uno, sud e centomila

metto qui un pezzo uscito oggi su “il fatto”. con questo pezzo inizia la mia collaborazione con questo giornale. rimane comunque il rapporto col manifesto.

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Il sud è bipolare, il sud fallisce, il sud rinasce, ti esalta e ti avvilisce, impasta nel presente il suo passato, il sud corrompe, arranca, chiasso e silenzio, terre gremite, terre abbandonate, Napoli e Montaguto, la costa di Amalfi e gli Alburni, il mediterraneo dei porti e il mediterraneo interiore.
Il sud che va visto caso per caso, casa per casa. Rapine antiche, rapine piemontesi, e rapine di oggi, quelle ispirate dalla lega, il sud che spreca e che si spreca, il sud di Cosentino e del vecchio di Greci che fa i caciocavalli e non è mai stato ad Avellino, il sud che ha venduto le vacche, il sud che ha il mito della pensione, il sud delle città medie, la camorra e la camorra d’ufficio. Il sud di Cassano e Rossi-Doria, di Salvemini e Scotellaro, il sud che c’è a Trani e a Giugliano, il sud delle accidie, dei contadini che lasciano al vento le buste di concime, il sud dei centri commerciali, il sud con le radici in bocca, quello coi muscoli della modernità, coi paesi palestrati dallo sviluppo, quasi sempre i più brutti.
Il sud degli edifici comunali quasi sempre orrendi, il sud che si è abituato all’inefficienza, recrimina ma non si ribella.
Il sud dei sindaci che fanno i medici, il sud delle case chiuse, dei cimiteri ampliati, il sud estivo e quello invernale, il sud alcolizzato, il sud che gioca d’azzardo, che legge Il Corriere dello Sport, che parcheggia il suv sui marciapiedi, il sud dei giornali e delle televisioni locali in mano a chi si occupa di costruzioni, il padrone che è anche presidente della squadra locale.
Il sud dei genitori che hanno fatto la casa per loro e per i figli, che però adesso non ci sono, il sud scapolo e disoccupato, webmaster e spacciatore, il sud che non fa un lavoro preciso, è sempre inserito in qualche progetto pilota.
Il sud che emigra e non torna, il sud che resta ma volta le spalle alla piazza, sud e villette, il sud che vota ancora per De Mita, il sud che lascia i paesi sui monti e scende a valle e gira in macchina, il sud suicida della Calabria, il sud che ama imbrattare e imbrattarsi, per farsi notare, il sud che c’è ad Aliano, il paessaggio bellissimo dei calanchi, il paesaggio senza ingombri da Matera a Melfi, il sud che si vede a Martina Franca e a Locorotondo, il sud che si vede a Taranto, la differenza tra Lecce e Foggia, tra Salerno e Caserta, i deliri di Catanzaro e di Frosinone, la forza del Pollino, la forza delle Murge e del Cilento.
Il sud dei ragazzi che provano a tornare, i ragazzi che guardano alla terra, il sud attento, il sud dei percettivi, il sud che si abbraccia, che ha consumato la patina provinciale, il sud che non sa che farsene della grettezza e dei luminari dell’ingiuria, il sud che ammira, che inventa, che accoglie e unisce, il sud che cammina, mangia bene, respira, il sud del grano e del latte nobile del Formicoso, degli alberi che si sono salvati dalle betoniere, delle piazza che si sono salvate dagli architetti, il sud nascosto, il sud rimosso, il sud che c’è dentro il Gargano, nell’oriente dell’Irpinia, il sud che ha l’oceano davanti a Tropea, il sud che sa incrociarsi agli stranieri, il sud che ha smesso di fare case e lasciarle a metà, il sud che pulisce davanti alla porta, che non passa col rosso, che ha imparato a fare l’olio e il vino, che fa l’amore e gioca a carte, il sud degli orti e delle galline, e poi bufale e friselle, i pomodori, il capocollo, le pere, il pane, il sud che fa teatro e fa poesia, il sud che scrive e produce canti e filosofia, il sud dei rancorosi, il sud degli estremisti della moderazione, i leccaculo, i parassiti, i furbi, quelli che ti vogliono inculare senza che tu te ne accorga, il sud senza miracoli e senza norma, il sud che non saluta i suoi vecchi, il sud che non crede e non spera, che si vende il voto e l’anima a vecchi notabili miopi e ingordi, il sud senza scrupolo e senza utopia, il sud con la pancia, coi piedi puzzolenti, il sud che fa i compleanni, le cresime, i matrimoni, il sud delle macchine grandi e degli occhiali da sole, il sud che insegna al nord, che lavora nelle poste, il sud che fa il carabiniere, il sud della moglie dello spazzino che ha comprato uno Chanel n.5 per la figlia che compie dodici anni, il sud dove non si può salire ma si può solo sprofondare, il sud che si lamenta perché non c’è niente e perché non c’è la comunità di una volta, il sud che si diverte a parlar male di tutti e di tutto, il sud che va dai medici e non li trova, il sud che guarda al nord e non si guarda dentro, il sud che non ha più capitale, che non ha più centro, il sud del nuovo umanesimo delle montagne, della desolazione che a volte è anche beatitudine, il sud che sa diventare decrepito, che sa passare il tempo, il sud che deve farla finita con gli imbrogli e che non deve più mandare imbroglioni in Parlamento, il sud che sa ammirare, il sud che deve portare l’Italia dentro il suo mare, il sud del mito, computer e pero selvatico, malattia e cura, sagra del futuro.

