Irpinia tra oriente ed occidente

minimalist black white photography -Hossein Zare

di Mauro Orlando

“…non è il mondo che vorrei trasformare,
ma il mio modo di stare al mondo ,
e considero questa la vera rivoluzione…”, perché ….
….l’essenziale è invisibile agli occhi.”
( J. Ochayava)

Vivo gran parte dell’anno sulle sponde di un lago educando lo sguardo ad orizzonti cortissimi , sento il richiamo forte del sole e del mare Mediterraneo d’occidente sulle cui rive amo trascorrere gli inverni e da terra sforzarmi di capire la sfida del mare aperto e il ruolo dell’Oceano come una possibile chanche per affrontare una “grande crisi “ epocale o secolare. Sono un nativo di una valle dell’appennino irpino abituato agli orizzonti corti verso l’alto delle colline e poco avvezzo a quelli verticali e metafisici verso le divinità. A noi irpini della prateria è negato per natura e per cultura scegliere la strada dei “santi, eroi” ma neppure dei“navigatori. Abbiamo propensione a essere “avventurieri e pirati in mare” e “banditi” , piccoli agricoltori, pastori o cacciatori di frodo a terra. I nostri modelli religiosi possono essere mistici vaganti non monaci stanziali per vocazioni terrene….. umane troppo umane. I nostri viaggi sono legati al nomadismo solitario, conoscitivo ,introverso e fantastico lungo i tratturi materiali dei pastori della transumanza….o dei viaggi della sacralità del pellegrinaggio .

E i nostri tratturi mentali ci portano per il mondo con la promessa a noi stessi di un ‘nòstos’ pacificatore e finale. Siamo “pastori erranti” dei “piccoli territori o paesi”…dal “vagar breve”.Siamo a motivo del nostro sguardo nella “diffrentia” non degli opposti ma dei diversi : tra irpini d’occidente e irpini d’oriente. I primi con lo sguardo a Napoli e al tirreno inseguono “il corso immortale “ della luna oltre le Colonne d’Ercole o di Thule, e nei sogni del dovuto riposo come viatico sono usi a fantasticare odissee esistenziali sulla mitologia filosofica della magna grecia tra gli arrivi di Parmenide,Zenone,Pitagora e i viaggi di Platone per insegnare la “politica” agli indigeni.Pur amando i filosofi dell’antichità classica ci siamo strutturati sulla filosofia del tempo presente e dell’avvenire nella modernità incivile in modo eretico oltre la cogenza del Termine imposto ai nostro viaggi.

Emblematiche sono le vite tragicamente burrascose di Bruno e Campanella che ci contraddistinguono filosoficamente.Da sempre i nostri orizzonti intellettuali vanno idealmente oltre le mai abbattute (nel loro valore simbolico ) Colonne d’Ercole, guardiane di una”misura logica” mediterranea mai obsoleta. Sulle nostre terre o sulle nostre coste si sono sentite le parole dei poeti,dei sapienti o dei filosofi :«Via sulle navi, filosofi!, era alle soglie della modernità il perentorio invito a prendere il largo lanciato ai pensatori dell’avvenire, incitandoli a scoprire più di un nuovo mondo nell’«oceano del divenire», sollecitandoli a trasformarsi in «avventurieri e uccelli migratori», assumendo sguardo vigile pronto a carpire «con la maggior fretta e curiosità possibili» tutto ciò che accade. Uomini appunto oceanici, atlantici, questi nuovi eroi della conoscenza sono quegli «aerei naviganti dello spirito» che dalla Vecchia Europa sciamavano con la loro fantasia e i loro desideri come uccelli migratori, spiccando il volo alla volta di nuovi più ospitali lidi, pur sapendo che nessun terreno potrà essere da ora in poi sicura dimora, ma soltanto provvisorio punto d’appoggio, base per volare ancora più lontano.

Altro è il pastore errante dell’Irpinia d’oriente….leopardiano per spirito lacerato e cuore innamorato… legati al silenzio, alla solitudine e ai sentimenti della scoperta del mare non come inizio di un viaggio o di un esodo ma come percezione della esperienza estetica e sentimentale della …..” voce di colui che primamente conobbe il tremolar della marina…….. o delle meditazioni non concettuali sul proprio disagio, del proprio margine , del piacere delle crepe e dei dirupi non come limite legato alla morte ma come nuovo possibile inizio legato alla vita resa disumana e disarmonica da una modernità infelice e incivile ….”Forse s’avess’io l’ale/Da volar su le nubi,/E noverar le stelle ad una ad una,/O come il tuono errar di giogo in giogo,/Più felice sarei”.Unica bussola la consapevolezza paesologica di cercare e promuovere “la grande vita nascosta tra le crepe e le frane dei piccoli paesi” che sapendo di privilegiare un sapere arreso e non di riscatto …..al risveglio , “all’apparir del vero”, da sogni burrascosi di avventure , belli o brutti , si deve riprendere comunque il viaggio che è anche lavoro,vita, terra , aria, aria , luce , ombra che accompagnano a un nuovo modo di vivere la stanzialità dal margine, dalle crepe, dagli abbandoni per continuare la vita lontani dalle modernità infelici e incivili. L’orizzonte ad oriente è per viaggi brevi oltre “l’ adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei mondi”.

E il viaggio dei mercanti affascinati dalle “mille e una notte” di un oriente magico e concreto. Niente Colonna d’ ercole per cercare nuove terre per una economia della crescita e dello sviluppo ma arca per un oriente magico ,inoperoso e un commercio dei prodotti a misura d’uomo e della terra madre che ce li fornisce generosamente senza ‘surplus’ . Due modi di vivere e raccontare l’abbandono e la marginalità come humus culturale e antropologico per affrontare la crisi di un occidente entrata in un vuoto d’aria senza le ali che hanno perso la “portanza” per uscirne in avanti. Gli irpini d’oriente e di occidente con la paesologia come sapere arreso e provvisorio cercano una unica vera risposta alla grande crisi economica e finanziaria che con la mondializzazione ha abbandonato ad un triste destino i suoi uomini tagliandogli anche per le fughe verso gli orizzonti ‘poietici’ (sognare e fare) adriatici e tirrenici. Niente “Colonne d’ercole” , paradisi ed utopie o un inizio di viaggio periferico,marginale, quotidiano,fragile e provvisorio alla ricerca non dei paradisi perduti profani o del Santo Graal divino ma alla scoperta de“la grande vita nascosta nei piccoli paesi” delle nostre belle colline che muta di senso,di colori, di misteri, di storie e di espressione ogni giorno sempre ….nella forza della fragilità e nella sicurezza della provvisorietà. Il paese è il luogo del suo farsi male e più prova a scappare più lo agguanta. Qui la sua vita è sempre stata questa, una vibrante vita mesta”.F.Arminio, Circo dell’ipocondria.

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