieri, le poche fontane rimaste

-se l’inverno è stato di neve;

da quand’ero bambino

mi nutro di quell’antica bellezza,

portando in me un’inguaribile smania,

ma, adesso, è tutta un’altra canzone.

Sarà perché sono stanco,

o perché l’uomo rifiuta le cose,

ma io, carissimo Franco,

in mezzo ai vicoli freddi in penombra

sento solo e soltanto

fischiare il vento arrabbiato

a levare polvere e stracci,

gli ultimi stracci legati sui fili

da mani sporche di sugo e memoria.

Sono questi, i nostri confini,

è questa, la nostra piccola storia.

L’intero mondo è qua dentro,

un camposanto di voci confuse,

figure smunte, ricordi appassiti –

intanto, un caldo improvviso

arriva dal mare, sbattendo

i rami dei faggi e dei pioppi,

sciogliendo in fretta le ultime nevi.

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3 thoughts on “Paesi

  1. tutto questo è tanto triste, e l’unica cosa che mi rimane è piangere, come una bimba dinanzi alla mia capacità di far qualcosa..graffio la terra, ho mani gonfie, sanguinanti..ma sono io sola tra queste montagne bianche, in questi vicoli bui, con i lampioni rotti, e l’unica cosa che sente è un sussurro..addio

  2. Sono cresciuto in un piccolo paese del Nord Italia. O del sud Lombardia. In questi anni ho capito quanto il concetto di sud sia relativo. Così siamo sud anche noi, a modo nostro. La frenesia milanese qui arriva molto allentata, la parlata è lenta e cantilenata. La rete del Progresso, con le sue urbanizzazioni, con le sue strade e autostrade, le sue villette a schiera, i suoi capannoni ed i suoi centri commerciali, ci stritola meno che altrove.
    Per lavoro la sto girando tutta, la mia terra. Ho visto nuovi quartieri residenziali sorgere a due passi da cascine storiche in stato di abbandono, ho parlato con personaggi pittoreschi nei bar, ho incontrato i vecchi in bicicletta col badile sulle spalle ed i buzzurri con l’auto perennemente lustra parcheggiare sui marciapiedi. Ho iniziato a scrivere quello che vedo in giro per i paesi, perché sento una minaccia che incombe su questa terra; la rete del Progresso che inizia a stringersi anche qui, trasformando i contadini in imprenditori agricoli, chiudendo le botteghe artigiane ed aprendo ipermercati, spegnendo antichi saperi ed accendendo le televisioni… Nei bar e nelle osterie, sempre meno urla di pensionati per una briscola e sempre più sguardi spenti davanti ad un videopoker. Tutto questo mi fa paura.
    Ho scoperto tre anni fa un certo Arminio, e leggere i suoi libri è stato a suo modo confortante, anche se non arrivano risposte o soluzioni, anche se è solo condivisione di inquietudini… ma leggo questo blog e sento la voglia di iniziare a lavorare per salvare questo immenso patrimonio di piccoli centri e di territori che rende unico questo paese. Come fare esattamente ancora non lo sappiamo, ma so che c’è tanta gente che a suo modo sta lavorando per questo.
    “Perché?” è la domanda che mi sento fare più spesso quando racconto che dopo anni di vita in città ho deciso di tornare a vivere in provincia (in un paese che non è neppure il mio). Forse per avere una casa e un orto da coltivare a prezzi accessibili. Forse per la voglia di sporcarsi le mani, di sistemare vecchi arnesi ritrovati nel rustico e nel cortile, di strappare i rovi e zappare la terra. Forse per salvare una vecchia casa dall’abbandono. Forse si chiama decrescita. Forse si chiama semplicemente nostalgia delle pietre a vista sotto intonaci scrostati, delle leve dei vecchi pozzi nei cortili, dei cartelli stradali coi caratteri allungati che nessuno ha ancora rimpiazzato con quelli rifrangenti, delle vecchie scritte in vernice sui muri ancora leggibili, se guardi bene.
    Forse perché tra le maglie della rete del Progresso si riesce ancora a respirare…

  3. Lioni, 19 febbraio 2012, ore 15:49

    Amici,
    è giusto esporre i nostri sentimenti paesologici sia con post sia con commenti. L’importanza di tutto ciò è tutta nel sentire che si manifesta al di là di quanto possa poi apparire o no “passerella letteraria”.
    Quando negli scritti c’è la verità del vissuto anche se tinto di nostalgia struggente c’è sempre un forte messaggio ed io sono sempre contento di leggere queste anime.
    Il blog dovrebbe diventare una esposizione permanente per tutti, per dare quel poco di buono che siamo a chi benevolmente ci legge e ci riserva uno spazio riflessivo.
    Dico questo perché alcuni giorni fa sono incappato nell’osservazione critica di Franco, per essere un contribuente – forse non richiesto- della passerella letteraria – peraltro avendo scritto nei commenti – ma confesso di non essere riuscito a smaltire quell’autoironica scusa ferriniana del “non capisco ma mi adeguo”, che avevo reso in ossequio al rilievo (sinceramente riscontrato come inopportuno per tutti e in ogni caso).
    Mi è troppo rimbombato nella testa, invece, il mio “non capisco perciò non mi adeguo” perché lo trovo profondamente onesto e logico e, nonostante avessi avuto stimoli per scrivere qui nel blog per gli effetti e i pensieri di questa nevicata nazionale, nonché in modo pertinente ai post pubblicati, mi sono astenuto dal farlo.
    Pensieri e idee e me li sono tenuti “in nuce” e/o in appunti di memoria.
    Ho evitato il rischio della passerella letteraria e ho riscoperto introspettivamente il muto riscontro: quello tipico della lettura dove regna dialogo muto del “un tu per tu” – mentale – al fine di essere poi per “un tra me e per me” mentalizzabile e suscettibile di miglioramento.
    Vi ho privato di questa opportunità espositiva ma ritengo che sia doveroso farvelo sapere perché io – quando posso – vi leggo sempre con buon cuore e nel perdono.
    Grazie del post, dei commenti – molto apprezzati – vostro, Gaetano

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