terracarne

terracarne ha vinto il premio carlo levi. premiazione nove giugno ad aliano.

il 23, sempre ad aliano, cominciano i lavori per preparare LA LUNA E I CALANCHI (FESTIVAL DI PAESOLOGIA)

il blog è bellissimo e molto apprezzato.

cercate di scrivere i vostri commenti, fatevi vivi anche solo con un saluto.

chi vuole proporre qualcosa per aliano può scrivermi anche privatamente o telefonarmi.

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16 thoughts on “terracarne

  1. Lioni ,12 maggio 2012, ore 01:20
    Amici, caro Franco, complimenti!
    Sono convinto che il baricentro paesologico é tra l’Irpinia e la Lucania!
    Circa le idee da concretizzare, caro Franco, come ben sai , propongo: I GIORNI DEL PENSIERO MERIDIANO – VERSI DELLE ANTICHE LINGUE ITALICHE – con un appassionato, generoso e paritetico confronto di POESIA DIALETTALE partendo dal baricentro fino ad attraversare l’ITALIA. Tutto a telecamere accese e che sia anche la festa della inequivocabilità delle diverse lingue!
    Pronto a decidere con te per inviti e modalità attuative.
    Un abbraccio a tutti, Gaetano

  2. mi ricordo la primissima volta che ho letto di te. ero dispersa nella rete e, come spesso mi accade, mi diverto a scoprire li indicizzazioni di google alla parola “vento” (il fenomeno atmosferico che è parte integrante della mia anima). tra le altre cose che comparvero sulla pagina, notai questa scritta “vento forte tra lacedonia e candela”: fu folgorazione immediata. candela è stato sempre lo snodo tra l’autostrada che porta al nord e quella che arriva in campania, regione che amo nonostante io sia fieramente pugliese. penetrai la ricerca di questo curioso titolo e conobbi il tuo nome; mi piacque e mi appuntai che dovevo approfondire. poi, per lungo tempo, non me ne curai più fino a quando non ti sentii a fahrenheit che parlavi di cartoline dai morti. il mio cuore si fermò ad ascoltare questo poeta che dava voce ai defunti di anonimi cimiteri irpini. innamorata dei tuoi versi lasciai passare ancora, senza sapere perchè, altro tempo. fu alla feltrinelli di un centro commerciale di acerra (città che visito spesso perchè ho sposato un acerrano) che comprai tutti i libri di cui eri autore che avessero in quella libreria. da allora dormo con i tuoi versi sul comodino. mi confortano l’anima inquieta che porto in corpo e questo è quanto.
    sono contenta che abbia vinto il premio. seguo le tue lezioni e le creature della paesologia che riescono a disegnarsi grazie alla creatività di chi crede in questa scienza arresa.
    credo che uno scrittore possa essere e sia una “lucella” accesa nel buio. e tu sei la mia preferita. con affetto, maria nardelli.

  3. All’inizio Terracarne non è scorso facile, lo stavo quasi abbandonando, ma ero io a non essere abituato al suo stile e forse anche alla descrizione spesso cupa ma anche così efficace della realtà post rurale del nostro Sud.
    Poi tutto comincia a filare, trova la sua naturale coerenza e il lettore quasi già conosce le successive tappe del viaggio di Arminio, ne condivide le sensazioni. Condivide tanti momenti che ha già vissuto, ma che non ha saputo descrivere ed esplicitare così bene. Anche questo è il ruolo del paesologo.
    Non conosco così nei dettagli l’Irpinia d’Oriente, non è il mio pane quotidiano. Personalmente conosco meglio i paesi-non-paesi giganti. Il tratto di Arminio è preciso. Lì, gli stessi abitanti spesso non sanno se definirsi napoletani, forse non ricordano più cos’è un paese, vivono in un perenne ingorgo di automobili. Paesi dalla struttura raffazzonata, formicai.
    Gli spunti di riflessione sono tantissimi e profondi, su tante descrizioni mi trovo, ma non sul mare, che tanta influenza ha sul Sud. A me piace molto il mare, piace viverlo, piacciono le sensazioni che evoca, il suo colore, il suo infinito, il suo suono non suono, il suo movimento. Certo non apprezzo il lido affollato creato per violentare la natura umana, ma il mare è un luogo indispensabile. Come anche lo è la montagna, ovviamente ben lontano dalle piste da sci!
    Le descrizioni di Arminio sono uniche anche perché non sono solo fotografie, hanno il tono di un proclama politico. Sono schierate e questo aggunge loro forza e valore, fanno riflettere. Il lettore di Terracarne, anche se non è mai stato in quel Sud, ne intuisce subito la trama, ne vede presto la sconfitta, la sua chiusura, ne intuisce la storia, il peso del terremoto e del demitismo, e ne individua i frammenti residui.
    Arminio sa dedurre dal minimo dettaglio, che sfugge all’osservatore distratto, la teoria generale. Il suo punto di vista è sempre umile e sa trarre spunto da qualsiasi inezia. Una panchina o un raggio di sole sono per lui un ottimo punto di partenza.
    Arminio rimpiange. Descrive con rimpianto il mondo dei piccoli paesi, di cui rimane qua e là qualche coccio. Dal più piccolo coccio sa ricostruire ed apprezzare come doveva essere stata l’intera anfora. Ma qual è il destino che vede Arminio per i paesi del Sud? Una morte lenta, per sfinimento? O gemme da cui può nascere la società del futuro? A tratti mi sembra di scorgere un grido simile al “Fujtevenne” di Eduardo per chi è rimasto nel Sud. In altri momenti un appello a chi è emigrato, un’esortarzione a tornare per contribuire alla rinascita.
    Inoltre mi chiedo: il paese del futuro deve essere modellato su quello del passato? La grande città ad Arminio non piace, è grigia; dei piccoli paesi rimangono solo i cocci, anch’essi grigi, anche se di un grigio diverso. Ma se viviamo in un mondo di grigi, i colori dove sono? Non riesco a scorgere molti indizi su questo in Terracarne.
    Ma una teoria costruttiva serve, una direzione va tracciata. Il paesologo è anche un politico ed un politico deve sobbarcarsi il rischio di costruire.

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