un dolce ed arreso ritorno…….in irpinia d’oriente

Franco Arminio

l’emigrante
per sua natura
è un pensatore

versetti degli emigranti

nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1929 florindo fede partì per il brasile
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1947 agostino fede partì per la francia
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
oggi al paese nessuno sa più cucire
e l’emigrazione dei sarti è finita.

……il concerto n.5 op 67… un incontro sentimentale di un un’irpinia-pianoforte in un dolce letargo e risveglio melodico e una dirompente e conflittuale brescia-orchestra che cerca di fargli il verso……per una koinonia improbabile..

Prof. Arch Leonardo Benevolo.

“La storia della città di Brescia è stata studiata e raccontata molte volte. Questa mostra non presenta una nuova esposizione di questa storia. ma tenta di ricavare dalla vicenda passata alcune indicazioni utili per le scelte presenti e future. Quindi ripercorre le varie fasi della storia cittadina per individuare, di ognuna di esse, gli apporti durevoli, che concorrono a formare la città moderna dove oggi viviamo.

Lo scenario accumulato dalle generazioni passate intorno al riferimento di un nome costante, e occupato da noi oggi, è il punto di partenza migliore per valutare i legami fra il passato e il presente. I libri, i documenti, gli oggetti custoditi nei musei ci aiutano a ricostruire criticamente la vita di allora. Ma collocando la nostra vita quotidiana nell’involucro di quella passata, noi possiamo in qualche misura frequentare e guardare direttamente la realtà del tempo trascorso, da cui ci dividono per un altro verso tante insormontabili differenze di mentalità e di abitudini. Cent’anni fa – quando la continuità col passato era assicurata per altre vie – questo canale di comunicazione non era cosi importante (e l’involucro edilizio poteva essere manomesso con meno rimpianti). Oggi, mentre l’entità e la velocità dei cambiamenti appiattiscono la dimensione retrospettiva della nostra esperienza, il corpo della città costruita diventa un prezioso strumento di riflessione e di ascolto. Mentre Brescia si interroga sul suo avvenire, conviene distinguere le voci del passato, e riconoscere nell’immagine stratificata della città i contributi delle varie epoche, che si fanno presenti a noi principalmente con questo mezzo.”

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