…..per unire passioni civili e ardori intimi

Franco Arminio
domani arriva a bisaccia il ministro barca. è bello scrivere poesie d’amore e parlare di politica, la mia idea è sempre la stessa: unire passioni civili e ardori intimi. il comunismo ha fallito quando si è appiattito sul primo punto. questa unione, quando avviene, dà buoni politici, buoni poeti, buoni architetti, buoni insegnanti, insomma fa bene sempre e comunque. dopo barca il discorso continua, ad aliano a metà novembre……

“… non ho mai girato il mondo.
faccio ogni giorno
l’imitazione di mio padre
che è stato qui tutta la vita.
Quelli che giravano il mondo
arrivavano ogni tanto a casa sua”
franco arminio

di mauro orlando

Ricordo l’interessante incontro di Pertosa .Sentivo la comunanza tra il ministro Barca e franco che ammiravano attraverso la grande vetrata le colline e il paesaggio mentre nella sala si consumavano velate e volanti parole nei giochi dei progetti, metodi e ….denunce e lamenti…. tra urgenze ,decisioni e responsabilità…..naturalmenete “nuove” e “originali”! Parole e concetti di una nuova modernità di una tecnica e di una economia teologica che comunque stenta a mettere l’uomo al centro ma sempre in disparte critico, corrucciato,arrabbiato ….sempre mezzo e mai fine.Ecco alcuni florilegi letterari e sociologici non solo tra il buon senso e senso comune:” la lingua napoletana non ha il futuro come tempo verbale”, “Sud …ospizio a cielo aperto”, ” bisogna proporre un ‘accisa per la felicità”, ” i luoghi hanno piacere e sentimento”, ” non costruire nuove “enclave” culturali”, “allungare le reti”, ” nei piccoli paesi….evitare l’occhio e la lingua lamentosa di chi si sta estinguendo”, “chi cerca soluzioni economiche a problemi economici è sulla strada sbagliata”(Einaudi)…………, ……..”la bellezza è il petrolio dell’Italia”, “il futuro o è un ipotesi o è un imbroglio se non sai declinarlo al presente”…..e cosi andando nel minuetto della new economy…. nuova sociologia, nuova politica …nuova metodologia e cultura ….Il cuore e l’anima paesologica comunque l’ha fatto da “padrona” non solo per il riconoscimento pubblico non formale del Ministro e del presidente della regione Lucania al suo poeta .Franco ha ribadito la necessità di rimettere al centro dei nostri sentimenti,concetti , idee e porgetti … la centralità dei “piccoli paesi dalla grande vita” partendo dal superamnto delle categoria del moderno …spazio e tempo”…. recuperando il concetto di “luogo” come concentrato della vita passata, presente e futura. ……”A parlare della fine della modernità sono in tanti, ma le cose vivono a lungo anche dopo che sono finite, perché devono finire prima di tutto nella nostra testa. Il modello della crescita tanto osteggiato da intellettuali come Latouche, viene da molto lontano e non può essere ribaltato da un altro modello economico ma da un altro modello del sacro. Si potrebbe dire che la crescita come noi la concepiamo ha molto più a che fare con Cristo che con la borsa. Gli alberi in questi giorni fioriscono grazie alla loro generosa intelligenza e non perché si pongono il problema della crescita o della salvezza. Fino a quando non usciremo da questa ossessione di stare dentro un tempo lineare che ci deve portare a una qualche forma di salvezza, saremo sempre istigati a usare il mondo come una cava da cui estrarre merci e concetti per distrarci dalla morte.
La modernità è stata un lungo equivoco che ha migliorato le condizioni di vita materiale, ma ci ha isolato dai nostri simili e dalle altre creature del pianeta. L’io cartesiano è un sarto che ha preso le misure al mondo e gli ha fatto un vestito che è una camicia di forza. Ci siamo staccati da quello che una volta si chiamava il creato, considerandoci le uniche creature intelligenti del pianeta e invece siamo solo la specie più anomala e presuntuosa”.

