Lettera di una donna all’umanità

stiratevi
passate la testa sotto l’uscio, vi aspettano pensieri molto più larghi di una strada,
vedrete un coniglio, un cane, una farfalla,
stiratevi
tiratevi fuori come se il vostro respiro fosse tutto dall’altra parte e dovete raggiungerlo,
la vita vi ha spaccato, con voi c’è solo la morte al di là di quella porta,
dovete passare da soli,
ve lo dico io
credetemi, in fondo non vi costa niente,
lasciate ogni altro impegno, ozio o preghiera
affanno o piacere, lasciate i vostri panni, lasciate il mondo nella sua pantofola,
lasciate tutto e guardate quel filo di luce che c’è sotto la porta, vi sembrerà impossibile
stirarvi, rendervi così sottili da baciare quella polvere, da salirci sopra, abbracciare ogni granello
di quella polvere, passare un atomo alla volta dall’altra parte,
passerete e non troverete niente, io prima di passare
stavo mangiucchiano nervosamente il tempo della mia vita, recitavo, avevo un certo numero di paure,
aspettavo cose minime che sembrano grandi,
ora posso abbracciare tutti, posso andare a raccogliere
l’ultimo desiderio in fondo all’ultima anima e farvelo vedere, posso dare a me stessa qualunque forma,
esiliarsi, farsi esile oppure espandersi,
avere un cuore vuole dire avere una galassia in mezzo al petto,

