pavese sul balcone

leggere pavese sul balcone della casa che guarda le terra dove ho passato la mia infanzia, finire di leggere e uscire dall’altro lato della casa, quella dove ci sono le macchine parcheggiate. mi infilo nella mia e mi avvio verso la casa dove vivo, non ci ho pensato neppure un attimo di cercare la piazza, non ne ho più bisogno, adesso mi basta un balcone che da sulla terra dell’infanzia, un balcone che non ho mai avuto, perché quando avevamo il ristorante al posto del balcone c’era il gabinetto, allora la casa non era mia, era dei clienti. anche oggi ho provato a sollevare la giornata, a metterla fuori dall’epoca, ci ho provato con le pale eoliche, qui è come le macchine che giocano coi soldi, metti una monetina sperando che ne cadano cento, e invece non cade niente. io ho sempre questa impazienza di intensificare la giornata, di dare un colore più vivo, ma la tinta dell’epoca nessuno la fa da solo, al massimo puoi tingerti le unghie. la tinta dell’epoca è questa parola sfatta, l’ardore di stamattina per le pale eoliche adesso è perduto, magari tornerà nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, pavese mi ha portato da un’altra parte, ho sentito il suo tremore e la mia stanchezza, posso pure uscire questa sera, ma il mondo non è in piazza, il mondo non è più da nessuna parte.

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