INTERVISTA AD ARMINIO

Arminio la sua campagna elettorale mi pare sia cominciata da un mese, come si sente?

È un’altalena di entusiasmo e scoraggiamento. Ogni giorno, ogni ora contiene le sue oscillazioni. È un andamento tipico della mia vita. La campagna elettorale ha accentuato questo schema bipolare. Uno schema che ha prodotto buona scrittura, credo. Spero possa produrre anche buona politica.

 

Mi pare che l’esordio sia stato infelice. Mi riferisco all’intervista a un giornale lucano. Che mi può dire al riguardo?

Quando ho letto quell’intervista mi sono dispiaciuto per la lingua. Ho pensato che non ero io a parlare. Per me la lingua è tutto e il giornalista aveva riassunto una lunga chiacchierata telefonica con la lingua che si usa nei giornali (dove tra l’altro si lavora nella fretta).

Mi sono stupito quando ho visto che l’intervista veniva fatta girare in rete, come se fosse il corpo di un reato. A me il petrolio fa schifo proprio come sostanza e mi fanno schifo anche le automobili e mi fa schifo la deriva ipertecnologica che ha preso il mondo. Stiamo cercando di sostituire Dio con le merci, ma il tentativo sembra fallimentare. Per ora stiamo solo distruggendo il pianeta e stiamo anche accrescendo la miseria spirituale senza ridurre le differenze nella distribuzione del benessere materiale.

 

Torniamo all’intervista. Come mai tante polemiche?

Molto semplice: qualcuno ha pensato che fosse una mia caduta e hanno pensato di farla circolare. Se avessi vinto un premio importante non credo che la notizia avrebbe avuto la stessa circolazione. Lo verifico ogni giorno in rete. Ieri un amico ha scritto che sono il più importante scrittore italiano. Un altro ha aggiunto che sono il più importante scrittore e il più importante intellettuale italiano. Difficile in questo caso aggiungere un mi piace o mettere un commento di adesione.

L’ammirazione non ha ruote, è statica. L’odio è un sentimento potente, ha un dinamismo contagioso. Chi ha fatto girare quell’intervista mi odiava già da prima. In alcuni casi si tratta di persone che ritengono indegna la mia candidatura.

 

Ma sul petrolio cosa mi dice?

Le trivellazioni si possono fare solo se c’è il consenso delle popolazioni interessate. Personalmente sono contro qualsiasi ulteriore apertura di pozzi in Lucania e negli altri luoghi d’Italia oggetto di interesse da parte delle compagnie petrolifere.

Quanto ai pozzi in funzione, sono per una rinegoziazione dei contratti: i petrolieri se vogliono continuare a estrarre il petrolio dovrebbero dare molto di più e dovrebbero garantire una tutela dell’ambiente molto maggiore.

Detto questo, considero assurdo dire che la Lucania è tutta distrutta dal petrolio. Sono le tipiche esagerazioni di ambientalisti fumosi e alla fine anche accidiosi. Non basta fare un comitato con un paio di persone e scrivere qualche scemenza in rete per portare avanti una lotta. Penso in particolar modo a certi militanti grillini. Io ho speso dieci anni della mia vita sul Formicoso per evitare la discarica e l’impresa è riuscita perché non abbiamo avuto un giorno di tregua. Abbiamo fatto di tutto, abbiamo coinvolto tanta gente. Sul petrolio non mi risulta sia mai stata organizzata una vera protesta di massa.

 

Cambiamo argomento. Come mai nella lista Tsipras?

Sono stato chiamato da Marco Revelli e dagli altri garanti. Mi hanno detto che la mia candidatura corrispondeva pienamente alla loro idea della lista. Non ho accettato subito. Ho chiesto in Rete e ho avuto molti incoraggiamenti ad accettare. Più di trecento persone hanno firmato un documento in cui parlavo della mia candidatura.

 

E ora?

Adesso mi trovo in una lista che costituisce un’offerta politica bellissima. Mai l’Italia aveva avuto una lista di tale qualità. Il problema è capire se l’Italia sa ancora riconoscere la qualità. E questo problema è particolarmente grave al Sud.

 

In che senso?

Io credo che il Sud italiano sia un caso unico al mondo. Qui è facile amare chi ci disprezza, mentre diffidiamo di chi ci ama.

La lista Tsipras, come la intendo io, è una lista meridionalista. Non vogliamo uscire dall’Europa, vogliamo portare l’Europa nel Sud.

È un’operazione culturale prima ancora che politica. Il Nord del mondo ha fallito. Il capitalismo potrà durare ancora molti decenni ma è sostanzialmente morto. Si tratta solo di capire come inumarlo. In effetti gli anni in corso sono una veglia funebre. Quando la veglia sarà finita alla fine avremo un nuovo mondo.

 

Non le sembra un discorso troppo astratto?

Meglio un discorso astratto che questi penosi richiami alla crescita che fanno tutti. Purtroppo anche nella lista Tsipras. E questo mi fa dire che non sono completamente allineato. Trovo il programma di Tsipras declinato in un linguaggio eccessivamente economico. Cambiare le politiche economiche è urgente, ma è ancora più urgente smontare l’idea che in campo ci sia solo l’economia. Questo è un vero e proprio delirio. Le persone anche oggi vivono di tante cose: la luce del sole non è quotata in borsa e un bacio non fa parte del pil.

