paesologia svedese

metto qui l’introduzione scritta da mimmo scarpa ad alcuni pezzi di “vento forte tra lacedonia e candela” usciti su un antologia pubblicata in svezia che raccoglie brani da dieci libri italiani pubblicati negli ultimi anni. 

l’antologia si chiama carta d’italia e per procurarsela bisogna scrivere all’istituto italiano di stoccolma. 

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Franco Arminio è nato nel 1960 a Bisaccia, in una regione che lui stesso ha ribattezzato Irpinia d’Oriente. Siamo in Campania, ma dovete scordarvi di Napoli e del mare: su queste montagne crepate dai terremoti le temperature scendono parecchio sottozero, e sul largo delle colline le pale eoliche si staccano dallo sfondo pezzato del grano, colori vivi o bruciati a seconda del mese. Arminio si è inventato una professione, e anche a quella ha dato un nome: paesologia. Arminio visita i paesi, soprattutto i più vicini: e li visita in senso medico, non turistico. La bellezza non gli interessa, se non come storia clinica dei luoghi umani. Del presente va a raccogliere i sintomi: e li interpreta sciogliendoli in diagnosi del futuro possibile. 
I titoli di due libri pubblicati in passato da Arminio suonano rispettivamente Diario civile e Circo dell’ipocondria. Rappresentano bene le due tensioni elettriche di questo scrittore in prosa che ha scritto migliaia di poesie in versi. Nessuna tenerezza gratuita, nessuna nostalgia, nessun pianto su ciò che si è perduto in Arminio: invece, la capacità di condensare in una prosa di sbalorditiva scioltezza la constatazione di quello che c’è. Esistono pochi scrittori, non solo in Italia, dotati dell’immaginazione sociologica di Arminio, e della sua infallibilità sensoriale. Sa ascoltare perché sa ascoltare se stesso, come l’ipocondriaco che per paura va spiando i segni di un pericolo che forse si avvicina. E sa parlare, anche in pubblico, perché quel suo bisogno vitale, quel suo bisogno egoistico di ottenere ascolto, gli ha dettato con gli anni il tono perfetto. 
La vena visionaria e rozza che incendia così spesso le frasi di Arminio, in versi come in prosa, è il regalo più vistoso che questo autore ci offre. Ma bisogna frequentarlo nei suoi momenti più neutri, più distratti: per farsi sorprendere meglio da lui, dalla sua esattezza così apparentemente casuale, per farsi portare. Cairano e Lacedonia, parola di paesologo, valgono in pieno il viaggio. 

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