guardiamo al passato per capire il futuro

…mi piacerebbe che in questo Blog eprimessimo le nostre sensazioni,sentimenti, opinioni,idee su “passato e futuro” nello spirito leggero e concreto della “paesologia comunitaria” nella nostra vita reale…..e nei nostri territori….

“Se la feroce religione del denaro divora il futuro” di GIORGIO AGAMBEN da La Repubblica del 16 febbraio 2012

…….che l´ipotesi di Walter Benjamin, secondo la quale il capitalismo è, in verità, una religione e la più feroce e implacabile che sia mai esistita, perché non conosce 

redenzione né tregua, va presa alla lettera. La Banca – coi suoi grigi funzionari ed esperti – ha preso il posto della Chiesa e dei suoi preti e, governando il credito, manipola e gestisce la fede – la scarsa, incerta fiducia – che il nostro tempo ha ancora in se stesso.
E lo fa nel modo più irresponsabile e privo di scrupoli, cercando di lucrare denaro dalla fiducia e dalle speranze degli esseri umani, stabilendo il credito di cui ciascuno può godere e il prezzo che deve pagare per esso (persino il credito degli Stati, che hanno docilmente abdicato alla loro sovranità). In questo modo, governando il credito, governa non solo il mondo, ma anche il futuro degli uomini, un futuro che la crisi fa sempre più corto e a scadenza. E se oggi la politica non sembra più possibile, ciò è perché il potere finanziario ha di fatto sequestrato tutta la fede e tutto il futuro, tutto il tempo e tutte le attese.

Finché dura questa situazione, finché la nostra società che si crede laica resterà asservita alla più oscura e irrazionale delle religioni, sarà bene che ciascuno si riprenda il suo credito e il suo futuro dalle mani di questi tetri, screditati pseudosacerdoti, banchieri, professori e funzionari delle varie agenzie di rating. E forse la prima cosa da fare è di smettere di guardare soltanto al futuro, come essi esortano a fare, per rivolgere invece lo sguardo al passato. Soltanto comprendendo che cosa è avvenuto e soprattutto cercando di capire come è potuto avvenire sarà possibile, forse, ritrovare la propria libertà. L´archeologia – non la futurologia – è la sola via di accesso al presente.

“Se la feroce religione del denaro divora il futuro” di GIORGIO …

“Se la feroce religione del denaro divora il futuro” di GIORGIO AGAMBEN da La Repubblica del 16 febbraio 2012

di mauro orlando

Il futuro non solo sembra senza senso e fine ma ci carica sopratutto di ‘paure’ e nel suo orizzonte esclude le categorie di ‘progetto’ e ‘speranza’.Paure economiche, sociali,ecologiche e perfino “metafisiche e religiose”.L’avvenire è rubato soprattutto ai più giovani. Una nuova rivoluzione scientifica e tecnologica toglie potere e crea esclusione in quelli che non si ritrovano in questi poli. La rivoluzione informatica aiuta e favorisce i meglio tecnologizzati e i già informati o i ‘giàformati’.
.Il nostro “io” occidentale e moderno svuotato di senso è costretto a cimentarsi con i pieni dei poteri economici e culturali a cui ci eravamo abituati dall’Illuminismo in poi. C’è oggi la necessità di coltivare una ragione che si fa “luce” e si fà ‘compassionevole’ e ‘fraterna’ in un colloquio doloroso e difficile con le “ombre”, con l’assenza, col mistero, con il sacro, con gli esclusi , gli sconfitti con i luoghi abbandonati economicamente e terremotati interiormente o lontani dai centri decisionali dei poteri. Il suo compito precipuo e costruttivo è non solo capire e dare un nome alle cose e alle persone ma di suggerire altro.Creare aspettative e possibilità è già costruire presente e precostituire futuro. Ripropone una caratura politica molto complicata,complessa e sottile che va al di là del sociologismo astratto e il meridionalismo politologico e di maniera se pur nobile.E’ una  richiesta di superamento ,filosofico direi, dell’Illuminismo non ideologico e dottrinale dove il rifiuto delle “magnifiche sorti e progressive”, delle utopie astratte e ideologiche e delle speranze universali e necessarie nel futuro ci impone una idea più che di recupero o di salvezza delle persone ,delle cose e della natura, di amore di esse ma non più per indicare il loro possibile futuro ma per la vivibilità del loro presente reale e per un rispetto per il passato che non passa e non ritorna nello stesso tempo. Punta soprattutto a far crescere una capacità personale di guardare e conoscere  le cose e amarle disinteressatamente in sè stesse e per sé stesse. Una riproposizione esistenziale ,vitale e attiva della ’modernità’ non necessariamente contrapposta alla ‘antichità’ ma nella sua capacità intellettuale ed umana di vivere l’antico, il tradizionale, il periferico,l’emarginato, l’escluso,l’altro da sé insomma come un possibile “inizio”,curando una massima consonanza,intimità con i luoghi, le cose e le persone insieme alla massima lontananza e alterità.

