sud, quattrocento anni prima del baratro

metto qui un pezzo uscito oggi su il manifesto.

Il Sud secondo i ricercatori sarebbe indietro di 400 anni rispetto al Nord. La prima reazione quando senti una notizia del genere è che il peggio tende sempre a peggiorare. Da quando si è fatta l’Italia si è creata una sorta di opera collettiva che ha messo il Nord sopra e il Sud sotto. Come se la collocazione geografica già parlasse da sola e definisse una subordinazione obbligata. Questa col tempo è diventata una profezia che si autoavvera. In pedagogia si chiama effetto alone. È più facile confermare un giudizio positivo che smentirne uno negativo. Allora immaginiamo il Sud e il Nord come due compagni di banco, messi insieme senza che nessuno lo volesse da un piccolo Stato che governava il Piemonte. Lo Stato unitario si è comportato come un insegnante che ha sempre considerato il Nord come un alunno più laborioso e in linea con i programmi. Il Sud è sempre stato l’alunno che non segue, l’alunno che accumula ritardi. E di questo passo siamo arrivati ai quattrocento anni di cui si parla adesso. In realtà i due alunni avrebbero bisogno di un altro insegnante, cioè di uno Stato e dunque di una classe politica che consideri i due alunni sullo stesso piano. E una volta accertato che su alcune cose il Sud è troppo indietro rispetto al nord si dovrebbe fare quello che ha fatto la Germania dell’Ovest coi cugini dell’Est, un vero investimento straordinario. Invece al Sud l’intervento straordinario, quando c’è stato, in anni ormai lontani, era la semplice sostituzione di quello ordinario che non c’era mai stato. Era un investimento che non mirava a ridurre le differenze, ma a dare soldi ai potenti meridionali in modo che potessero mantenere il loro potere e continuare a fare gli interessi settentrionali. I democristiani del Sud che spesso hanno governato a Roma, basti pensare a De Mita, in realtà non erano uomini potenti, perché il potere non lo avevano strappato a nessuno, semplicemente lo gestivano per conto terzi, per contro dei famosi poteri forti che erano e restano legati al Nord.

Il Sud era in ritardo perché scambiava le elemosine per fortune. Adesso questo schema si è rotto e comincia a farsi strada la percezione che chi è avanti in realtà è più avanti sulla via del baratro. Il mezzogiorno una volta esportava le sue braccia e anche i suoi talenti, adesso si è aggiunta l’esportazione delle mafie.

È chiaro che i governi degli ultimi vent’anni hanno trascurato il Sud per compiacere la Lega. Come stupirsi a questo punto che vecchi divari si siano allargati? Però in questi anni si è allargata anche la crisi del modello basato sul binomio produzione-consumo. E il Nord ha scoperto di aver consumato la sua terra e la sua aria. E da questo punto di vista il divario andrebbe rovesciato. È il Sud che è più avanti, nonostante i guasti prodotti da quelli che lo volevano assimilare al Nord.  Insomma non possono esultare né i padani  e neppure i neoborbonici. L’Italia è unita, ma si è unita nello scontento. Ogni città e ogni paese è una sagra dello scontento. I padani si lamentano che pagano le tasse per gli scansafatiche meridionali. Questi si lamentano che non c’è lavoro, ma mancano anche i treni e tutte quelle cose che danno linfa costante al vittimismo meridionale.

Forse quello che il Censis non riesce a fotografare è la bancarotta antropologica degli italiani. Lo fece Pasolini a suo tempo, quando ancora non c’erano Formigoni e la Polverini. Ci vorrebbe un rapporto per illustrare il nichilismo di massa della nostra società, anche quella che prende ordine dai poteri ecclesiastici. Altro che Sud e Nord, altro che vantaggi e ritardi. La faccenda è drammaticamente capillare in tutta la nazione. Al Nord i luoghi più ricchi hanno perso l’anima. Al Sud dove sono arrivati i soldi è arrivato anche lo scempio. Forse il compito di una società oggi non è avere un motore che spinge più forte, ma un volante per sterzare. È quello che si è perduto e non può essere certamente sostituito con il volante di carta rappresentato dalla “crescita”.