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7 thoughts on “…..per unire passioni civili e ardori intimi

  1. Ringrazio paolo che ,spero non per semplice spirito caustico o di agonismo retorico ,ha voluto riportare, in questo spazio democratico e libero , la “polemos comunitaria” ai pensieri lunghi della paesologia e sottrarla ai reticoli nefasti della paesanologia con le sue Gorgone malefiche e violente e le sue sue sirene sottili e seducenti. Umanesimo parola da “usare con cura”. Vado in prestito ad un filosofo che stimo per le cautele e gli stimoli che mi suggerisce. “ Parlo , scrive Roberto Esposito,di quel complesso movimento di idee,pratiche filologiche,transiti culturali che ha preso il nome di “umanesimo” con un termine che malgrado la su apparente limpidezza, contiene al suo interno un nucleo sfuggente ed enigmatico”. L’umanesimo è fallito in ogni sua forma, come affermava Heidegger, proprio in quanto non è mai riuscito a liberarsi dalla sua radice metafisica . La modernità nutritasi del razionalismo cartesiano e dell’idealismo Hegeliano non è riuscito aiberarsi di questo dna metafisico di nascita. E’ all’interno di questo “nucleo teoretico” per un superamento non nichilistico del modo metafisico di riparlare di “umanesimo” che la paesologia deve esercitare la sua “sfida cognitiva” poetico-percettiva non “ contra philosophia” tout court .Questo il senso delle parole di Franco :” Non sono un filosofo, non sono uno che produce concetti. Non sono un politico, uno che dovrebbe risolvere problemi. Sono uno che scrive, produco visioni senza l’obbligo che siano coerenti, senza il rigore e la consequenzialità del lavoro scientifico. Il terreno in cui si muove da sempre la mia vita e la mia scrittura è un terreno che frana. Sono costantemente sospeso tra ritiri autistici e slanci comunitari”. Evitare l’umanesimo aggressivo e radicale che eleva la speranza e l’utopia a principio. Scegliere la terra e i suoi uomini come meta o viaggio della propria migrazione mentale ,per trovare in essa e solo in essa la sua realizzazione di senso della sua esistenza. Pensando che se proprio un Dio esiste doveva corrispondere alla grandezza più solitaria dell’universo alla ricerca dell’ altro nelle comunità provvisorie . Penetrare dove le cose diventano “complicate e tristi”. I delusi del proprio passato da “progressisti per l’eternità” rifarsi dei danni subiti sui produttori e distributori delle loro illusioni, come se fosse possibile appellarsi a una tutela o autority dei consumatori nell’ambito delle idee. L’uomo produce l’uomo attraverso una vita di esercizi per prove ed errori non per principi e ideali metafisici. E’ tempo di disvelare l’essere umano come quell’esssere vivente che nasce dalla ripetizione a errare . L’Ecce Homo di Nietzsche ha prodotto spunti per una dottrina dell’esercizio utile alla vita o teoria generale dell’ascesi con i piedi profondamente impiantati nella terra e tra gli uomini. Alla fine anche la sua follia iperpeccettiva ha abdicato al miraggio della metafisica dell’ eterno ritorno dell’eguale. Non cerchiamo nell’umanesimo delle montagne una teoria complessiva dell’esistenza incentrata sull’esercizio retorico o dialettico formale. Rendere esplicito l’implicito costituisce la forma cognitiva del destino come in grecia .Alethèia che noi traduciamo approssimativamente con “verità” è il processo di svelamento della realtà non un principio astratto di valori umanisticamente metafisici. C’è qualcosa di nuovo sotto il sole a livello cognitivo e noi provvisoriamente la chiamiamo “paesologia” una “scienza arresa” che richiede impegno ma anche soddisfazione emotiva ed intellettiva. ». Il pensiero stesso che si nutre di percezioni,esperienze, sentimenti, passioni, sogni, deve pertanto riappropriarsi della forza “dolce” di naufragare, della capacità estatica di abbandono e di riavvicinamento alle proprie radici poetiche e del coraggio di pensare lo stesso nihil come essenzialmente appartenente all’essere stesso ma non come costitutivo di esso.
    mauro orlando

