diario invernale. 4

 

Scotellaro e Napolitano

Il luogo dove sto scrivendo una volta era la stanza della frutta. Andavo a prendere le banane o le arance. Adesso è da qualche anno che non mangio più arance. Ho paura che mi diano il reflusso e quando mi viene il reflusso è come se mi venisse un infarto.
Ora la frutta non c’è più. Fra qualche giorno tornerò con tutta la mia famiglia ad abitare nella casa in cui sono nato. Per prima cosa abbiamo trasferito i computer e un piccola parte dei libri. Il tempo che passo a spostare i libri non è di molto inferiore rispetto a quello che passo a leggerli.
Oggi ho letto ancora Scotellaro. Ho letto anche una parta dell’indegna recensione che gli dedicò l’attuale Presidente della Repubblica. In questo caso le vicende del corpo sono importanti. Si può pensare che Scotellaro sia morto perché dentro la sua aorta ha provato a far passare tutti gli affanni del suo popolo.
Era un affanno che trapela anche in queste versi: Non gridatemi più dentro,/ non soffiatemi in cuore/ i vostri fiati caldi, contadini.
Nel caso di Napolitano mi pare di vedere un’accorta gestione della propria vita, più che della Nazione che presiede.
Scotellaro e Napolitano erano quasi coetanei, due modi diversi di vivere la grande avventura della sinistra novecentesca.
Scotellaro è assai più cruciale di Napolitano, non solo perchè è un poeta, ma perchè la mente contadina è molto più vicina a certe modalità di funzionamento della rete rispetto alla mentalità dialettica e storicista su cui si è formato Napolitano.
La contrapposizione non è tra politica e poesia, visto che Scotellaro è stato sindaco e poeta. La contrapposizione è tra la mente, tutta incanalata nella logica causa-effetto, e il cuore, incardinato sulla compresenza, sulla coesistenza (la poesia non è altro che la coesistenza di sogno e ragione).
A me appare evidente che la logica della rete è più vicina al pensiero arcaico che Napolitano rimproverava a Scotellaro a proposito dei suoi “Contadini del Sud”. In fondo ognuno ha continuato per la sua strada. Il politico migliorista ha raggiunto la migliore delle cariche possibili per un politico. Il giovane poeta ha raggiunto precocemente la morte, forse la migliore delle posizioni possibili per apprezzare il lavoro di un poeta.

Annunci