Alimentiamo il “fuoco paesologico”….

di mauro orlando

Ho un impegno con me e con franco di cercare di tenere acceso e alimentare il “fuoco” della paesologia.Per i poeti è quasi naturale…la poesia è la lingua e la linfa della bellezza e paesologia.Per un” filosofo senza Filosofia” il problema diventa complesso perchè nella necessità dell’analisi logica del cercare sensi e forme alle parole , un azione semplice ,nella pratica del vivere esperienze umane e culturale oltre le cornici cornici metodologiche e dottrinali, di fatto diventa pensiero complesso e di difficile definizione . La paesologia è un sapere arreso,un vivere con misericordia senza l’arroganza che corrode i legami con gli altri , una ‘paideia’ del vivere non con la pretesa di cambiare la propria e altrui vita ma vivere quello che si è e quello che gli altri sono non in modo isolato e narcisistico ma relazionale e comunitario. Non è una rivolta del pensiero illuministico per aprire il tempo immobile davanti a noi. …o il suo accucciarsi romantico adirato e pessimista nella culla di un passato che non torna se non come “memoria poetica”. Non è un rifugio tra le parole profonde della poesia per ricercare la ” casa perduta dell’ Essere”in una realtà ‘presentizzata’ con espressioni letterarie e gli opportuni sillogismi,ossimori o paradossi dell’amarezza nel vuoto umbratile delle apparenze. Sicuramente è un sapere che predilige il nomadismo percettivo del provvisorio e dell’incompiuto, all’opinionismo vuoto e cieco che si è affrancato dalla ingessatura della metafisica di Aristotele e del metodo razionalistico di Cartesio per finire nei salotti ciarlieri e nelle piazze arrabbiate solo negli studi televisivi .Non è neanche solo il tentativo di fornire un senso all ‘inciviltà e infelicità del moderno nei suoi rivoli concettuali o nei grandi fiumi delle postfilosofie oltreumane analitiche o continentali. Non è rompere i blocchi omogenei,incantati e ideologici delle nuove metafisiche o mistiche del sempre nuovo“inizio”,dell’immarcescibile “fondamento”…delle genuine “radici”.