  2. mauro, grazie della risposta; magari ho capito male, ma tutto sommato mi conferma nell’idea che il nome (umanesimo) e la ‘cosa’ (il sistema di pensiero arminiano, la paesologia) non fanno scopa.

    p.s. no, non c’era spirito caustico né agonismo retorico (ahimè, sono ormai la prima e unica vittima del mio sarcasmo),

    a domani (spero)

  3. appunti di paesologia “amministrativa”…..

    Abbiamo un solo ministero della sanità, ma un ospedale di Torino non è come un ospedale di Catanzaro. Educarsi a percepire i contesti. Abbiamo bisogno di politici che guardano i luoghi.

    Per decidere se fare un campo di calcio con tribune o dare più servizi agli anziani forse non è il caso che sia solo il sindaco a decidere, magari deve ragionarci anche qualcuno che viene da fuori, e devono ragion…
    arci poteri pubblici ed energie private.

    Con l’elezione diretta dei sindaci abbiamo dei paesi che praticamente dipendono da una sola persona, una persona che non si avvale di risorse esterne, perché teme di cedere quote di potere.

    Non ci sono soldi per tenere le persone al sud con i vecchi metodi: impieghi pubblici e pensioni.

    Il sud che emigra non manda soldi al sud, quindi adesso l’emigrazione è una perdita senza ricompense.

    Bisogna fare buone scuole al sud, buoni ospedali, bisogna riattivare la politica togliendo l’elezione diretta dei sindaci ed eleggendo un sindaco per ogni territorio, non per ogni paese. bisogna occuparsi degli anziani e dei bambini, bisogna aiutare le imprese giovanili: un ragazzo che fa il formaggio è più importante di un barista.

    I soldi per il sud non li devono spendere quelli che stanno a Roma, ma neppure bisogna darli in mano ai politicanti locali che provano a risolvere problemi che spesso loro stessi hanno creato.

    Ogni luogo del sud, diciamo ogni bioregione, dice che cosa vuole fare per dotarsi di un reddito e di una qualità della vita migliore. Governa questo processo, ma lo governa dentro determinate linee che valgono a livello nazionale ed europeo.

  4. aho! certe volte riesco a pensare ….che la comunità provvisoria dovrebbe essere un vuoto assoluto…..pronto a riempirsi ogni volta. un vuoto , vuoto, di quelli dove ti perdi e ti ritrovi……cia mercuzio, angioletto mio …..ti ho ritrovato! aho! nanos

  5. per riattivare la politica ci vuole forse qualcosa di più fragoroso del tuo macro-sindaco. quantomeno un radicale passaggio dal concetto di government – riferito a istituzioni eternamente immobili (province e regioni) – ad un modello di governance, che si fondi sul governo di processi e sulla partecipazione di una pluralità di attori esterni alla politica ‘formale’.

    il governo dei processi comporta di non riferirsi ad una base territoriale prestabilita ma promuovere relazioni e interconnessioni tra le comunità (storicamente raccolte intorno ai campanili) in base alla migliore risposta dei bisogni dei cittadini.
    Al cittadino di bisaccia interessa che funzioni l’istruzione e la sanità, il ciclo dei rifiuti, la mobilità, l’energia, non interessa stare nella provincia di av, piuttosto che in quella di bn o nella regione lucana piuttosto che in quella campana (almeno spero).

    per questo sarebbe interessante sapere che ne pensa il ministro della “coesione territoriale” che – almeno nominalmente – potrebbe stare nel cuore di un simile impostazione.

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