la guarigione dei paesi

ho trovato sulla bacheca facebook di donato muscillo di questi pezzi tratti
da miei libri. mi piace proporli qui. ringrazio donato, è come se avesse fatto il lavoro al posto mio….

La guarigione dei paesi
[… Io vivo in un paese di cui mi sono sempre lamentato, ma questo paese mi ha dato uno sguardo sul mondo, non è stato un regalo. Il paese mi ha dato lo sguardo di cui aveva bisogno, non poteva guardarsi da solo, non poteva essere guardato solo da chi si compiace di esso o lo disprezza. Insomma, il paese voleva uno sguardo senza filtri e l’ha ottenuto. Uno sguardo del genere si è posato sul buio, sul disagio, sulle mancanze. Questa è la mercanzia di chi osserva onestamente, di chi lavora senza padroni. Adesso il mio lavoro comincia a salire in un’altra dimensione. Lo sguardo del cane, necessario per l’indagine paesologica, si è saldato con una visione da finestre più alte. Questa doppia visione mi dice che il paese è l’ avanguardia del mondo, che è una fortuna essere rimasti qui. Il mondo urbano e il mondo rurale sono di fatto fuori gioco. In un certo senso il paese è l’ultima carta che abbiamo da giocare se vogliamo varcare la soglia del quarto millennio. Il paese come forma abitata, come terra scritta. Bisogna solo fare attenzione a stendere bene la grafia, senza aggrovigliare le lettere. Forse il mondo in forma di paese è l’unica possibilità che abbiamo per andare avanti… Il nuovo umanesimo a cui penso non può che essere alloggiato in questi corpi che hanno tra i mille e i cinquemila abitanti. Quello che ha reso malati i paesi è il fatto che dovevano competere con la potente illusione dell’urbanesimo. Nel momento in cui questa illusione sta cadendo, possiamo ridare un senso e una vita ai paesi…]

… Chi si prodiga per una causa viene tacciato di narcisismo. Chi cerca le parole vere è circondato da quelli che spacciano le false. Forse l’esito della guerra è deciso, hanno vinto gli affaristi, i meschini, i tirchi, vogliono il piacere di sentirsi vittime, vogliono la clemenza degli sconfitti, dobbiamo pagare le loro colpe, le loro ricchezze, pretendono che dovremmo andare a leccargli le nostre ferite…].

Dobbiamo andare avanti con le persone che ci sono care, producendo ammirazione e riguardo più che rancore e lamenti. Il futuro forse non arriverà da fuori, ma sbucherà dalle nostre vene. Dobbiamo immaginare che qui ora siamo in un luogo nevralgico, perchè viviamo contemporaneamente il fallimento della modernità e quello della civiltà contadina. E’ da questo doppio fallimento che può uscire l’idea per un nuovo umanesimo delle montagne. Qui dove non è mai riuscito niente può accadere l’impensato. Vivremo finalmente in un tempo muto e piano piano tornerà il bisogno di parlare, ma sarà una lingua nuova, inaudita.

1. terra e cultura più che cemento e uffici.
2.prodotti tipici da consumarsi non solo nelle sagre
3.canti e teatro al posto delle betoniere.
4.ora al sud si fanno buoni vini ma il pane potrebbe essere migliore e così pure il latte.
5.coltivare un pezzo di terra.
6.imparare a fare il formaggio.
7.dare ai giovani le terre demaniali.
8.essere scrupolosi ma farsi tentare dalla fantasia, dall’impensato.
9.adottare un luogo e prendersene cura.
10.nei piccoli paesi dovrebbero essere esentati dalla tassa sulla casa le persone che abitano nel centro antico.
11.stare all’aria aperta almeno 2 ore al giorno.
12.ascoltare gli anziani, lasciare che parlino della loro vita…

Uscite. fermatevi in piazza. sorridete
senza pigrizia. minate la solitudine
di un vecchio. nessun giorno sia senza ammirazione.
prendete un angolo del vostro paese e fatelo sacro.
andate a fargli visita prima di partire e quando tornate.
non seguite la fretta delle parole.
delirate con calma, uscite
dal vostro corpo e più ancora
dalla vostra anima.
siate felici per ogni attimo che la vita vi affida
per ogni attimo in cui non ci sarete.

… Bisognerebbe intrecciare in ogni scelta importante competenze locali e contributi esterni. Intrecciare politica e poesia, economia e cultura, scrupolo e utopia…

Per gli interventi nei prossimi anni non è solo un problema di risorse, è questione di sguardo, di azioni diffuse che incrocino buone pratiche amministrative e stili di vita che tengano conto dello sfinimento della modernità.

… La lobby dei falliti, la comunità delle persone ferite dalle battaglie che non hanno combattuto. Sono i cecchini delle piazze paesane.Quelli che escono solo per parlare male di qualcuno. Formano piccole bande, banditi della maldicenza, eroi del lamento. Sono loro ad aver riempito il paesaggio appenninico di orrende villette coi nani di gesso sopra i cancelli. Li trovi davanti all’edicola pronti ad improvvisare i loro elzeviri di politologi da marciapiede. Non sanno cambiare, amare, ammirare. Come mosche vanno a posarsi sulle cose più sporche, hanno cura di tirare tutto e tutti verso il basso perchè la loro vita è piccola e hanno l’ossessione di rimpicciolire pure quella degli altri…].

Concedetevi una vacanza
intorno a un filo d’erba,
dove non c’è il troppo di ogni cosa,
dove il poco ancora ti festeggia
con il pane e la luce,
con la muta lussuria di una rosa.

Navighiamo in un mare di merci, e intorno a noi è tutto un panorama di navi incagliate: le nazioni, gli individui, le idee, tutto è come bloccato in un presente che non sa volgere la sua fronte nè avanti nè indietro.

Adesso si muore a marcia indietro, si muore dopo mille peripezie per schivare la fine. E invece c’è un solo respiro, forse ce n’è uno solo per tutti e per tutto. Spartirsi serenamente questo respiro è l’arte della vita… Ci vuole poesia.

e questo non è mio…

…uno dei bersagli polemici privilegiati di Arminio, quella piccola borghesia che vive la propria casa come un rifugio antiatomico, che non riesce più a vedere i propri luoghi, omologata fin nel profondo dell’anima, arredata dai miti del consumo nel proprio immaginario, spenta nelle passioni collettive. E quando esce di casa, questa classe lo fa solo per esportare la chiusura dell’anima e la «planetaria fornicazione dei mediocri», per incrementare il suo bottino privato. È da questo grado zero della passione che inizia a prosperare una politica non politica, trasformata in affare da chi la fa, in carriera e compromessi, che presenta come sano senso della realtà la tecnica della spartizione del bottino. Ecco perché domina la vigliaccheria, quella tara dell’anima su cui i politici hanno costruito il proprio dominio, ecco perché in tanti, salendo di rango, sono arrivati in cima, ma non sanno più dire nulla.
Prefazione di F. Cassano a Oratorio bizantino di Franco Arminio.

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