la poesia e la politica

di luisa cavaliere

La poesia e la politica. L’utopia e il concreto incedere dei fatti. Il tempo magico del sogno e quello scandito dall’opaco percorso dell’accadere. Franco Arminio con il suo lucidissimo progetto antagonista con la sua nuova (e gaia) scienza che ha chiamato paesologia, ha sfidato la lucida razionalità di scienziati come Gino Nicolais ( presidente del CNR) e Mario Santangelo ( prestigioso chirurgo ed ex assessore alla sanità dell’ultima giunta Bassolino).Bassolino che ha seguito il confronto con un silenzio attento.
In una sera d’estate nel Cilento Una discussione appassionata che ha coinvolto giovani e meno giovani impegnandoli sulle risposte possibili alla domanda: quale domani?
Consapevoli tutti e tutte che il vero luogo per costruire il futuro, il vero spazio per l’azione è il presente . Un presente che è transito breve e fulmineo tra la memoria del passato trattenuta senza temere la nostalgia che sempre produce, e la costruzione di un futuro non prigioniero della tecnica né addomesticato, ridotto in quell’insidiosissimo livellamento che è il cittadIno ( o suddito ?)globale.
Due ore intensissime di confronto serrato Due ore in cui si è parlato di quella politica che muove e commuove, quella che fa dimenticare il “proprio” e proietta sull’altro l’agire e il pensare, quella che sa l’asprezza e la difficoltà dell’esperienza umana in una contemporaneità che sembra aver dimenticato il tempo, le parole, la felicità e la nostalgia che connotano l’irripetibilità della vicenda di ognuno .
Il poeta che scopre inquieto inaspettate profondità in interlocutori considerati lontani , irriducibili alle ragioni dell’ascolto,della natura, della tenerezza. Lo scienziato che sente il richiamo di ciò che è sfuggito alla sua catalogazione e che, forse, potrebbe indicare vie di uscita, sentieri inesplorati da percorrere per sfuggire ad una crisi che permea tutto l’orizzonte: le parole, il senso comune, e,forse, il destino di tutte e tutti.
Disfano la trama di un discorso che le ha escluse diventando, anche per questo, così poco convincente, le osservazioni di alcune presenti Giovani pensatrici come Renata Pepicelli (autrice di un recente saggio sul velo nell’Islam tappa di un percorso che indaga le “altre”) che invita a disegnare transiti tra i differenti saperi recuperando l’interezza e la ricchezza delle relazioni. Senza censure. Senza rimozioni. Senza cedere alla seduzione dell’utilità.
Un dialogo a piu’ voci . Non mortificato in un’impossibile e indesiderata conclusione. Domande che si sono incalzate l’un l’altra generando quell’attenzione profonda che ostruisce la strada della sintesi frettolosa e che allude ed auspica una “vita contemplativa” non come impossibile ed impotente risposta alle frenesie contemporanee ma come via (l’unica?) per ritrovare la possibilità della felicità.

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