contadini del sacro

metto qui il mio editoriale sul manifesto di oggi.
***

Non hanno detto o non ho sentito neppure un nome dei morti, conta solo il numero. E tutte le parole che dicono alla fine tengono lontano il dolore, il dolore del padre che aveva rimproverato il figlio perché non studia o perché si ritira tardi, il dolore di vedere un corpo tumefatto, dentro la tasca il telefonino intatto, la camicia bianca piena di polvere, il pantalone grigio con una macchia di sangue che pare un bicchiere, il dolore del funerale, il corpo dentro il legno, basta un corpo, uno solo che non parla più, mentre un diluvio di parole cade da ogni parte. Dopo il terremoto ci vuole un poco di silenzio o, se si vuole parlare, allora bisogna parlare dei morti. Forse vedere un corpo appena è tirato via da un capannone sarebbe uno squarcio alla retorica che nebulizza ormai ogni evento, ne fa un altro cartone da imballaggio per intrattenere i consumatori della notizia. Se non si vuole far vedere un piede, un occhio, se non si vuol far vedere una mano rotta, la macchina che aveva quel tizio, la borsetta dell’operaia, il quadro alla parete, i profumi dentro il bagno, se non si vuol far vedere la vita allora è meglio oscurare il video, togliere l’audio, mandare in onda solo una scritta con le notizie, solo la parola nuda, se davvero si vuole essere la prossima volta un poco più pronti.

Invece il terremoto è uno spettacolo, perfetto per la pista facile delle polemiche, per dare la parola agli esperti, per mischiare scienza e paure spicciole e poi dire degli aiuti e dei provvedimenti del governo. Le parole, le scene sono sempre quelle. Si dice di un paese distrutto, non si da alcuna notizie dei gatti morti, per esempio. Nelle case che cadono spesso abitano anche i gatti. Andiamo a raccogliere un libro tra le macerie, andiamo a salutare qualcuno con un sorriso molto sincero, molto affettuoso. Pensiamoci veramente al vedovo, alla vedova, alla madre che ha perso il figlio, al figlio che ha perso la madre. Consideriamoci quel che siamo, animali che possono farsi gentilezze. Dobbiamo essere contadini del sacro, piuttosto che spacciatori di disincanto. E dobbiamo mettere i pali di una democrazia profonda, chiudere nei cassonetti la scartoffie dei banchieri, gli intrallazzi dei calciatori, le compassate viltà dei cardinali. C’è da pensare intensamente a quei capannoni crollati, pensare che il capitalismo ha sempre più un cuore macabro e mangiare alle sue mense può sfamare ma non rende felici. Una democrazia degli scontenti non serve a niente, non serve a niente crescere, uscire dalla crisi, se non ci prendiamo veramente cura di chi soffre, se non sentiamo il dovere di onorare veramente i morti.

Sarebbe stato bello se il Presidente della Repubblica avesse ordinato di fermare la sfilata del due giugno o di annullare l’acquisto di bombardieri. Il Presidente auspica, i partiti studiano come conservare i privilegi senza darlo troppo a vedere. Non accade altro nei palazzi della politica. Il bello e il brutto sono giù nel mondo.

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10 thoughts on “contadini del sacro

  1. da giorni si sentono le ragini di due posizioni, una a favore della sfilata e l’altra no. E sono ragioni sempre più raffinate e sottili. Pensavo che proprio in questo è il problema: più si spacca il capello più ci si allontana dal cuore del problema. Che è semplice e attraversato da sentimento. Questa sfilata alla fine è un offesa ai morti e anche ai vivi.

  2. D’accordo, condivido. Meglio non farla la sfilata, in segno di lutto ( e di unità) nazionale. Il nostro Presidente dimostri di essere aderente al sentire comune, come ha fatto altre volte. Riperto, non è questione di “sobrietà”, è questione di non farla proprio,, quale atto dovuto per lutto.

