Ricordi che ho dei miei paesi

Ricordi che ho dei miei paesi.
Una donna che porta un cesto sulla testa, camminando lungo un viottolo di campagna.
Una eco che ritorna sulle note di una canzone popolare del mio conterraneo Domenico Modugno e che parla del venditore di sale e sapone, “Sali e sapuni aju ‘ddò”
Mi dicono che questi paesi sono morti e che la modernità li ha cambiati per sempre. Credo sia vero, eppure…
Eppure capita, le sere, di trovarsi in un posto lontano della mia terra, senza saperne il nome, perché i segnali di indicazione si dimenticano, si vogliono dimenticare.
Può essere Montemesola, piuttosto che Oria, ma la cosa non cambia.
Se passeggi lungo il corso, se ti siedi ad una panchina, mentre la gente si riversa nella strada principale, il giorno di festa, lo ritrovi: ritrovi la gente sulla soglia di casa a parlare, ritrovi i vecchi al caffè, ritrovi il circolo cittadino, ritrovi la chiesa alla fine del viale.
È il paese.
E se con l’auto percorri una piccola frazione risenti l’odore di un tempo andato che ti invade il cuore: la campagna, gli ulivi secolari e le case di pietra antica perse fra il verde.
Ed è Sud, è Meridione, è Puglia.
Lo senti nell’animo, anche se hai cercato di rinnegarlo per un certo periodo della tua vita: ti dà una sensazione di dolce e tenero tormento, come un ricordo di bambino che non puoi cancellare.
E siccome senti che sei nato qui, che questo è il tuo posto, sai che, anche lontano miglia e miglia, esule per tua scelta o per costrizione, all’altro capo del mondo, lo cercherai in ogni angolo della terra, senza poterlo più trovare come lo conosci.
Perché sai che nessun altro posto del mondo potrà parlare al tuo animo come parlano quei luoghi.

Francis Allenby

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10 thoughts on “Ricordi che ho dei miei paesi

  1. Fra questo post e il durissimo “Nusco,il giardino borghese” c’è un abisso. se devo buttarmi nella voragine di quest’abisso scelgo il lato di Francis Allenby.mi sembra che ci siano meno rovi e spine che non ti lacerano la pelle ma che ti graffiano il cuore. con affetto . angelo Castelluccio

  2. Direi due visioni diverse, ma entrambe rispecchianti una realtà, che è sempre in continua mutazione. Anzi, rifacendomi al contributo di Luigi Capone, credo che presto descriverò anche io cosa non mi sta bene di quella realtà, che è la mia, che è quella in cui vivo e lotto quotidianamente. Perchè ogni rosa ha le sue spine.

  3. La realtà….una finzione! Si finge di essere cristiani e si tengono a debita distanza gli extracomunitari confinatli nel ruolo di badanti e manovali. Si finge l’unità di coppia e si cercano affannosamente amanti possibilmente tra i giovani. Si finge un certo status simbol indossando capi firmati “Cavalli” e spesso ad esibirli sono solo degli asini. Si fingono e/o si millantano conoscenze ,indossando abiti da intellettuale,con successo, laddove c’è il vuoto,l’ignoranza. Si finge amicizia per non rimanere soli a fare lo struscio o al tavolo di una pizzeria
    Si finge e si millanta non solo nel “giardino borghese”,si finge ovunque!
    Nel giardino borghese abbiamo,un valore aggiunto,la supponenza!

    • Non ci sono giustificazioni all’arroganza!
      Si può invece tentare di comprendere l’arrogante attraverso un’analisi di questo soggetto che si serve di essa nelle relazioni interpersonali. E….
      sperando di non fare psicologia a buon mercato,direi che quest’ultimo è un frustrato che unisce l’ignoranza alla cattiveria!

  4. Ciao Fiorella, ciao Luigi. Avevo pubblicato un commento alle vostrte risposte ed anche un articolo che completava quello precedente, illustrando le cose da un altro punto di vista e mettendo in luce quelli che potevano essere i lati negativi. Tuttavia nessuno dei due è stato ancora pubblicato, e me ne rammarico. Ci tengo, però, a specificare che quando mi riferisco a ‘realtà’ non intendo ‘cosa reale’, bensì un sinonimo di condizione, stato, contesto.

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