la paesologia in viaggio….

Vecchi e nuovi amici alla libreria Utopia di Milano!
Per vivere in un paese devi dismettere ogni arroganza. Non importa se la nascondi o la fai fluire. L’arroganza si sente, agisce come un acido che corrode i tuoi legami con gli altri. Il paese è una creatura che ti chiede misericordia. Devi sentirti come un cane bastonato. Non devi sentirti uno che ha qualcosa da insegnare, uno che vuole cambiare la sua vita e quella degli altri. Il paese ti chiede di amare quello che sei e quello che il paese è. Non devi fare altro”. Franco Arminio, appunti di “paesologia”

La questione di base è come abitare la terra.La “terracarne” di onnuno di noi da vicino e da lontano. E l’analisi per noi del “come”, della “terra” e delle “abitare” è quanto c’è di più interessante e impegnarsi in un lavoro anche teorico o filosofico oltre che un approccio esistenziale o politico .Per Franco, a Milano. centro della cultura moderna progressita italiana, il gioco di raccontare la sua “terracarne” che si fa paesologia. La radice di abitare è quella del verbo avere. Avere la terra. Possedere la terra. Dominare la terra. Padroneggiare la terra. Controllare la terra. Tenere la terra. Prendere la terra. Occupare la terra. Appropriarsi della terra. Ognuno s’accorge di questo. Di fatto bisogna riconoscere che l’ordine sociale espelle la natura in cui esso originariamente si è costituito. Nella città del trionfo dell’artificio e della tecnica la cultura oggi può coincidere con il dominio quasi assoluto dell’intelligenza meccanizzata sugli enti intramondani,uomini,natura e cose. La filosofia e il pensiero umano o la politica come agire umano hanno ancora il compito precipuo di espandersi nel tempo e nello spazio che agiscono sulla terra?

La contemporaneità con gli inevitabili strascici del moderno e la tirannia del postmoderno tecnologico con gli echi mai sopiti del classico ci impone un orizzonte del pensiero,dove gli strumenti della ragione sono coniugati assieme quelli della passione. Perchè come ricorda la poetessa Marina Cveteva, “ Il pensiero è una freccia. Il sentimento –un cerchio”. Queste solo alcune delle domande che l’importante primo incontro sulla “paesologia” nella tana più esclusiva della cultura meneghina.Una idea e non solo nata dalle intuizioni , dagli scritti e dagli impegni del poeta Franco Arminio per poterci predisporre a vivere e pensare una esperienza originale e autentica di irpini stanziali e della diaspora nel nostro possibile rapporto con il nostro territorio e non solo. Un percorso rivolto alle persone disponibili a giocare la loro personale vita mentale e concreta nella possibile declinazione di due categorie apparentemente contrastanti ,locale e globale che tanto ci inquietano e ci disorientano. Ognuno di noi partendo dal proprio sapere e dalle proprie competenze ha l’obbligo intellettuale di delineare non solo la grammatica e il lessico rinnovato per una possibile nuova esperienza culturale ma assieme sentire la necessità di ristabilire un rapporto di tipo nuovo con una realtà meridionale sociologicamente e psicologicamente immutata in un contesto di modernizzazione “con sviluppo e senza progresso” e una mondializzazione non solo economica ma soprattutto antropologica. La “paesologia” come intuizione da definire e sviluppare potrebbe essere uno strumento conoscitivo originale e nuovo. Una persona che ha intenzione di continuare a vivere e pensare un territorio del sud ha la necessità di rivendicare alla base della sua ricerca di funzionalità intellettuale e esistenziale non solo retaggi e ricchezze culturali pregresse in modo consolatorio o di orgoglio identitario.Oggi bisogna rivendicare la categoria della “marginalità” e “fragilità”come capacità e possibilità di autenticità e originalità di stare e vivere contemporaneamente il mondo nel suo piccolo e nel suo grande. Si può vivere non con il vecchio schema della schizofrenia o delle “lamentationes” una bella esperienza emotiva e culturale a Bisaccia con il gioprnalaio e in lotta con il vento che ti sfida al mattino sull’uscio di casa e raccontare con leggerezza e profondità di queste esperienze emotive econoscitive a Milano!.Lo spazio concettuale libero e liquido tra centro-margine-periferia si è aperto incondizionatamente e ci permette di verificare nei fatti e non solo nella volontà le idee ma soprattutto la nostra disponibilità e capacità di attivare volontà e strumenti per condividere “comunitariamente” anche le nostre individuali solitudini, introversioni, umori caldi e freddi, inquietudini e sogni .Il viaggio continua ancora sabato e ancora a Milano con tutte la elatre esperienze di “Comunità provviosrie”

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