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15 thoughts on “uno, sud e centomila

  1. Penso che bisogna ringraziare franco per la bellezza dialettica l’analisi completa e la sintesi che proietta il sud in un movimento di futuro.

  2. un sud che sa fare un racconto impietoso verso i propri difetti e generoso per le prorie virtù ma che comumque rifiuta di essere oggetto sociologico,politicista o criminale ma di tentare di farsi soggetto culturale e politico…grazie franco

  3. Questo pezzo ,caro Franco è una poesia,tragica e bellissima. Pone in evidenza le ombre ma soprattuto la luce meravigliosa del mezzogiorno. Qualche anno fa c’era nel programma di governo di un politico che poi le elezioni le perse ,un progetto sul Sud come “California d’Italia”.Nelle sue intenzioni(presumo in buona fede) vedeva il sud come la terra del turismo perfetto, sole,mare,aria e cibo buono. Forse non aveva tutti i torti ,forse nessuno di noi è convinto di tanta bellezza,forse perchè siamo i primi a non coltivarla.Forse perchè manca l’approccio culturale di cui parla anche Mauro Orlando e che tu riesci a far emergere.Complimenti Franco.

  4. mannaggia alla miseria! posso dire che ho sorriso? grazie Arminio. Colgo l’occasione di condividere il tuo intervento al Castello Ducale di Bisaccia nel convegno filosofAria. Intervento caratterizzato da un equilibrata considerazione delle risorse in campo e della loro interazione.

  5. Letto in anteprima sul FATTO QUOTIDIANO e, devo dire, in quel contesto suonava proprio bene. Come dire, aggiungeva un tocco di asciutta poesia al generale tono un po’ serioso-incazzato (giustamente serioso incazzato) di quel quotuidiano, il solo -ahimè- a dire le cose come stanno, manifesto e fogli semiclandestini a parte, si capisce.

  6. ottima la tua capacità, caro franco, di calibrare i tuoi articoli a seconda del taglio-stile del giornale che li ospita, senza snaturare il tuo pensiero. ma tu, in questo sud bipolare che tracci, vedi un’unità sì o no?

  7. è come una di quelle canzoni che ascolteresti a ripetizione infinita… Grazie. Un ritratto dignitoso, essenziale, reale. Hai citato il “sud che si vede a Locorotondo…” il paese in cui non vivo, ma da dove non sono mai partita.

  8. Ho percorso proprio oggi le strade dell’Irpinia d’Oriente:Bisaccia, Cairano, Calitri, Lacedonia, Aquilonia, ecc… . Nel tuo articolo ritrovo tutte le contraddizioni che mi sono saltate agli occhi, le stesse della mia Irpinia, Zungoli, anche se vivo a Napoli. Forse per questo apprezzo di più le antinomie. Complimenti per l’articolo.

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