Cartoline di sabbia

metto qui il pezzo che è uscito qualche giorno fa sul manifesto.

lo dedico a tutti i paesologi d’italia.

f. arminio

Pescara è una città sbilanciata, ma non arriva da nessuna parte, né a Nord, né a Sud. Le montagne abbruzzesi hanno sputato il muco della modernità sulla costa. Forse Pescara è l’unico pezzo di centro sud vagamente globalizzato. E allora a tratti sembra una città canadese o indonesiana. E qui è il problema: come si può apparire allo stesso tempo Canada e Indonesia?

La prima cosa che ho pensato arrivando a Parigi è stata questa: qui non potrò scrivere nessun verso. Parigi l’ho vista con un pregiudizio, con l’idea che il nord del mondo è morto. Ovviamente ho trovato piena conferma, i pregiudizi sono sempre fedeli, raramente si lasciano smantellare dalla realtà. E allora Parigi non è una città lirica, la sua grandezza monumentale lascia poco per il cuore. Per il cuore a Parigi ci sono solo le passanti.

Baia. Per Orazio questo golfo di Baia era il più bello del mondo. Qui avevano la villa Mario e Silla, Lucullo, Cesare, Pompeo, Cicerone e Marco Antonio. Adesso posso vedere il parco archeologico dribblando la smart e la lambretta. Al posto delle ville adesso cadono sotto gli occhi curiosi accostamenti che non vedo altrove: banche e farmacie, fruttivendoli, carrozzieri, la giostra delle insegne, le donne anziane con una busta in mano, i ragazzi col telefonino, i bar, le pompe di benzina, tutto messo in fila in uno spazio esiguo, sempre leggermente manomesso, tarlato. Questi luoghi sanno di vecchio, hanno proprio l’aria di averne vista di tanta di storia e sopportano anche la grigia baldoria di questi anni senza nascondere un senso di corrosione e disincanto.

Fermo. Altrove coi mattoni hanno fatto una muraglia. Qui, tra la riga del mare e il sipario teatrale dei monti Sibillini, hanno fatto gioielli. Le piccole piazze, le chiese, i vicoli, i palazzi, le finestre, le porte, tutto risente di un lavoro paziente, come se chi posava un mattone sull’altro stesse componendo il disegno di un volto, di un braccio. Bellezza diffusa che tiene insieme spontaneità e simmetria. Un paesaggio tipicamente italiano, moderato, armonico, lievemente poetico, lievemente malinconico. Fermo è un sonetto costruito con l’endecasillabo dei mattoni a vista.

Ecco da lontano la forma stranissima di Panni. È come se il paese avesse un lato tirato con la riga e il resto disegnato a mano. E pure ad arrivarci dentro ti prende una sensazione strana. Qui è come se il mondo contadino avesse concesso alla modernità solo qualche scampolo, l’atmosfera sa di terra e di cielo, le macchine, le insegne, tutto felicemente dimesso: il carro delle merci è ai margini del quadro.

Non è chiaro perché certi posti ci piacciono più di altri. A me piace molto Ruvo di puglia. Ci sono stato solo due volte e tutte e due le volte mi ha data una sensazione di piacere a starci dentro. In Italia i luoghi non sono mai uguali, anche quando sono vicini. Ruvo ha una radice civilmente contadina. Anche il mondo contadino non era uguale da ogni parte, come poteva apparire in superficie. Ruvo di Puglia è più antica e ha più futuro di Chicago.

A Pozzuoli  percorro una stradina in salita cercando aria e mi ritrovo a guardare il cratere che mostra nel palmo della sua mano tutte le specialità di un vulcano convalescente: mofete, fumarole, vulcanetti di fango.  Continuando a salire la strada finisce con un ristorante e io invece sto cercando un poco di verde. Lo trovo più avanti seguendo l’indicazione di un’oasi. Pini e altri alberi stanno su una collina di cenere fiorita. Il luogo è vagamente sinistro col cielo che c’è oggi e pare incredibile che a un centinaio di metri ci siano le case coi televisori accesi

Avellino è particolarmente omogenea nel suo grigiore. Più l’attraverso e più mi sembra di fare il giro della mosca nella bottiglia. È una sensazione che mi danno molte città, come se la grandezza  e il senso dell’infinito ormai si fossero andati a nascondere nei luoghi più piccoli e sperduti.

Ognuno ha fatto la casa dove ha voluto con l’unica accortezza di rispettare l’abusivismo del vicino. Ischia da sola fa quasi il quaranta per cento di tutto il turismo della Campania. Si può dire che l’abusivismo non compromette il successo di un luogo. Ischia offre nello stesso tempo caos e relax. Quando l’isola era incontaminata entrando in un albergo forse non avevi il senso di pace che si prova adesso ai bordi delle piscine, come se fosse un’isola nell’isola.