 

Vedo che non perde il vizio di parlare per immagini. Si rende conto che la politica funziona diversamente?

 

Certo. Nella famosa intervista lucana ho anche detto che può esistere un clientelismo buono. L’affermazione è suonata scandalosa. E questo lo capisco. Io non mai usufruito delle clientele, né ho mai esercitato clientelismo. In letteratura posso dire una cosa e un minuto dopo posso dirne un’altra. La lingua della poesia è una lingua del corpo, viene dai tuoi umori e risponde solo della sua bellezza. È una lingua fatta per essere eccezione. Tutto il contrario della lingua della politica che ha una natura normativa, protocollare.

 

E allora come la mettiamo? Cosa ci fa in una lista politica?

Tento di conciliare politica e poesia. Il mondo è fuori dall’asse in cui ha girato per millenni. Può essere governato solo da una visione che unisca sogno e ragione, ciò può essere governato solo incrociando lo sguardo delle regole, tipico della politica, con le regole dello sguardo, tipico della poesia.

 

Non le sembra un delirio?

È un delirio pacatissimo, certamente meno pericoloso dei deliri di chi sta assaltando il pianeta per mantenere in vita un modello di sviluppo insensato.

 

Scendiamo per terra. Cosa pensa dell’attuale situazione politica italiana?

Mi annoia profondamente. Ho seguito per qualche giorno il lavoro di Renzi e già non mi dice più niente. Lo stesso è avvenuto con Grillo. Non potevo votarlo, ma ho tifato perché prendesse molti voti. Con l’avvento di Renzi la sua funzione è sostanzialmente finita. Adesso il voto per Grillo è un voto alla memoria, come quello per il partito di Berlusconi. Sulla scena politica italiana al momento c’è solo l’antipolitica renziana.

Ovviamente parlo della scena istituzionale. Fuori ci sono tante persone che fanno un lavoro politico importante. E qui torna la speranza della lista Tsipras. Non capisco chi ragiona di un nostro risultato intorno al quattro per cento. Se ce ne convinciamo ci sono tutte le condizioni per andare oltre il dieci per cento. Devo dire che il pessimismo viene in primo luogo dai dirigenti di Sel e Rifondazione.

 

E perché secondo lei?

Perché sono indecisi tra la carica utopica e l’idea di assicurarsi la sopravvivenza come partito. Per fortuna i loro militanti propendono per la carica utopica. Tsipras non è una lista che deve parlare alle rovine della vecchia sinistra. Non è la manutenzione angosciata delle nostre perplessità. È un’altra idea di mondo e non è possibile che l’Europa rinunci a questo compito di prua dell’umanità che adesso è del tutto smarrito.

 

Cosa farà nelle prossime settimane e che risultato si attende?

 

Andrò in giro per il Sud, andrò a parlare della bellezza unica dei nostri luoghi. Il Sud italiano esalta e avvilisce. Forse dovremmo connettere le sue luci per impedire che siano inghiottite dal buio.

Ci vuole una rivoluzione per rovesciare il Sud che non sa ammirare, il Sud che si affida agli imbroglioni.

Il mio risultato dipende da questa rivoluzione. Non ci sono scuse, da qui al venticinque maggio, tutti sapranno che nelle liste ci sono anche io. Chi mi vota sa benissimo cosa ho fatto e cosa posso fare in Europa. E quando usciranno i candidati delle altre liste sarà assai facile cogliere le differenze.

L’ottimismo non fa parte della mia natura. Tendo a vedere il guasto. Mi eccita più l’incomprensione che il riconoscimento. Ma questa volta forse devo farla anch’io una rivoluzione: potrei essere investito da un’onda altissima di stima e affetto.

 

Mi sa riassumere in due righe di cosa si occuperà in caso di elezione?

 

Dei giovani del Sud, del loro lavoro nella nostra terra. Agricoltura e beni culturali, il computer e il pero selvatico, l’arcaico è il futuro del mondo e il Sud è il giacimento dell’arcaico.

 

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5 thoughts on “INTERVISTA AD ARMINIO

  1. e io invece temo che in italia tsipras finirà al 4% sperando di tutto cuore di sbagliare, c’è la vocazione al suicidio di una sinistra inesistente, se non a volte ridicola, che si consuma nel nulla, che non suda, non cammina, non ha corpo, non ha la poesia e la sensibilità di franco arminio, tsipras poteva essere l’ultima occasione per cambiare, uscire dal coma, dire che il vento sta cambiando, che c’è qualcosa di buono e di bello da fare per tutti, ma ho paura che non sarà così, a me questa sinistra fa pena e rabbia, io voterò tsipras e questa potrebbe davvero essere l’ultima volta che vado a votare

  2. l’arcaico positivo
    può parlare a chiunque
    liberare il negativo
    rivolgendosi dovunque

    risolvendo l’inganno del quantunque

    • forse sì, non mi piacciono molto le visioni dall’alto, mi piacciono quelle raso terra, come l’occhio di una formica o di una lumaca ciao

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