Si cerca di praticare negli incontri comunitari provvisori non un discorso nuovo della democrazia fuori dal concetto ormai archeologico di razionalità politica ma nel tentativo di improvvisare possibili dialoghi immaginifici non per produrre unità di senso linguistico o valoriale a cui informare la propria vita. E’ un sapere senza propensioni metodologiche e teoretiche e finalità comportamentali ed etiche prescrittive e eteronome.E’ una esperienza autonoma e libera della non occultabilità degli affetti, del corpo e delle emozioni in un filtro o un senso teorico,organizzativo …concettuale.E’ un tentativo di stanare dalla giungla consumistica della modernità urbanizzata e incivile il soggetto solitario e cinico appagato da un edonismo individualistico e controllato per riportarlo sulla strada degli impulsi e emozioni difficilmente derubricabili dalla agenda della socialità no profit o da una politica deteriorata nel cuore e nel pensiero. La paesologia non potrà mai essere apolitica,impolitica o peggio antipolitica ma vive i tempi lunghi della sua lungimirante e incontrollata esuberanza non catturabile da una pratica della politica accasciata sulle sue responsabilità che si limita a costruire, come il tragico Creonte, norme e modelli rigidi di esistenza che non tiene conto delle crepe,dei dirupi,dei margini e delle falde emozionali degli individui. Lavora in e per “comunità provvisorie e inoperose in una dimensione esistenziale del vivere oltre la imperante dimensione economica che si fa anche “decrescita o frugalità ….felice” …per non evaporare o farsi nebbia in tempi di modernità liquida. Un sapere che si alimenta non nelle aporie,nelle antinomie o paralogismi del “post”…postpensiero,postdemocarzia,posteconomico,postpolitica e neanche postpoesia o letteratura tout court che comunque si nutrono della dimenticanza dello spessore materiale e spirituale asssieme dell’esistenza umana. Il suo nomadismo concettuale non ha la pretesa di rilevare la incapacità delle conquiste del “diritto pubblico europeo” di dire qualcosa di essenziale sulla necessità di nuove comunità che vivono l’alterità come opportunità non come paura o come semplice meccanismo di inclusione economica. Ha scelto una indicazione geopolitica del percorso o del viaggio da intraprendere e da dare …… a partire dalla vita semplice, solitaria, riflessiva poeticamente della cosidetta ‘periferia’ dell’uomo e della terra che si abita piuttosto che dalla analisi critica o decostruttiva del cosidetto “centro” individualistico e sociale rivendicando il corpo,la terra, l’aria ,l’acqua come “arkè fùsei” principi naturali che si legano alla vita nomade,tribale, della strada, dei piccoli paesi non con il miraggio di un percorso di senso o orizzonti finali per il recupero della intersoggettività e neanche per farsi rinchiudere nell’isolamento narcisistico ed autoreferenziale. Un viandare estetico (aistesis …esperienza materiale) non etico ,religioso,filosofico, politico che rivaluti le situazioni, i momenti, gli incontri fuggevoli e provvisori, i parlamenti paesologici come occasioni e momenti per riprendere in mano il bandolo di un filo razionale d’Arianna consumato e disperso nei miraggi di una mondializzazione finanziaria senza umanesimo vitale e materiale.La paesologia cerca e vuole lasciare le “tracce” o i ‘chicchi di grano’ non solo a futura memoria ma per ridefinire il senso e la necessità di un nuovo umanesimo delle zone interne e appenniniche e per amore delle parole …..uscire dalla pratica agonistica e dalle pastoie della fine della storia, della fine dell’occidente e quant’altro nell’inganno perenne. Inganni ….per restare comunque nei labirinti disegnati e costruiti da altri nella logica di un dio mammone,invisibile e silenzioso,senza neanche più necessità di volto o maschera, che tira le fila della nostra vita affettiva,sentimentale e passionale. Sentimento,passione, affettività non solo come mortificazione o contrapposizione analitica al “razionale” ingessato , e neanche smascheramento dell’inadeguatezza del “preter-razionale” caro ai teologi ….ma come il privilegiamento dei comportamenti abitudinari della quotidianità della “grande vita dei piccoli paesi” abbandonati sulle “panchine” solitarie e felici….dalla modernità incivile e infelice, che ancora consente di vivere e di sognare, di impegnarsi nelle questioni immediate e essenziali, di poter immaginare un’ vita “altra” piu che impaurirsi di un’altra vita….E con il poeta in questo momento “solo questo possiamo dirvi…..ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”.E continuare a costruire “parlamenti paesologici provvisori” come “tribù nomadi” per amore della terra che ci ospita e gelosi dei personali “lari spirituali” che ci portimo in spalla non come Enea per costruire nuove città ma per il dovere di preservare la sua spiritualià da custodire e socializzare….. nelle varie periferie del nostro paese….. stabilendo una “radura paesologica” come una “sagra del fuoco paesologico”….in un giorno dell’anno solare nel magico mondo di Aliano per esporre le proprie mercanzie e portare “oro,incensi e mirra” a nessun ‘messia’ ma solo per viverli per tre giorni in comunione nella magia del particolare,del personale,dell’intimo nella dimensione del gioco,della festa, del dionisiaco e del profondo dell’immaginario.

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3 thoughts on “Alimentiamo il “fuoco paesologico”….

  1. Lioni, 27 settembre 2013, ore 16:04
    Salve amici!
    Bellissimo, acuto, puntuale e generosissimo e linfatico post!.
    A Mauro è spettato e spetterà sempre mostrare le cordinate galattiche del nostro agire nella concretezza di una visione.
    C’è poco da fare il Nostro sa tenere le redini e darci sempre nuovi focosi ippogrifi, sa estendere con cuore la luce degli effetti del nostro esserci per vivere.
    Spero che il mio abbraccio non vi arrivi tra tre giorni ( cioè a post sorpassato) perchè, e mi spiace dirlo, finsico lungamente in moderazione:-)), Gaetano grato a tutti i frequentatori di questo Blog

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