Amalfi va percorsa in orizzontale e in verticale allo stesso tempo. Una croce d’acqua e di pietra. Questo è un viaggio di precisione, ci si muove su carta millimetrata. Anche sollevare un gomito, muovere la testa, anche il più piccolo gesto deve essere accompagnato da un accorto calcolo delle distanze. Non c’è linea retta. Un campo di calcio non lo si può nemmeno immaginare. Al massimo c’è lo spazio per mettere in piano un tavolo da biliardo. Ogni spostamento è confinato nell’esiguo. Montagna trapunta, tappeto. Pergamena accartocciata dal pugno di un gigante.

Campobasso una sera d’inverno: buio e silenzio. In Molise si sente moltissimo il silenzio di chi se n’è andato e quello di chi non è venuto. Sto parlando dentro un cinema pieno di sedie vuote. Prende la parola un mio lettore: siamo un popolo di sconfitti, non ci siamo ancora ripresi dalla battaglia perduta ai tempi dei romani. Forse è così pure per gli irpini, ma il nostro è un dolore più astioso.

Città di Qualiano, rispetta le regole del vivere civile, Zoomiguana, il megastore degli animali, Rimarrai sempre nei nostri cuori, ciao paky!, Fabbrica materassi a molle e ortopedici anche con lana del cliente, Airone danza, Pollo a legna, Cornetti di notte, Pianeta mutui, Global Service, La Maison immobiliare fitta. Chiedo a un vigile dove sia il centro, lui lo chiama centro sporadico.

Procida non è un’isola, è un paese in mezzo al mare. Ho sentito questa cosa mentre camminavo per una strada senza vedere davanti a me insegne e vetrine, ma solo orti e dentro gli orti una scala, una zappa, una bacinella di plastica e una pianta di limoni. Un paese che non si è lasciato coprire dalla patina del nuovo, ed è come se respirasse un’aria antica, un’aria portata qui dal respiro di epoche in cui gli uomini erano necessariamente avventurosi e sentivano la vita e gli altri con un’intensità che forse si è perduta.

A Paola il mare prende la corriera e sale fino alla montagna. La montagna prende la corriera e scende al mare. Le montagne corrono, ti saltano addosso, il cielo è vicino e lontano. Natura agitata. Terra rovinosa e rovinata, in cui tutto è scosso, scosceso. Terra slegata, slogata. Senza requie e senza redenzione. Collera e adrenalina. Niente è mai tiepido e tranquillo. Da nessuna parte c’è posto per il frivolo, per il pittoresco. Terra mai languida e deprimente. Terra anginosa, di efferata, ferina bellezza.

Il centro geografico dell’italia è Posticciola, frazione di Roccasinibalda. È un centro vuoto. Niente posta, niente scuola, niente farmacia, niente negozi. Il paese d’inverno conta dodici abitanti, nonostante sia un paese collinare, con bellissime montagne intorno, e a due minuti dal lago del Turano, a venti da Rieti e a un’ora da Roma. Si tratta di un luogo comodo da raggiungere, il corso principale praticamente inizia da una curva della statale.

Matera città paesaggio. È una città soffiata dall’interno. Non ci sono case sparse, tutto è connesso e intrecciato. Una trepida ragnatela sassosa dove stavano uomini e animali a combattere col loro fiato contro l’umidità che veniva da sotto. Natura e architettura, costruzioni fondate sul levare piuttosto che sull’aggiungere. Matera città poesia.

Annunci

One thought on “Cartoline di sabbia

  1. qui mi sono anche emozionato – perché da qualche mese giro, a ruota di mio figlio, il Triangolo Lariano in bicicletta. E nella velocità concentrata delle due ruote, attraverso paesi e territori che percepisco palpitare di desiderio: ambizione di essere vissuti; attraversati; guardati e ascoltati; compresi. Terre decamillenarie distillate dai resti dei ghiacciai alpini, innesti di graniti ghiandoni su fondali marini emersi ere prima, tutto colonizzato da muschi, erbe, arbusti e infine lecci faggi e larici: orsi; poi gli umani; terre tese sullo specchio del Lago, come un tulle tirato tra le rive a celare un abisso, muovono borghi di pescatori che attendono la pesca definitiva sperando che non arrivi mai. Oppure coagulano greggi sugli alpeggi bassi, dove la stagione non è mai troppo rude, dove la strada non è mai troppo piana; dove nessuno va se non ha perché andare. Queste terre estranee mi sono entrate nelle gambe e nel petto attraverso i freni morsi tra i tornanti in discesa – attraverso la catena tentata di cessare sul falso – ma quanto – falsopiano della colma. Le persone che abitano luoghi simili dicono se stesse alla stessa maniera. Per questo motivo guardo e aspetto di capire, sperando che magari una visita in questi luoghi possa gettare luce su noi tutti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...