sono diventata così poco alla volta e senza neppure pensarci, ora sono una cosa che non sa del finito né dell’infinito, il vostro tempo è acqua che basta appena a lavarvi le mani,
uso un altro tempo
e quando parlo o cammino so che devo sbrigliarmi come un cavallo,
faccio cadere il mio corpo, gli faccio mangiar le nuvole che voi guardate e quando apro la parola
la apro veramente, le metto dentro tutte le strade che c’erano al mondo prima degli uomini,
il rosso della prima bacca, l’occhio della prima rana,
non capisco perché assegnarsi pochi parole, pochi gesti e lasciare tutto il resto nelle mani di una divinità,
vi siete assegnati il sogno e la veglia, la morte e la vita e quello che vi accade è sempre appeso
a una molletta per pochi attimi, appesi insieme agli altri
e voi parlate sempre di quello che accade, ve lo raccontate ogni minuto, l’ho fatto anch’io,
ma era sempre un gioco piccolo, ma mai veramente piccolo da lasciarvi passare sotto la porta,
vivere insomma non è voler vivere, non è voler morire, vivere è non sapere nulla di queste cose,
non sapere nulla di se stessi a parte la piccola impronta che è il nostro corpo, tutto il nostro corpo
non è più consistente di un sudore che abbiamo avuto sul palmo della mano,
e neppure l’anima è di più, è forse una fitta tra le costole, un calore sulla faccia,
per essere così sono arrivata a un terzo luogo, una cosa che aveva intuito anche quello che voi chiamate cristo,
il mio corpo è come un ferro infuocato, che malattia può avere un ferro infuocato, che sentimenti?
queste sono cose che avevo quando facevo l’attrice e incontravo uomini e me ne scopavo uno ogni sera e stavo nell’uovo del mio io e mi guardavo, guardavo la vita e per guardarla la fermavo, non era bosco, palco, macchina che passa, rumore, filo bianco sul pavimento, serpente che prega, parole
che un coniglio non ha mai detto,
l’io saltò in aria, ma senza impazzire
è questo il miracolo a cui lavoravo e che mi è riuscito,
far saltare in aria la baracca di essere qualcuno senza entrare nel giardinetto della follia,
ora per me è davvero una bella e tremenda cosa essere nel mondo,
anche l’infinito è una cosa piccola, una cosa da sfondare,
giratevi, alzatevi da ogni abitudine, uscite veramente e sentirete che non eravate dentro niente, non eravate dentro una vita e dentro un luogo, non eravate neppure dentro un’illusione, stavate semplicemente dando una forma al vostro essere e appena quella forma vi piaceva il mondo si chiudeva, niente, più niente vi era utile,
molti di voi pensano alla morte, ci pensavo anch’io, ovviamente ci penso ancora,
la mia spalla, il mio occhio in un baule, tutte le altre spalle che già ci sono in un baule, tutti i cimiteri
e tutte le farfalle di questo mondo non aggiungono e non tolgono nulla alla perfetta idiozia della morte,
la morte passa da voi perché voi siete passati da lei, gli avete dato un desiderio e ora quel desiderio vuole il vostro corpo, anche per questo desiderare, in genere, è pericoloso,
la morte vuole il vostro corpo come la notte vuole il giorno, siamo inciampati
nel prendere, nel volere e allora tutto quello che prendiamo se lo prende la morte, la morte vi sconsiglia
di stare al mondo e alla fine vi convince,
io l’ho fregata, nel momento in cui sono diventata quella che sono adesso lei si è allontanata,
ha pensato che per un secondo può tenersi lontana ed io in questo secondo posso fare tutto, posso comparire scomparire da ogni cosa, forse è proprio da questa attitudine che è nata la storiella della ubiquità di dio, forse è tutto vero, ma è roba da un secondo, dio è tra l’inizio e la fine di uno sbadiglio, è nel tempo di scartare una caramella, poi è finita anche per lui,
dio è come un occhio appoggiato sulle ciglia, come un cane che corre in un armadio, insomma un’anomalia particolarmente resistente,
se sono diventata me stessa devo ringraziare tutti gli uomini che ci sono stati e anche devo ringraziare i dinosauri, cose che non ho mai visto, quelli che fanno le poesie e quelli che non le fanno, e poi le marmitte delle macchine, gli ombrelli, gli aeroplani, devo ringraziare tutto
quello che ho mangiato e tutta l’aria che ho respirato, da questo infinito intreccio andava formandosi un dio, ma nemmeno lo sapevo.
un gesto semplice, la vita dev’essere un gesto semplice, a un certo punto, quando un verme
rovisterà nei miei occhi io non potrò più vedere il primo ragazzo che mi ha baciata,
non potrò più straziarmi o dondolarmi sull’altalena delle paure e delle speranze, non potrò neppure avere la sensazione che non esisto,
essere davvero se stessi significa trovarsi ad essere molto più semplici di quello che siamo abitualmente,
io sono una donna a cui molto spesso il cuore batte in disordine, il mio cuore più che un muscolo
è una bestia, un cuore che cammina, mi rovista la gola, la testa,
e allora quando si ha un cuore così e intorno le teste viperine uscite dai solchi degli ultimi decenni
io sono pronta ad agire a venire dalle nevi del mio pallore verso ognuno di voi, io sono
disponibile a frugare tra i resti consumati di ogni età, mi farò accompagnare dal vento, un vento che nelle pianure è più silenzioso che in montagna,
non bisogna prendersi per uomini soltanto perché abbiamo alcuni organi e un calderone di pensieri,
riposatevi se volete avere qualche idea, io non ho puntelli segreti, astraetevi da ogni pesantezza da ogni languore,
ora il mondo è particolarmente ingorgato, dio il mondo lo aveva fatto immaginando una decina di persone al massimo ad abitarlo,
allora si che c’era una vera impetuosità di esistere e non c’era bisogno della coscienza perché c’era poco da vagliare, da calcolare,
ora ogni microbo è impigliato tra le linee dell’universo,
il lieve, l’impalpabile, l’indicibile
non si addicono a chi si sente dall’inizio alla fine come un pesce appena pescato, una trappola preparata
da ieri, da tanti ieri,
io non amo i luoghi della vita facile, non amo fornire molti ingressi a chi vuole visitarmi, il male d’essere ammirata, il male d’essere trascurata ormai sono cose che poco mi riguardano,
desideravo che il mondo mi venisse intorno,
da quando sono me stessa lascio fare alla vita ciò che vuole, più che svegliarmi io sorgo la mattina
come il sole, sono molto vigile e molta distaccata, ho smesso totalmente o quasi di pensare,
smobilitare se stessi
vedere senza esaminare, smetterla d’intervenire di cercare di funzionare,
ora la mia vita si perfeziona senza fine, si dispiega e si prolunga da un secondo all’altro senza intoppi senza deviare, il mio spirito si è svincolato da se stesso, l’utile e l’inutile si è finalmente dissipato, non ho più il prurito della comunicazione, rinvio al mittente tutte le parole che mi arrivano, le ascolto, ma sono svincolata, io sono infinitamente svincolata,
ogni pensiero, ogni forma di vita dopo un po’ ci blocca in qualcosa, da quando sono me stessa ha preso casa nell’irreale, nell’indifferenza riguardo ad ogni forma di realizzazione, ovviamente il dio che ha fatto il mondo è un gran cialtrone, troppo attivismo,
quelli che lavorano per fare qualcosa sono degli appartamenti d’affitto, quelli che tracciano una strada difficilmente potranno tornare negli spazi,
il fallimento è la mia energia e anche la vostra, proprio ciò che abbiamo sperperato, ciò che ci inquieta e ci preoccupa è il nostro serbatoio di energia,
gli uomini di successo sono uccelli con un’ala sola, sono alberi senza rami,
io che mi sono isolata, io che mi sono fatta ignorare ora ricevo nel breve spazio di questa camera l’inaudita rivincita di una libertà incomparabile e sono disponibile, infinitamente disponibile ad arrivare al vuoto del soggetto, di ogni soggetto,
sappiate che dio non vuole più ascoltare chi si sforza al profano e dietro ad esso si trascina
il cuore prende una posizione elevata, diventa belvedere solo in chi è dilatato trafitto da desideri puri,
la piaga portale della meschinità, la religione dei blasfemi, le greggi che vanno dietro al montone della moneta
d’ora per tutto questo non ci saranno più fortificazioni,
saranno sempre mali e malesseri e pensieri di sgradevolezza,
tuttavia anche se adesso sono me stessa
penso che sempre con gli uomini almeno un filo vada conservato, ma non pensate d’infliggermi troppi segni della vostra ingombrante esistenza,
preferisco la palafitta delle mie cellule
piuttosto che muovermi tra le braccia stravolte dei vostri desideri per sempre inappagati,
sappiate anche questo, non avete più le vostre parole, di fronte a me ho le facce dalla bocca perduta,
nessuno di voi sa qualcosa più dell’altro,
io voglio un amante dalla testa frizzante, uno che voglia scalare il versante aperto della vita
un grande malato, uno che sia fuori dalle fasce riposanti della salute,
non me la sento di donare tutta la vita a un problema sbagliato,
non voglio più vivere con la gola stretta, seguirò l’odore della fine di un giorno estivo, mi farò contenere in poche lacrime perché non me la sento più d’avere ragione,
perché si è perduto il segreto degli uomini, perché non si sogna più ma si è sognati,
perché russiamo sopra alle nostre anime,
perché si beve l’acqua senza sete e si va nella pietra senza ferirsi,
permettetemi ancora di ricordare che la vostra colpa è aver permesso che disperazione e stanchezza si unissero, non era una scelta obbligata, l’uomo è un essere movimentato
può avere la rapidità di una freccia e l’ibernazione di un serpente, può smarrire il suo destino ma può ghermirne un altro all’improvviso,
può indagare sui sogni di uno scarafaggio, sull’autismo di un buco nero, può spiare l’alito di un vitello, può far da mangiare ai cani e ai matti, può dirsi poesia e rovina, può aver maniere da uccello notturno e lavori da miniera,
alla fine c’è un’ultima cosa che vi devo ricordare,
non si viene al mondo solo per poppare.

