candidatura

cari amici
credo che mi candiderò alle prossime elezioni politiche.
Questa volta non sarà una battaglia simbolica.
Credo che il mio lavoro letterario e anche il lavoro di questo blog non debbano escludere la partecipazione alle elezioni.
Sento l’esigenza di contribuire a sbloccare la situazione, anche solo di un soffio, un soffio di entusiasmo.

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15 thoughts on “candidatura

  1. spero che andrai a roma e che, a causa di ciò, tanti che non hanno apprezzato appieno il valore della tua azione e della tua stessa presenza in irpinia, ti rimpiangeranno

  2. mi candido…ditelo anche voi in qualche modo, rimettiamo in bocca la parola partito, diamogli un altro senso….io penso a un partito dolce, ingenuo, incantato….lamentarsi e basta è pericoloso, proviamoci noi, cominciamo a farlo da qui, quello che accadrà nelle urne dipende molto da quello che facciamo qui…..
    io ho deciso di candidarmi e allora non resta che farmi propaganda. inizio con un pe…zzo sul mio lavoro. fatela pure voi un poco di propaganda per me, per noi, per questo mitico partito che non c’è……

    ****
    Chi è Franco Arminio? Uno che va in giro per paesi e li descrive. Certo, ma non solo. Uno scrittore? Sì, uno dei più originali delle ultime generazioni. Ma non basta. E’ soprattutto un eroe culturale. Appartiene a quella genia di scrittori che fanno qualcosa di più che scrivere: testimoniano con la loro vita e la loro presenza l’incontrovertibile. Una volta si sarebbe detto che sono degli intellettuali. Penso a Sciascia, a Pasolini. Oggi lo scrittore che supera la distinzione tra arte e vita è qualcosa di più: come Roberto Saviano, un eroe culturale dei nostri tempi, oltre che uno scrittore. Chi legge “Terracarne” (Mondadori, pp 353, §18) incontrerà un modo ancora diverso di essere eroi culturali: dimesso, paziente, laterale, diagonale. Arminio, ipocondriaco all’ultimo stadio, vive su di sé, sulla sua pelle quello che racconta dei paesi del suo Sud. Lo fa in un modo assoluto, estremo, eppure dolce e riflessivo. con ‘Terracarne’ ci ha dato un libro straordinario che sarebbe da leggere nelle scuole per far capire come gli scrittori s’impastano con la realtà e la somatizzano. Una scrittura pungente e insieme calma, affabulante e stralunata.
    marco belpoliti, da “l’espresso”

  3. ho scritto già prima di questa tua decisione:

    sono molto contento della tua decisione e tuttavia mi chiedo, in un contesto di prosaici, come potrà un grande poeta come te non snaturarsi?

    ti auguro che tu possa farcela per innescare quel contagio poetico di cui la politica ha disperato bisogno

    bruno vaglio – nardò (le)

  4. scusate, è questo il mio commento integrale

    ho scritto già prima di questa tua decisione:
    Penso che la pesologia sia una intuizione capace non solo di analizzare umanamente (olisticamente) la realtà, ma anche di avere responsabilità propositive. La sua poiesis deve andare oltre i testi cartacei per conquistare i cuori degli operatori di paesaggio, che siamo noi uomini, tutti.
    sono molto contento della tua decisione e tuttavia mi chiedo, in un contesto di prosaici, come potrà un grande poeta come te non snaturarsi?
    ti auguro che tu possa farcela per innescare quel contagio poetico di cui la politica ha disperato bisogno
    bruno vaglio – nardò (le)

  5. scrivere in qualsiasi modo e pubblicare venendo letti è far politica. politica culturale. lo è sempre stato, ma nel nostro tempo lo è ancor di più, anzi è l’unico autentico fare politico.
    candidarsi alle elezioni, trovarsi negli ingranaggi della propaganda elettorale è già qualcosa di molto diverso.
    essere eletti, uno tra centinaia, in parlamento è qualcosa di ancora più distante dalla politica…
    non è in alcun modo un consiglio all’amico franco. è solo quel che penso della politica.
    ma non è nemmeno un mio personale sentire. non è una semplice opinione. anche se non può che presentarsi così in questo intervento. quindi si può semplicemente dissentire o consentire. e per saggia prudenza direi che conviene a tutti dissentire.
    in altro momento posso tentare di esporre gli argomenti. questi andrebbero poi col dovuto impegno confutati.

