una lettera su aliano

Caro Franco,
> per prima cosa grazie ancora della bella festa che hai organizzato per dare
> inizio al festival di paesologia di Aliano. Sono molto contenta dei
> chilometri fatti (e rifatti, per tornare), dei posti visti, delle persone
> che si sono lasciate conoscere e di molte cose che ho sentito raccontare in
> questi giorni. La sera di sabato, poco prima di salutarci, l’altro Antonio,
> l’amico di Petrocelli, mi ha chiesto: Chiara, sono proprio curioso di sapere
> cosa ne pensi di questa giornata e della Basilicata.
> Al momento credo di aver farfugliato qualche banalità, ma a volte va così,
> che le parole giuste vengono in mente solo dopo. Poi ci ho pensato (mille e
> passa chilometri sono utili per pensare. Ah! Aliano alle 4.30 del mattino è
> bellissima: eravamo svegli solo io, i cani e il vento) e mi sono venute in
> mente un po’ di cose. Visto che per gentilezza anche tu mi hai chiesto di
> scriverti che ne pensavo, lo faccio, sperando che questi pensieri facciano
> un po’ di bene anche a te (come ha fatto bene a me pensarli). Te li divido
> in tre gruppi, così puoi leggerli quando e come ti va. Allego alla mail
> anche una tua foto da “condottiero”. Le altre le metterò su fb, ti avviso
> quando lo faccio così se ti va puoi condividerle.
>
> 1. Impressioni
> Sono arrivata ad Aliano partendo da Matera e passando da Garaguso,
> Accettura, Stigliano. Nessun navigatore, ma solo una carta 1:600 000. Il che
> vuol dire che spesso mi fermavo nei paesi che attraversavo per chiedere la
> strada: occhi azzurri, accento forestiero, aria sperduta (che mi viene
> benissimo). Chiedevo anche per il piacere di chiedere e sentirmi rispondere,
> e non solo per sapere vagamente dov’ero finita.
> Meraviglia. Esistono posti così.
> Una consapevolezza improvvisa: ma io l’Italia non la conosco (e “sono sempre
> in giro”, come dice mia madre).
> I vecchi in strada a parlare (ma le vecchine dove sono? Ad Aliano le ho
> incontrate solo la mattina presto, andando al cimitero).
> I cani: tanti pure loro, e come i vecchi, anche loro giù in strada “a
> contarsela su” (lombardismo, me lo passi?).
> I bambini che giocano a pallone. Sempre e solo a pallone. Per lo più maschi.
> Qualche bambina a passeggio con la nonna o per mano a un fratello più grande
> (da noi, nei paesi, i bambini sono spariti. Non che non ce ne siano: è che
> fanno le “attività pomeridiane” quando non sono a scuola. Quindi non se ne
> vedono più, di deliziosamente annoiati, in strada).
> I calanchi: Stupore. Stupore. Stupore. E la grazia dei canti e delle donne
> che hai disseminato tra i sassi. E il bravo Petrocelli, che sorpresa anche
> lui.
> La disarmante presenza sul palco di Alfonso Guida, e le sue stanze,
> bellissime.
>
> 2. Una storia lucana (alla lontana)
> Della Lucania non ti posso dire molto: sono lombarda. Di origine
> lombardo-brianzole (per parte di padre) e venete-friulane (per parte di
> madre). Cresciuta in un paese di 10.000 abitanti sul Lago Maggiore
> (Lombardia) che se lo attraversavo in barchetta arrivavo in Piemonte in meno
> di dieci minuti; ho studiato prima in un paese un poco più grande del mio, a
> Gavirate (sempre Lombardia), poi a Pavia (ancora Lombardia) e poi ho
> lavorato a Milano per 5 anni come ufficio stampa nell’editoria (Lombardia al
> cubo). Ogni tanto una o due persone che ho conosciuto ad Aliano mi
> canzonavano dicendomi “Hai capito? Poi ti traduco!” Ma va bene così, è
> giusto. Come è giusto che mi sentissi un po’ fuori posto. Però sempre
> ospite. È bello sentirsi ospiti quando si è così ben ospitati.