franco arminio

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2 thoughts on “Lettera di una donna all’umanità

  1. Franco, dormo con i tuoi versi e le righe sul comodino. Li ho letti con passione e trasporto, tra le lacrime spesso, qualche manciata di mesi fa, ieri, stamattina, non v’è tempo. Ora, di tanto in tanto, riprendo quelle parole incastrate nel cuore come la scarpa tra le rocce, per meditare. Ogni volta, alla fine, immagino di vanificarmi col buio della notte, stare sospesa come il cielo sui luoghi che occupano tutto lo spazio che ho in corpo tanto spazio da scacciarmi fuori da me stessa. Grazie di esistere. L’umanità ha bisogno di poesia come la tua. maria n.

  2. Franco, dormo con i tuoi versi e le righe sul comodino. Li ho letti con passione e trasporto, tra le lacrime spesso, qualche manciata di mesi fa, ieri, stamattina, non v’è tempo. Ora, di tanto in tanto, riprendo quelle parole incastrate nel cuore come la scarpa tra le rocce, per meditare. Ogni volta, alla fine, immagino di vanificarmi col buio della notte, stare sospesa come il cielo sui luoghi che occupano tutto lo spazio che ho in corpo tanto spazio da scacciarmi fuori da me stessa. Grazie di esistere. L’umanità ha bisogno di poesia come la tua. maria n.

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