una lettera di giovanni zilioli

caro Franco, lo sai, con me sfondi una porta, non spalancata, ma che proprio non c’è! Potessi, farei conoscere i tuoi libri a tutti, e, nel mio piccolo, faccio il possibile. ad esempio, due giorni fa ho regalato geografia commossa a un amico di piacenza, e parlo sempre di te, quando mi capita di poterlo fare. ma tu sai meglio di me, come funzionano queste cose…sarebbe troppo lungo parlarne…te lo avevo già detto, tu sei lo scrittore che più mi convince e coinvolge, negli ultimi trent’anni italioti, i tuoi libri, insieme a Seminario sulla gioventù di Busi, la prima versione, però, non la seconda. lo sai, siamo in italia, il paese degli ignoranti, dei paraculi, dei mafiosi, degli intrallazzatori, anche “culturali” o letterari, non c’è rimedio, o forse sì: accettare la “croce” della solitudine e della separatezza, consci che il tempo è galantuomo. lo so, che tu hai bisogno di aiuto adesso, non dopo morto! ma chi potrebbe davvero farlo, è altrove, a costoro non frega un cazzo della poesia, proprio un cazzo, anzi, se potessero, la farebbero fuori una volta per tutte. e quasi ci stanno riuscendo…non voglio parlare di me, ma ti accenno solo il fatto che quello che accade a te capita anche a me, nel mio niente. anche questo già ti dissi: se la situazione è questa, dobbiamo stare uniti fra di noi, perché, se stiamo divisi, sparpagliati o, peggio ancora, contrapposti e indifferenti l’un l’altro, la frittata è fatta, e il loro cantar vittoria diventa un urlo a squarciagola, una tabula rasa. non crucciarti troppo di tutto quello che soffri e che ti fanno soffrire, continua a essere TU, il resta, in fondo, non ci riguarda. la poesia resta, non dimenticarlo! scusa il casino, anche logico, di queste righe, scritte di getto. se ti va, riparliamone, magari ipotizziamo qualche azione comune…ti sono sempre vicino, un abbraccio, Giovanni
P.S. ti mando una foto scattata tra la prima neve del mio appennino, a circa 950 metri di altezza

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