  6. Si è giusto provare. Certo la scelta del partito è difficile, soprattutto in questi tempi dove sono considerati dei luoghi infernali. Tant’è che un saltimbanco come Beppe Grillo riesce a catalizzare il voto. Il problema non sono le cose programmatiche che porta avanti il Movimento a 5 stelle, Se si escludono le componenti massimaliste di quel programma – dove non si tiene conto del contesto socio-economico maturato in Italia e del fattore tempo necessario ai cambiamenti radicali e dove si vorrebbe tutto e subitissimo – tutto sommato ci sono idee vere sulle quali puntare; particolarmente in relazione al metodo orizzontale di selezionare strategie e di applicare le azioni conseguenti. Il resto dei partiti sconta l’odio e l’indifferrenza della gente . SEL di Vendola, ad esempio, nei contesti territoriali di riferimento punta sugli stessi uomini che 15 -20 anni fa erano minoranza nel PDs -Pd, e si portano dietro il rancore vendicativo. Resta il PD, rispetto al quale ci sarebbe da impegnarsi veramente per fare pulizia – anche dall’interno – della vecchia classe dirigente che ha snaturato il senso del manifesto fondativo di quel partito, Certo ci sarebbero i radicali, ma che vuoi fare troppo liberisti e poi chi li vota se non i radicalchic . L’Italia dei Valori ? mah … troppi iscritti ed eletti che hanno occupato lo spazio per motivi troppo opportunistici, Ancora , i partiti del secolo scorso, ma insomma la tua poesia ed il tuo pensiero – caro Franco- non mi sembrano adattabili ai vetero comunisti. Insomma in bocca al lupo.

  7. E’ giusto provare.
    Poi riprovare.
    Quindi, eventualmente, ri-provare.
    E’ la fase due che distingue il metodo scientifico dalla coazione a ripetere…

  8. Cosa fa l’eletto in parlamento? Le leggi. È un legislatore (protempore, per legge non divina né naturale). E voi credete che le leggi possano cambiare il mondo? No. Con le leggi il mondo lo si uccide! Ma per fortuna il mondo non si lascia uccidere…

  9. Dietro questa scelta di candidarsi c’è anche la paura della morte, la sola cosa che alimenta la dinamica arminiana, e la politica ha bisogno di ritrovare la morte perché non ha più certezze.

  10. Candidarsi è un diritto costituzionale democratico di ogni cittadino. Gli interlocutori sono gli elettori, a cui bisognerebbe dire qual’è il programma politico in cui si crede e non il partito in senso generico:questo, quello, quell’altro. La politica riguarda soprattutto le condizioni materiali dei cittadini e quindi essendo diverse, bisognerebbe dire quali cittadini si vogliono rappresentare in parlamento.Poi c’è un attacco alla democrazia formale e bisognerebbe dire cosa si pensa della sua ristrutturazione, ecc.ecc.Poi c’è una crisi economica che fa paura e bisogna dire chi deve pagare il conto .Dire mi candido, sono disponibile a candidarmi mi sembra detto più ai partiti, che in questo momento hanno lo scettro del risultato monopolistico, che alla società. Quindi nel modo in cui si sta profilando questa scesa in campo mi sembra più un’ambizione personale che una genuina ambizione politica! Si cominci a raccogliere le firme per una candidatura democratica sullo straccio di programma d’impegno e poi si vedrà se il poeta Arminio è ritenuto affidabile per una svolta da parte degli elettori e non dei partiti o dei giornali.
    Per ultimo chi si candida alle prossime elezioni, se non dichiara di rinunciare ai privilegi che si sono sedimentati e accumulati non credo che sarà facilmente suffragato sulla base delle belle parole.La politica non è poesia è terra carne.

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