Nusco, il giardino borghese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Luigi Capone

Squallide coppiette che si tengono per mano e passeggiano con aria seria, ogni tanto facendosi un sorriso melenso. Magari con il passeggino, e con il maglioncino blu sulle spalle. Vanno su e giù per il giardino borghese. In questo piccolo carcere a cielo aperto non si scopa, si è in una grazia del signore triste. Si è in una eterna apatia che sfocia in esaltazioni per serenate davanti ai balconi, sull’asfalto. In cene in ristoranti kitsch di Grottaminarda, di matrimoni compiuti per non rompersi i coglioni, per avere una scusa per festeggiare. E sempre in cattolico decoro, casa, chiesa, lavoro, passeggiata e passeggino. E maglioncino. E gelato al limone. A casa presto perché dopo mezzanotte ci sono i ragazzacci cattivi. A casa presto che domattina c’è la passeggiata col sindaco, c’è la domenica delle palme. Poi c’è il santo da portare, c’è la cena coi parenti, c’è la celebrazione di qualche battesimo in qualche ristorante dove si mangia male.


Per alcuni di loro il problema principale se mi buttassi dal balcone sarebbe la brutta figura. Lo farei soltanto per vedere come poi passerebbero l’estate a parlare di me, in piazza seduti su sedie di vimini e nella predica di don Dino la domenica.
Che falsa famiglia che è questa ex comunità. Non è fatta di persone ma di figure che indossano vestiti dorati e hanno anime di piombo, ritratto dell’ipocrisia.

Sono giocatori di carte accaniti, guardano e commentano i culi di ragazzine fintamente emancipate che non gli si concederanno mai fino agli ultimi giorni dell’estate, quando avranno capito di averla sprecata.

Sono grandi sportivi accasciati su una sedia. Sono la proiezione di quello che non hanno.

L’evento dell’estate si chiama Folies d’été, ubicato attorno alla piscina di un albergo vicino a dove finiscono le urine e le feci dei nuscani. A ritmo di discoteca due fessi si improvvisano dj, si illudono di essere a Milano Marittima ma l’unico mare lì vicino è quello del depuratore. E si mimetizzano benissimo. Arrivano da tutti i paesi dell’ Altirpinia, mi è capitato di imbattermi in due poverelli che erano venuti da Lacedonia.

Quando entro in piazza, nel loro salotto, mi sento accolto come un estraneo. L’argomento cardine è Dio. Chiunque qui è legato a qualche cammino o a qualche comunione. L’unica possibilità che si intravede non è in direzione orientale o occidentale ma in ascesa verticale, verso l’alto. Ancora più in alto. Essendo già su una montagna e distaccati dalla terra è quella l’unica direzione possibile, e l’unica speranza concreta il miracolo.

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5 thoughts on “Nusco, il giardino borghese

  1. La tristezza di questo Paese non finisce con il mancato inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, si spinge oltre, ragazzi distanti dalla vita vissuta che per chissà quale “magica” combinazione si scoprono divinità giù in terra!!!
    Com’ è diverso il nostro mondo visto con il sudore della fronte che scende sugli occhi, dopo un duro giorno di lavoro!!!

  2. Simona dovresti sapere che questa cosa vale per tutti gli esseri umani : il posto in cui sei nato e cresciuto ti segue per tutta la vita e a volte è una dannazione. Poi molti quando tornano dalla città e fanno finta che non sia così modificando anche l’accento magari.

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