franco arminio

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4 thoughts on “sud, quattrocento anni prima del baratro

  1. Il Sud è più bello del Nord quando profonde mattine di sole azzurro e al Nord il cielo è bianco, il Sud è più bello del Nord quando, parlando, lascia spazio tra una parola e l’ altra, il Sud è più bello del Nord quando puoi comprare in un piccolo negozio in piazza e non devi andare con l’ automobile in una grande piattaforma di cemento con centri commerciali, il Sud è più bello del Nord quando un negoziante ti chiede come stai e a chi sei figlio, il Sud è più bello del Nord quando non ti mette fretta se ti sei fermato a parlare con un amico in strada e rallenti il traffico, il Sud è più bello del Nord quando non senti rumori ma solo suoni, il Sud è più bello del Nord quando i ragazzi aprono le porte alle ragazze e pagano il conto,:) il Sud è più bello del Nord quando non ti chiede i 5 centesimi del resto, il Sud è più bello del Nord quando ti invita al bar a bere una cosa perché sei arrivato dal Nord e sei un ospite gradito, il Sud è più bello del Nord quando non guardi l’ orologio ma sei seduto in un caffè per ore e ore a guardare la gente che passa, il Sud è più bello del Nord quando ti riconosce, ti chiama per nome e ti abbraccia con affetto, il Sud è più bello del Nord quando ti invita a pranzo e non ti chiede di portare qualcosa, il Sud è più bello del Nord quando lavori meno ore e il resto del giorno puoi oziare, il Sud è più bello del Nord quando non trascorri la pausa pranzo in palestra, il Sud è più bello del Nord quando schiacci un pisolino dopo pranzo, il Sud è più bello del Nord quando arrivano tutti in ritardo e nessuno se ne preoccupa, il Sud è più bello del Nord quando non ti senti mai un estraneo, il Sud è più bello del Nord quando non vai a mangiare il sushi in un ristorante giapponese perché è di moda, il Sud è più bello del Nord quando tutto quello di cui ha bisogno è vicino a te, a portata di mano.
    Il Sud non esiste, è un luogo da custodire e da mostrare.
    Ci sono Sud che sono rimasti bambini, non hanno raggiunto l’ età dello sviluppo e non hanno preso la patente per la Crescita. Sono gli allievi che non sono stati educati ma che corrono liberi,senza banchi di scuola; sono i ragazzi di cui si era innamorato Pasolini: quelli disobbedienti che sono rimasti ostinatamente mancini, quelli che non si sono adattati, i dannati, gli innocenti, gli spontanei, quelli con la luce negli occhi, quelli che continuano a fare i contadini come i padri e non si chiedono perché, quelli con le guance rosse dal troppo correre, quelli che non hanno la playstation, quelli che non hanno accettato l’inaccettabile, quelli che non fanno l’amore subito ma conoscono il valore dell’attesa e sognano ancora di portare una ragazza per mano all’ altare dell’ Amore, quelli che non li fa la politica ma a cui basta l’ etica per fare politica. Quelli che sanno che la prima madre da curare è la Terra, perché è la terra che gli dà da mangiare, e da sognare. Solo la Terra, prima nutrice, nutre…Non sono gli ingenui, sono quelli che non si identificano nel modello borghese perché non conoscono il modello borghese e la parola “consumo”… ma solo quella “sapore”.
    Certo sono rari, ma non sono nostalgie. Possono sembrare luoghi comuni, ideali, utopie. Certo è che il Sud migliore è quello che la patente non l’ ha ancora presa e non la prenderà. Cammina a piedi e mostra senza saperlo il nuovo cammino a quelli più “evoluti” che ora devono tornare indietro se non vogliono cadere nel baratro.. Può vincere questo Sud Umano questa Sub-Italia?

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