dammi le mete che si danno ai morti

 

sperma, fiato, urlo di cane, nuvola, filo d’erba,

neve dell’infanzia sulla tua lingua.

sorridimi mentre ti sto dentro,

mentre ti chiavo,

e poi distesa con me sui rami,

sui tetti di un paese.

vieni, ti prego, in questo mondo

che ormai è una tavola vuota,

imbuto, polvere, ragni appesi al soffitto,

cuori secchi,
vieni, portami la tua voce, fammela sentire,

asciuga questo vento viscido e spinoso,

come asciughi un cazzo,

andiamo a toccare la mano chiusa
dell’universo ,

vediamo se ci dà la chiave,

aspettano da noi questo coraggio
i pazzi e  le foglie degli alberi,

le volpi morte sotto la neve,

portiamo la nostra giostra dove è passato

l’inverno inutile degli uomini e delle donne,
andiamo a baciarli insieme,

inginocchiamoci insieme davanti a loro
e non importa se non capiranno,

ogni nostro abbraccio fa volare gli uccelli
porta il pane alla tane delle formiche.

vieni, ti prego, anche se non ci sei,

anche se non mi ascolti.

dammi le mete

che si danno ai morti.

 

franco arminio, febbraio 2014

 

 

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