  3. sentite, tutto questo casino è perchè è morta gente del nord, dei terremoti dell’irpinia e dell’aquila non gliene fregava a nessuno, adesso quell’escremento di aldo cazzullo dice che è il terremoto dell’italia, solo adesso il governo vuole fare qualcosa, si pone il problema di costruire antisismico

    • Ma no, dai! L’hanno sempre detto, dopo ogni sciagura, di voler fare qualcosa per evitare il ripetersi in futuro… E qualcosa, debolmente e fiaccamente, si fece (le norme per le costruzioni antisismiche dal 74 in poi, per esempio) anche se, come sempre, non ci si curò dei controlli ecc.
      Non è questione di Nord e di Sud, non credo proprio. Dell’Aquila si parlò molto (c’era tra l’altro il Berlusca che se ne voleva fare un vanto e dietro gli andavano le televisioni strombazzando: fu fatto, eccome, “casino”!). E anche sull’Irpinia – e, prima nel caso del Belice. Si parlò, si pianse, si fece retorica e casino – nei limiti che allora avevano i media. Si parlò, appunto. Si parlò molto. Come ora si parla di questo terremoto dell’Emilia. Si stanziarono fondi, anche.
      Il fare, poi, è un’altra cosa. Si stanziarono fondi, ma non se ne controllò l’uso.
      Cazzullo non è un escremento. Bisognerebbe stare un po’ attenti nell’uso di questi epiteti, perché poi non ne restano per chi davvero li meriterebbe. Cazzullo, semplicemente è di quelle parti. Inoltre è vero che questo terremoto, in questo momento di gravissima crisi, va a colpire una delle poche zone in cui c’è produzione ancora attiva. I morti sono stati pochi rispetto a quelli di altre sciagure, ma certamente il danno potrà andare molto al di là della semplice regione.

  4. io in segno di lutto farei funzionare i geni civili.
    che sono inutili come la parata, ma costano molto di più e ‘sfilano’ tutto l’anno…

  5. Il Decalogo del terremotato (e della terremotata) consapevole

    da 3e32.com

    1) Non disperdetevi come comunità e non fatevi mettere gli uni contro gli altri;

    2) Restate in sicurezza, ma non lasciatevi allontanare dalle vostre case e dalle vostre proprietà;

    3) Non fatevi rinchiudere in campi recintati con la scusa di essere protetti;

    4) Mantenete la vostra consapevolezza e autonomia;

    5) Vi convinceranno che non siete autosufficienti e proveranno a ospedalizzarvi: non lo permette! Ogni gesto quotidiano deve restare vostro;

    6) Non fatevi raccontare dai media quello che vi succede, siate protagonisti dell’informazione e diffondetela voi, i mezzi non mancano;

    7) Chiedete da subito controllo e trasparenza sulla gestione di tutto quello che vi riguarda: solidarietà, aiuti, fondi ecc.

    8) Fate che l’emergenza non diventi lungodegenza: ai commissari fa comodo, alla vostra comunità no;

    9) Pretendete di partecipare da subito a ogni scelta sul vostro futuro;

    10) Non lasciate devastare il vostro territorio con la scusa della ricostruzione.

    Insomma, nonostante tutto quello che vi diranno sulla solidarietà, ricordatevi che per qualcuno il terremotato è da spolpare: occhio a sciacalli e avvoltoi!

    http://www.3e32.com

  6. Concordo con Paolo e con Michele, ma voglio dire che solo gli onesti, reduci delle catastrofi, testimonieranno sempre le maggiori ferite che saranno inferte dai figuri spergiudicati non danneggiati ai veri terremotati.
    Un abbraccio affettuoso ai disastrati fratelli della pianura padana, ai vigili del fuoco, ai volontari, all’umanità generosa che dona forza samaritana con gioia, Gaetano Calabrese – LIONI (AV) –

  7. da tempo mi ronza nella testa una domanda: perché per lo più i cadaveri si seppelliscono o si bruciano? qualcuno laconico mi ha risposto: perché “sacro” vuol dire “separato”, l’assolutamente separato. ho sentito avversione al sacro. ma penso di rifletterci su…

  8. Le comunità provvisorie sorte dal terremoto sono deboli, disorientate, stentano a trovare risorse e punti di riferimento. La terra ballerina su cui posano è meno fraterna di quanto sembrasse appena prima dell’inizio del disastro. I vertici delle istituzioni, per quante promesse facciano, diventano più distanti da una popolazione fattasi migrante nel proprio territorio, incerta sul futuro, bisognosa di risorse erogate da altri per riprendere il cammino.

    Tratto da ” Il terremoto è un’istantanea ”
    Sergio Boatti, doppiozero

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