Erranza paesologica arresa…non erranza sociologica guidata.

di mauro orlando

La politica oggi deve seguire del tutto le categorie sociologiche che si articolano intorno al criterio del “nomadismo”, della sedicente e seducente “sociologia dell’erranza? I nostri tempi sarebbero caratterizzati da uno spirito filosofico di fondo…..“lo spirito dei nostri tempi”, dove lo sradicamento, l’erranza, la precarietà, la velocità, la volatilità, l’evanescenza sembrano ormai “destini” esistenziali “permanenti”.Una sorta di pulsione , ‘dùnamis’ all’erranza , non più quella freudiana dell’eros, sarebbe presente nelle nostre società postmoderne. Una erranza, un nomadismo,come scelta libera e consapevole e non quella dell’emigrante che tanto fastidio dava al giovane Troisi. Uno stile di pensiero e di vita che sono roussoianamente inscritti nella struttura stessa della natura umana, tanto in quella individuale che sociale con effetti pulsionali ambivalenti: un misto di fascinazione e repulsione. Il condizionale è d’obbligo in queste mie considerazioni e domande .Questo “ritorno” massiccio nei nostri tempi della pulsione all’erranza, che invito chiunque ad approfondirle pone per necessità alcuni quesiti non solo pregiudiziali.Qui mi limito a segnalarne qualcuno. Uno dei miti ad essere infranti dall’avanzare di questa pulsion sia quello del Progresso, mito legato alla età dei Lumi, cioè all’idea che la crescita esponenziale del benessere sia immanente al mondo della produzione e dei consumi sfrenati. C’è un ritorno a forme “arcaiche” di vivere che, paradossalmente devono convivere con le più moderne e avanzate forme di tecnologie.Ma non meravigliamoci, perché il paradosso sostiene e valorizza la pulsione all’erranza con un rischio insito che insegue una sorta di abusato “immaginario millenaristico” che rimanda a palingenesi totali per le esigenze extrastoriche e a un pratica politica e istituzione che richiama una sorta di “ tabula rasa in qua nihil est scriptum” da venire per ricostruire la società buona , bella e giusta tra un invettiva savonaroliana e un una pulizia etico-politica calvinista.Si dovrebbero pensare ed organizzare in piena crisi finanziarie mondiali con forbici impossibili tra ricchi e poveri, movimenti “ereticali”, “comunitari”, “settari” per taluni aspetti, neo-ascetici, che in un necessario e universale ciclo della storia dell’umanità, inevitabilmente, si trovano schierati contro le “Chiese” ufficiali, i dogmi, e predicare forme nuove di convivenza civile o “comunitarie”. Sono dunque moltitudini in movimento, guidate e impregnate unicamente da visioni e sentimenti profetici: «Scuotendo cose e persone, il nomadismo è l’espressione di un sogno antico che l’abbruttimento dell’istituito, il cinismo economico, la reificazione sociale e il conformismo intellettuale non riescono mai completamente a nascondere» (Maffesoli). I partiti tradizionali, o sedentari, provano nei confronti di questo movimento gli stessi timori che i Romani, dopo la fondazione dell’Impero, provavano dei confronti di quelle moltitudini che premevano sui limes. L’attitudine al movimento è ciò che suscita timore, in quanto «rappresenta l’irruzione, lo straripamento, in breve, ciò che non è prevedibile». Il suo poter sfuggire predispone questo movimento, in ogni istante, alla sollevazione, alla disinibizione, al rovesciamento dell’ordine stabilito.


Tuttavia l’attitudine e la necessità al movimento, all’erranza, impedisce non solo di “insediarsi”, di istituzionalizzarsi, di passare da uno stato nomade a uno stato stanziale.Ma soprattutto deve in nome di una democrazia plebiscitaria ossessiva evitare ossidazione e sclerotizzazione di gruppi dirigenti professionali e stabili. L’istituzionalizzazione, l’immobilizzazione o la mancanza di dinamicità snaturerebbe il movimento, gli farebbe perdere il suo fascino, il suo potere di attrazione.E tuttavia una società che dalla rivoluzione fordista in poi intorno al dilemma libertà-uguaglianza ha costruito i sui bisogni materiali ed ideali, fa fatica a seguire gli anacoreti o i predicatori oltre un certo limite di sopportabilità…… “primum vivere …deinde philosofari” .La soluzioni dei problemi non potrà mai essere cercata , stimolata, ricreata nel presente con atti e fatti politici concreti che criticano le istituzioni e i comportamenti ma che in cidono in un qualche modo per il loro cambiamento reale. Essa si trova e ha la necessità di predicare e ribadire sempre un “altrove”, in una sorta di “ sete di infinito” di un leopardismo senza la voglia nobile di “annegare il pensiero in una poetico naufragio”. Pertanto ci si ritrova irrimediabilmente e continuamente nella condizione dell’ “asino di Buridano” di dover lottare contro ogni tentazione del movimento scegliere tra il “fieno di destra o di sinistra e di stabilizzarsi, di istituzionalizzarsi, di dimenticare perfino la componente “mistica” e “nobile”che ne è alla base. Si dovrà per scelta e per necessità continuamente modulare il proprio pensiero e agire politico verso la ricerca del Sacro Graal lasciando alle banche mondiali il compito di creare i labirinti della rete dove “gli erranti” possono liberamente esercitare i loro giochi virtuali insoddisafatti degli “ superati monopoli” della loro fanciullezza ed adolescenza preindustriale. Soltanto in questo modo si potranno coltivare e conservare la sua pulsione all’erranza e alla libertà.E allora la Politica anche nella modernità ritorna alle domande iniziali e al balbettio delle risposte.Il problema torna sempre al tema della “libertà” quella della “mosca nella bottiglia” dice che compito della politca e’ di aiutare la mosca a uscire dalla bottiglia, e lascerebbe intendere, a torto, che c’ e’ una via d’ uscita che la politica conosce apriori. Quella del “pesce nella rete” che si dibatte per trovare una via d’ uscita ma non sa che una via d’ uscita non c’ e’ . E quella del “labirinto”, per cui crediamo che una via d’ uscita c’ e’ ma non sappiamo dov’ e’ e dobbiamo cercarla da soli, magari percorrendo sentieri che non portano da nessuna parte.E ammettendo che le tre situazioni in parte sono generate dal pensare ed agire degli uomini in carne ed ossa in parte gli piovano addosso in una sorta di “arcana imperi” impalpabili e incompresnibili. la mosca per uscire deve imparare, dopo molti tentativi, a conoscere la forma della bottiglia in cui si trova. Ma non e’ facile per chi vi e’ dentro, perche’ dall’ interno e’ difficile vedere una forma che si puo’ vedere bene solo dall’ esterno. E dunque per liberarsi dai propri condizionamenti – per uscire dalla bottiglia – occorre insieme uno sforzo di analisi e di immaginazione.La politica pertnato continua a conservare un ruolo centrale e fondamentale dell’essere umano….”uomo zoòn pòlitikon- animale politico e “èkon lègon-in possesso di parola”.Il problema esistenziale-politco resta sempre lo stesso : dove andra’ a finire la mosca una volta uscita dalla bottiglia? Andra’ dove vuole, perche’ sara’ una mosca libera, libera anche di sbagliare, anche di finire in un’ altra bottiglia. Sapendo saggiamento che poche volte nella vita le nostre risposte sono all’altezza delle domande.

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