la poesia nell’era della posta elettronica

metto qui un vecchio testo di un libretto che forse uscirà quest’anno. il titolo dovrebbe essere: la poesia nell’era della posta elettronica.

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la poesia apparente

 

la poesia non ha mai interessato molte persone. ma adesso è chia­ro che interessa pochissimo persino quelli che pensano di farla o di praticarla. basta dare uno sguardo agli innumerevoli autori che circolano nella rete. è evidente che si pratica la poesia in una sorta di ane­stesia dalla poesia stessa. come se oggi l’unica maniera di essere poeti fos­se quella di tenersi lontani dalla vertigine che sempre procura il vero eser­cizio poetico. la circolazione delle poesie in rete o via mail in realtà è mol­to pericolosa. uno ha la sensazione di raggiungere più velocemente gli altri, di emozionarli col proprio dolore e invece non succede niente. giu­sto uno sguardo ai tuoi testi e via, perché molti sono impegnati a mo­strare i loro.

la poesia al tempo dell’autismo corale è destinata a circolare senza su­scitare domande. addirittura può capitare di mandare in giro una ra­diografia che attesta un tumore e la cosa viene scambiata per un sempli­ce biglietto da visita a cui si risponde con un altro biglietto da visita.

perfino tra i nostri più acclarati ammiratori si nascondono persone che nulla sanno di noi e dei nostri affanni. pensano di ammirarci perché pen­sano che siamo ammirati da altri: puro conformismo. sarà sempre me­glio di quelli che ci ignorano o ci disprezzano, ma il risultato è lo stesso: l’interrogazione contenuta nella nostra poesia non riceve risposta.

forse è sempre stato così: la risposta alla poesia arriva quando il poeta non c’è più. si può dire che la poesia è destinata a cadere nel mondo quan­do chi la scrive è già salito in cielo e siede alla destra del nulla che chia­miamo dio. e allora questa circolazione apparente della poesia in rete può solo dare ai poeti l’illusione di esserci, di essere immediatamente avvista­ti, accolti. in realtà la poesia non è mai stata tanto respinta, tanto igno­rata, tanto disprezzata. i blog letterari a volte mi appaiono come una sor­ta di lager in cui il poeta è il deportato volontario che mostra la sua cio­tola vuota e il lettore di passaggio è l’aguzzino che dovrebbe riempirla con il cibo di un commento. ovviamente non c’è soluzione per il semplice motivo che non si può proporre un disarmo unilaterale a quei poeti che poeti non sono. tutti scrivono, per i motivi più vari, compreso quello di non leggere. e la poesia vera ha un batticuore e una fosforescenza che non sempre raggiunge chi sarebbe disponibile ad accoglierli in questa selva di falsi scrittori che ostacolano l’incontro tra il vero poeta e il vero lettore. il vero poeta soffre e il vero lettore è ignaro di ciò che gli è sottratto e si ag­gira avvilito tra surrogati di poesia.

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