IL PAESE: LA ROSA E LA SPINA

Ho già parlato della mia idea di paese come patria, come Meridione, intendo; altro è quello che il paese rappresenta come realtà sociale.
Giunsi, un giorno, al paese, per lavoro. Giuro che non avevo pregiudizi di sorta ed anzi mi sentivo armato di grande entusiasmo.
Notai subito una atmosfera chiusa, circoscritta, sorda, quasi irrespirabile.
Spieghiamoci: entrando in quel posto sei sempre un estraneo, perché la verità è che non appartieni al paese, e ti guardano tutti come un alieno.
Una impressione, certamente.
Poi col tempo, però, cogli la realtà, la comprendi a fondo. E capisci che è vero.
Sei lì che cerchi di fare il tuo dovere e dei visi ti passano davanti facendoti strani sguardi: sono, per caso, derisori?…
Piano, lentamente, inesorabilmente viene fuori una cultura insabbiata, occultata: una cultura dedita all’oscurantismo, alla scortesia, alla prepotenza, allo sgarbo. Ma perché?
Infine, un mattino, un giovane, al termine di uno scambio di idee, te lo dice apertamente: “Qua comandiamo noi!”
È questa, allora, la legge del borgo? E forse di tutti i borghi del mondo? Qua comandiamo noi. Qui ci facciamo le leggi a modo nostro.
Si, nelle cittadine si fanno le regole per conto loro, nel senso che – come un abito cucito su misura – se le adattano al meglio.
Si danno da fare, certo, perché è una realtà più piccola e più controllata.
Ci sanno fare, e sanno rendere il posto dove vivono più bello, anche, con piani regolatori studiati da loro stessi, perché conoscono personalmente il sindaco e la giunta comunale, e così si assicurano lavoro e benessere.
E credono, secondo loro a ragione, che il mondo giri intorno a loro e che tutto il resto del mondo sia popolato da stupidi, al loro confronto.
E come lo definiresti, con una parola sola, il farsi le regole per conto proprio, tali che vadano bene solo per chi ne usufruisce? Come la chiami la sopraffazione sistematica, la boria, la coercizione, non solo psicologica?
Certo, il nome c’è, ma preferisco non usarlo. Non perché non voglia dirlo: lo uso spesso, ed è anche molto abusato. Ma stavolta vorrei che lo si deducesse.

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One thought on “IL PAESE: LA ROSA E LA SPINA

  1. Tutto verissimo! Nei paesi manca la fiducia. Non ci si fida delle idee diverse. Chi si ostina a diffonderle viene guardato e attaccato con sospetto. E quel concetto non pronunciato nel post diventa consuetudine quotidiana. Ma in questo è il bello: i sistemi malati e consolidati vanno erosi alle fondamenta, dall’interno. Resistere è l’unica legge possibile.

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