LA PIOGGIA E IL BUIO DELLA POLITICA

metto qui il pezzo uscito sul manifesto di oggi. abbracci. f.a.

 

La pioggia, il terremoto, un senso di buio, come se si andasse da notte a notte, come se i giorni fossero da qualche altra parte. Ci hanno lasciato gli animali, ci hanno lasciato le ore, ci hanno lasciato i pianeti, e dio ci aveva lasciato da tempo. L’umanità non è stata mai tanto sola. Dobbiamo parlare tra noi, ma più ancora è necessario che torniamo a parlare a ciò che è fuori di noi. E quindi bisogna riattivare un linguaggio per stare dentro il mondo, quello che usiamo per parlare tra noi è solo la chioma, bisogna trovare un linguaggio radice. Altro che l’anemia lessicale a cui ci hanno abituato i politici sempre più accaniti al contingente. Ormai per loro l’orizzonte non va oltre la mezza giornata.

La fragilità dell’Italia richiede una paziente opera di restauro. Come se avessimo davanti a  noi un vaso preziosissimo ma pieno di crepe. Il lavoro che manca dovrebbe venire innanzitutto dal restauro dell’Italia, l’affresco del Belpaese è stato coperto dalle polveri della modernità incivile a cui ci hanno condotto i cavalieri del progresso. L’Italia aveva bisogno anche di industrie, ma non aveva bisogno di villette in ogni dove. A Taranto si poteva fare l’acciaio, ma non c’era nessun bisogno di circondare la città con una fabbrica mostruosa. Parliamo da molti anni della casta che non vuole rinunciare ai suoi privilegi e intanto consideriamo senza scandalo cose assurde, come il fatto che sul Vesuvio ci sono più abitanti del Molise. Una nazione con quasi cinquecentomila frane censite, nell’ultima finanziaria ha stanziato una cifra vergognosa per la tutela dell’ambiente. E bisogna anche dire che quasi tutti i cittadini chiedono alla politica risposte per il loro portafoglio, quasi mai risposte per i luoghi in cui vivono. Avere uno sconto sulle tasse per la casa e poi vedersela spazzata via da una frana non è un buon affare.

La disoccupazione è certamente un problema gravissimo, ma la qualità dell’aria lo è altrettanto: nelle città italiane si vive e si lavora nel veleno senza che ci siano provvedimenti seri per cambiare lo scenario. Non abbiamo un partito ecologista e bisogna riconoscere che la popolazione non è più ecologista dei suoi rappresentati in Parlamento. L’immagine del treno deragliato in Liguria è la potente metafora del deragliamento di un intera nazione. Abbiamo pensato di far governare i furbi, sperando che usassero la loro furbizia anche a nostro vantaggio (è questo in sintesi il dna dell’intramontabile esperienza berlusconiana). So bene che ogni volta che ci sono frane e alluvioni si ripetono gli stessi discorsi. Forse l’errore è di limitarci al dopo. Questi discorsi bisogna farli prima, bisogna farli nei giorni in cui non ci sono sciagure. E se la visione, se l’orizzonte culturale hanno bisogno di tempi lunghi per cambiare, è comunque il caso di invocare anche scelte per l’immediato. L’Italia e l’Europa dovrebbero destinare i soldi previsti per la Tav in Val di Susa per il risanamento idrogeologico delle montagne più indifese, dei paesi più sperduti e affranti. Bisogna mettere in sicurezza questi territori e poi assicurare loro le condizioni minime di civiltà almeno su questi tre settori: scuole, trasporti, sanità. Detto in altre parole: la scuola elementare deve stare in ogni paese, le strade provinciali non devono essere piene di buche, una persona che ha un infarto deve poter raggiungere un ospedale attrezzato in meno di quarantacinque minuti.

Non è vero che non ci sono le risorse, si tratta di distribuirle in maniera meno squilibrata. Da questo punto di vista il Sud continua a essere vittima dei suoi errori, ma anche di politiche poco attente. L’Italia sta per essere punita per la situazione delle carceri. Forse sarebbe il caso di minacciare un’ammenda anche per la condizione dei paesi e delle montagne. Stiamo perdendo un immenso patrimonio, stiamo perdendo il patrimonio più grande che avevamo: il nostro paesaggio. E non sarà certo una legge elettorale che ce lo potrà ridare. Se questo governo deve restare in carica dovrebbe occuparsi molto di più delle questioni ambientali. Ogni giorno passato nell’inerzia su questo fronte è un giorno da criminali.

 

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