> Nei mille chilometri del ritorno ho ripensato anche a un mio compagno di
> classe delle superiori, Domenico La Penta si chiama. I suoi genitori
> venivano da Moliterno. Siamo stati molto amici, quando non avevamo il
> motorino né l’automobile, e qualche volta mia madre mi accompagnava da lui a
> studiare, perché abitava in un altro paese, a Malgesso, e perché i suoi
> lavoravano in fabbrica. La casa di Domenico era nella zona industriale di
> Malgesso (1300 abitanti) sopra il capannone di una fabbrica; il padre faceva
> anche da custode, oltre a lavorare in un’altra fabbrica della zona. Ogni
> volta che andavo da lui mi sembrava di andare a Gotham City. Sì, leggevamo
> anche un sacco di fumetti, io e Domenico: tutti quei fumi, i tubi lecenti,
> le macchine. Mi sembrava bellissimo, e misterioso. A studiare si faceva in
> fretta perché eravamo entrambi bravini e poi cosa fai a Malgesso il
> pomeriggio? Niente. Allora se pioveva si guardava un film, oppure si
> passeggiava nei campi, parlando e ascoltando il walkman a metà, una cuffia a
> me e una a lui: Counting Crows, R.E.M, Pearl Jam, Nirvana… erano quegli
> anni lì, che a te diranno poco, ma ognuno ha i suoi. Domenico mi raccontava
> della nonna di Moliterno, del posto dove viveva, della casa e dei campi, e
> dei cani, che erano ovunque. Lui ci andava in estate, di solito. Che cosa
> fai là? Gli chiedevo. E lui: Niente, non c’è niente là. E io: be’, più o
> meno come qua. Ma non c’è il mare? E lui: il mare è lontano, non hai idea
> del niente tu. E poi mi raccontava dei cugini, del timballo di pasta di sua
> nonna, e si progettava di andarci un capodanno insieme ad altri compagni di
> classe per quel famoso timballo e per altre ricette che ho scordato ma che
> lui mi raccontava mentre guardavamo Big Night di Stanley Tucci.
> Non ci siamo mai andati in Lucania, dalla nonna di Domenico. Che nel
> frattempo è morta e la casa se la son divisa i parenti. Domenico,
> fisicamente, è un maschio tutto lucano. L’ho capito solo in questi giorni
> guardando quello che potrebbe diventare da vecchio. Di testa, di carattere,
> non so se Domenico è “lucano”. Conosco lui: è orgoglioso, duro, un po’
> permaloso, intelligente, generoso di quel che ha e che sa, poco propenso
> alla leggerezza. Mi sembra di vederlo meglio ora, dopo esser stata lì, ad
> Aliano. Domenico vive a Verona ora e non so da quanto non torna. Se ci
> torno, in Lucania, mi piacerebbe venirci anche con lui.
>
> 3. Idee
> In realtà solo una, che poi forse non è nemmeno tanto originale: ti ho
> sentito dire un paio di volte sabato che il festival è dei lucani, che ci
> sono artisti lucani bravissimi, che non avete bisogno dell’architetto
> finlandese o del grafico milanese. E in questa direzione va anche il
> progetto di residenza per artisti che avete pensato di fare (o così mi è
> sembrato di capire). È bello che le opere che verranno prodotte resteranno
> al paese di Aliano. Ho inteso anche quanto tu tenga, o almeno quanto ti
> sembra importante, che la cultura si incontri con la politica, non per
> servirla, ma per fare. Un percorso difficile, ma forse è davvero l’unica
> possibilità per “fare”, e per responsabilizzarsi a vicenda.
> L’idea che mi è venuta continua il lavoro che hai già cominciato con La
> terra dei paesi ma si rivolge più alle persone, e non solo ai luoghi, e si
> rifà anche al progetto (…piemontese!) di Banca della memoria (vedi
> http://www.memoro.org/it/). A me piacerebbe molto poter vedere le interviste
> ai vecchi/vecchie di Aliano. Divise per temi, grandi argomenti (il
> matrimonio, la guerra, il ciuco, l’emigrazione, Carlo Levi, ecc.). E sarebbe
> anche interessante se riuscissi a legare queste interviste con il progetto
> di Memoro. Il costo è di una persona che faccia le interviste e le monti, ma
> potresti pensare a una borsa di studio per qualche studente lucano che
> studia al Dams o all’Accademia di Storaro (sempre che esista ancora). Le
> domande le puoi scrivere tu. Poi c’è la necessità dei sottotitoli, se vuoi
> che vengano viste anche fuori dalla Lucania. E secondo me è importante far
> vedere e rendere fruibile quello che state facendo a tutti, almeno in
> Italia.
> È un’idea, non prenderla come un consiglio. Sono sicura che ne hai già molte
> e migliori tu.
>
> 4…Infine
> grazie ancora. È stato bello conoscerti dopo averti letto. Hai fatto davvero
> un bel lavoro sabato ed era così bello vederti tutto indaffarato e frizzante
> che ogni tanto mi chiedevo Ma è la stessa persona delle Cartoline? Sì, la
> stessa. Il bello è proprio questo.
>

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