diario invernale.10

 

Fuori c’è il SudHo scritto varie volte che la crisi più che economica è teologica. E se è teologica è più grave al Nord che al Sud. Man mano che il mondo si svuota di spirito, i posti che sembrano più resistere sono quelli che hanno ancora una bella luce. Per questo oggi c’è più forza nel Sud che nel Nord. Non se ne parla più in Italia di questa storia del Nord e del Sud, ma è una storia che c’è ancora. Il fatto è che con la fine della modernità questa storia è entrata in un’altra fase. Non c’è un’Italia che sta davanti e una che sta indietro.

Scrivo queste cose con rabbia, oggi la mia vita è arrabbiata. Non ho lirismi, dolcezze. Non mi resta che alzarmi dalla sedia e uscire. Fuori c’è il Sud e io fino alla fine continuerò a guardarlo.

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3 thoughts on “diario invernale.10

  1. Io voglio pensare (e ho sempre pensato) che l’Italia è L’ITALIA e che sia il Sud che il Nord vive sotto lo stesso cielo, e la sofferenza non solo di questo momento, appartiene alla stessa famiglia esattamente come quando in una famiglia c’è dolore, sconforto, sofferenza, lutto….No, non mi piace proprio pensare che l’Italia è divisa in due… non mi è mai piaciuto: questo è il motivo per cui sulla mia pagina non è indicata la mia provenienza. Sono italiana!

    • al massimo, italico.
      l’italia che ha strappato la vita dal sud per portarla a costruire pezzi di ferro con le ruote imbrigliando l’acqua delle montagne o in america come uomini e donne lavoro a fare gli agricoltori altrove per un futuro lontano dal mediterraneo non mi è mai piaciuta. non è mai esistita. e ora ci risiamo con la monarchia. il sindaco d’italia della firenze illuminata nel maxi feudo del post modernismo. siamo fermi. e fermi si affonda.
      non sono italiano.

  2. mi permetto di aggiungere alla crisi teologica un’altra crisi, quella del tempo. Oggi la fortuna dei sud (sud Italia compreso) è il tempo. I margini di crescita di una società sclerotizzata sono minimi, pensiamo per un attimo al consumo delle terre, il nord ha vissuto pienamente il ‘900 e ha consumato letteralmente le sue terre e soprattutto ha consumato il suo tempo.
    Il nord Italia non ha avuto il fenomeno dello svuotamento ma esattamente l’opposto, si è riempito, infarcito, è al collasso; mentre il sud si svuota da sempre e il felice paradosso è che non è stato “consumato”, o almeno non totalmente consumato.
    Oltre al felice paradosso possiamo aggiungere un’altra osservazione: benché sia difficile ammetterlo, il sud è stato trattato culturalmente ed economicamente come una colonia da spolpare ed è proprio per lo stesso motivo che è stato più o meno raggiunto dalle nuove tecnologie (basti pensare alla rivoluzione della rete). Questo darà un vantaggio, in termini di tempo, enorme al sud.
    La ripresa partirà per forza dal sud e avverrà attraverso un cambio di paradigma, parafrasando Kuhn.
    L’Italia è divisa a mio parere dal tempo, un tempo veloce, isterico e affamato che caratterizza il nord Italia, e un tempo lento, monotono, nobile e forse accidioso che caratterizza il sud.
    La lotta oggi dunque è sul tempo. Questa volta partiamo con un vantaggio, bisogna sperare che qualcuno se ne accorga.

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