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8 thoughts on “guardiamo al passato per capire il futuro

  1. caro Mauro,
    mi rivolgo a te, ma in realtà lo faccio a tutti gli amici di CP. Penso che questo blog abbia bisogno di qualche piccola regola nel postare i contributi. Non è possibile nello stesso giorno inserire 6 pezzi, senza minimamente porsi il problema della visibilità che perdono i post inseriti per primi. Stà capitando troppo spesso, e questa cosa mi lascia perplesso. Nei giorni scorsi appena ho postato un pezzo di Ulisse Fiolo, subito è stato sommerso…… Non è possibile. E’ mancanza di rispeto, non solo di attenzione.
    Se questo mio appello non verrà accolto, rinuncerò a inserire i miei contributi. La comunità è tale se ci sono regole condivise, e se neanche su un blog siamo capaci di farlo, allora stiamo freschi! ciao

    • Gentile Antonio, credo di doverti delle scuse, considerato che riguardando il blog, ho inserito un post subito dopo quello da te segnalato. Beh, non postavo su questo blog dalla sua creazione e l’ho fatto soltanto perchè sollecitato da una delle persone che più stimo per la sua capacità di figurare i paesaggi dell’anima , nei suoi scritti. Quel buon Fabio Nigro che mi ha catapultato una semplice riflessione- forse troppo intimistica- dalla colonne del social network più popolato al mondo. Chiedo venia e – se mai capiterà un’altra volta – starò più attento.

      • caro Luca, mi sono rivolto a tutti, per me è un problema di funzionalita del blog. tutto qui. come ho gia detto a Franco, ne parliamo da vicino a Caserta. ciao

  2. caro antonio
    devi considerare anche le urgenze degli altri. lucrezia mi ha chiamato per sollecitarmi sul suo pezzo (gli ho detto che le diamo la password per postare direttamente, qui c’è spazio per tutti).
    il pezzo di ventura era legato al contingente e non poteva essere rinviato.
    quindi, caro antonio, può capitare che qualche giorno ci siano molto post, non è la fine del mondo e non è il caso di lamentarsene più di tanto. per darsi delle regole bisogna incontrarsi e per te mi pare sia difficile muoverti e mi pare anche per altri.
    conclusione: ho raccolto il tuo appello e ti chiedo di continuare a scrivere, le regole le stabiliamo quando riusciamo a vederci, ma la prima regola è il buon senso e questo non manca né a te né agli altri.

  3. volevo stimolare una discussione che mi sta a cuore in questo momento di “crisi” che potrebbe stravolgere le le nostre vite non solo mentali e involontariamente (e me ne scuso) ha riaperto un altro problema che comunque va affrontato anche se non lo ritengo prioritario.Io penso che la quantità di interventi sia una una ricchezza e una risorsa per il Blog. A me interessa sopratutto la qualità e il merito contestuale ad uno spirito e una sensibilità “paesologica” e “comunitaria”.Ma questa è una mia vecchia e ,a volte,ossessiva esigenza di non disperdere le esperienze della “Comunità provvisoria” se pur nel confronto con le esperienze individuali e sociali di tutte le “comunità provvisorie” attive sul territorio delle montagne,delle colline e delle pianure…Io penso che il giorno 11 a Caserta con spirito aperto e generoso abbiamo la necessità di cominciare a discutere…….Comunque io ritengo che questo Blog è molto bello,riccco e partecipato e per ora questo mi basta….
    mauro

  4. Si potrebbe ovviare a questi “disguidi” posticipando la pubblicazione di alcuni post.
    Ovviamente questo dipende dal fatto che non ci siamo ancora dati un’organizzazione perfettamente efficiente nella gestione del blog. Spero di ospitarvi quanto prima per un incontro “tecnico”.
    Invito, comunque, tutti gli editori a ricorrere anche allo strumento della pubblicazione posticipata. L’accorgimento è abbastanza semplice. Si scrive un post e invece di pubblicarlo immediatamente si programma la data di uscita. Basta scegliere la data di uscita (barra a desta nel pannello di gestione).
    Altre volte si può lasciare anche un commento.
    Considerate un altro elemento: ogni post viene pubblicato su facebook e twitter (circa 2500 contatti). la visibilità viene comunque garantita.

  5. Caro Antonio e altri paesologi,
    la visibilità è poi davvero un valore? Non lo sono maggiormente le parole che ciascuno di noi custodisce e decide di condividere?
    Ci sono giorni in cui escono sei post, altri nei quali non ne esce nessuno.
    Ciò che conta è la condivisione, non il silenzio che si crea attorno alla nostra voce.
    Quantomeno questo è ciò che credo io.

    Comunque ti abbraccio, anzi oggi mi sento bene: il sole raggiunge queste valli nel Piemonte prealpino e vi abbraccio tutti.

    Andando invece al merito del pezzo. Credo che quando la politica cala dall’alto il disastro sia dietro l’angolo. Questa Europa in cui ci hanno voluti per presunzione e ambizione si è rivelata un fallimento, la moneta unica è un tentativo di uniformare le scelte di governo di paesi che hanno tutta una loro storia perticolare. Non bisogna avere paura del futuro con tesi del tipo se non ci fosse la moneta unica saremo nel disastro o se l’Europa non è unita sarà schiacciata, perchè la storia non è mai stata questa. Il popolo greco siamo anche noi e questi finanziaeri che si sostituiscono ai politici che bene o male votiamo non ci rappresenteranno mai. Se oggi schiacciano i diritti dei greci domani non avranno timore a farlo per gli abitanti del Portogallo, della Spagna, della Basilicata o del Piemonte.

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