una giornata garganica

Notte dal sonno inquieto e risveglio precoce. Un poco di scrittura e poi fotografie del mio paese, non mi stanco mai di fotografarlo. Si parte in cinque, alle nove. Oltre ai miei figli ci sono Antonio e Giuseppe. Non so bene di cosa soffro, il mal di gola è ancora nascosto, l’ansia si attenua appena ci avviamo. 

Arriviamo a Carpino verso le undici. Ci aspetta Luciano Castelluccia con un suo amico e subito ci portano in una masseria che sta a metà tra il lago di Varano e il paese. Troviamo Roberto e suo figlio, hanno l’aria di altro tempo e guadandoli si capisce subito che sarà una giornata di incontri felici. Gli animali sono al lavoro, capre, vitelli e tanti maialini di pochi giorni attaccati ai capezzoli delle madri, ogni maialino ha il suo capezzolo personale. Il posto è incantevole e non c’è nulla di finto. Mi viene un senso di piacere. Anche i ragazzi sono contenti.

Ci spostiamo verso il lago. Nessun segnale di uso turistico del luogo. Un posto senza abbellimenti, ha qualcosa di indefinibile, potrebbe essere la Birmania o la Cina. Forse non a caso salutandoci al nostro arrivo Luciano ci ha salutati con un “benvenuti in Garganistan”.

Siamo a pranzo da Pierino, un ristorante di Carpino. L’arredo del locale è completamente dissociato dalla qualità del cibo. Formaggi, pancotto, fave, cicerchie: un pranzo memorabile (a parte il caffè, tutto cibo a chilometro zero). Alla fine Livio e Manfredi cantano e suonano per i nostri amici garganici e sono subito arruolati per il prestigioso Carpino folk festival (Luciano è il giovane ed entusiasta direttore artistico).

Proviamo a digerire qualcosa girando per il paese. é una giornata di grazia. Incontriamo subito Antonio Piccinnino, l’ultimo dei grandi cantori di Carpino. Ha novantotto anni, ci accoglie in casa e canta due suoi pezzi straordinari, anche se ormai della voce gli è rimasta solo la  filigrana. 

A un certo punto mi accorgo che ho perso pure la mia: ecco la fragilità che sentivo nei giorni passati, era il corpo che stava cercando riparo in qualche malattia, stanco del galoppo quotidiano che gli impongo.

Prima di tornare a casa ci fermiamo ad Apricena, il paese di Matteo Salvatore. Matteo non c’è più, ma andiamo a trovare un macellaio specializzato in carne podolica. Questo aggettivo oggi è stato quello che abbiamo sentito più spesso, per Luciano è come un mantra. Intanto Sabatino taglia la carne come un poeta fa i versi (la poesia è in effetti un questione di tagli e così pure la fotografia).

Guido verso l’Irpinia senza voce, anche i ragazzi tacciono. Solo Giuseppe continua a ripetere il suo mante: giornata epica, giornata epica.

 

 

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