diario invernale. 2

Oggi sono andato a Torre Orsaia, Cilento.
Mi sono svegliato alle quattro del mattino. Il sonno si è rotto per l’agitazione del giorno prima.
Alla fine se qualcuno mi chiedesse cosa ho fatto nella vita, la risposta più onesta sarebbe che mi sono agitato. Agitazione e impazienza.
A Torre Orsaia c’era un bar molto paesologico, una domenica mattina con un cieco, un malato di mente, alcuni rilassati giocatori di carte, un biliardo in ottime condizioni, le macchine pe giocare coi soldi, molte sedie, perfino alcune poltrone. Peccato che c’erano i professori che mi hanno invitato e anche gli studenti universitari a cui dovevo parlare. Loro rompevano l’atmosfera, erano come alluminio anodizzato su un palazzo cadente.
La professoressa che mi ha invitato a Torre Orsaia ha descritto benissimo la paesologia, con due parole, ma adesso non mi ricordo la formula precisa.
Il viaggio di ritorno l’ho passato quasi tutto al telefono e ho trovato modo anche di leggere la posta elettronica mentre guidavo.
Il punctum della giornata è stato verso la fine del pranzo, quando sono andato al bagno. Fuori era quasi buio. Ho pensato che i paesi d’inverno comunque sono tristi e le azioni di sviluppo di cui parlavamo a tavola non riescono a produrre risultati immediati. Sono delle ipotesi perenni.
Onestamente uno dei ragazzi impegnati in questi progetti diceva che si occupano più come rendicontare le spese, che degli effettivi risultati.
A un certo punto mi è capitato di proporre un progetto per inselvatichire il paese, un progetto che si propone di non proporre nulla, una sorta di tutela dell’accidia. Magari se la proponi come obiettivo l’accidia, ecco che le persone te le ritrovi dalla parte opposta, nel fervore.
Tornato a casa ho mangiato come sempre un poco più del necessario. Ora sto scrivendo, a fianco a me c’è mio figlio Livio che studia letteratura greca.
Mi viene in mente che devo studiare anche io. Vado a prendere un libro di Rocco Scotellaro. La prima poesia che mi capita sotto gli occhi si chiama Il pirastro fiorito. La trascrivo: Stanno alle case loro/ tutte le amiche che vorrei/ e io sto a casa mia/ come un pirastro fiorito./ Sono scontento./ Stanotte mi addormento senza amore

Annunci