Ancora emigranti

vecchii testi, leggermenti rivisti in preparazione dello spettacolo sull’emigrazione

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In questo paese adesso c’è chi torna con qualche bella ragazza. Prima tornavano solo con le belle macchine.

Lei se n’è andata dalla figlia a Torino. Ormai sono più di trent’anni che quelle mollette stanno ferme sul balcone di Mariolina Cianci.

Alberto Pasquariello è nato nel 1942. Si è trasferito ad Asti che era ancora bambino. Ora lavora come assistente del notaio e in passato ha fatto anche l’assistente di un dentista. Tutte le domeniche pomeriggio gli viene una vaga idea di suicidarsi, ma poi gli passa quando fanno novantesimo minuto alla televisione.

Tra i molti regali che le ha fatto il marito che lavora con la pala meccanica a Rimini, lei ne usa solo due, l’Audi 4 e il telefonino.

Lavorava nelle poste a Milano. Nel tempo libero studiava come avere il trasferimento. Tornato al paese nel tempo libero lava la macchina.

Antonella Prisco da quando è tornata da Milano mangia solo verdure di campo, non guarda la televisione. Si masturba col sesso rivolto a nord.

Tommaso Cocozzella aveva insegnato per alcuni anni a Varese. Poi ebbe il trasferito al suo paese e finalmente passava il tempo come aveva sempre sognato: davanti al bar a parlare di tutto e con tutti. Conosceva molte cose dei paesi socialisti. Si vantava di conoscere il reddito procapite dei tedeschi dell’est e i piani economici di Ceaucescu. Adesso parla un po’ a vanvera.

Maddalena Bove emigrò a Vigevano. Il pomeriggio se la faceva con un ingegnere e la sera andava all’azione cattolica.

Teodoro Tartaglia a Padova sta quasi sempre chiuso in casa. È sempre il primo a rispondere al telefono, ma le telefonate sono sempre per la sorella.

Michele Bozza faceva il direttore dell’Inps a Savona. Adesso vive con la figlia a Roma e quando viene qui un paio di giorni all’anno tutti hanno qualche carta da fargli vedere.

Il carrozziere è stato in Svizzera e ha una sorella a Reggio Emilia. Quando è al telefono parla sempre ad alta voce.

Angela Cardone si eccitava stirando le mutande dei fratelli. Poi, uno alla volta, i suoi fratelli emigrarono e Angela non seppe più come eccitarsi.

Nicola vive a Milano vendendo un po’ di fumo. Quando viene qui sta sempre a giocare a biliardo. Dopo ogni tiro si sistema i capelli come se fosse appena sceso da un elicottero.

Quando vengono ad agosto i nipoti parlano francese. Le nuore non parlano.

Dopo aver voluto molte cose che non si sono mai compiute, dopo che si sono compiute tante cose che non aveva voluto, ha pensato di andarsene a vivere con uno a Orta Nova.

Gino Cafazzo parla sempre con Leonardo Zito perché è tornato da Bologna con la Mercedes trecento.

Appena arrivato a Como baciò una ragazza su un muretto panoramico. Aveva sedici anni e pensava che la vita con le donne dovesse riservargli tanti, straordinari piaceri. Ma dopo quel bacio non gli è accaduto più niente.

Quando c’ero io al paese c’erano tanti porci. Questo, però, non dava al paese l’aria di un porcile.

In questo paese adesso c’è chi torna con qualche bella ragazza. Prima tornavano solo con le belle macchine.

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