politiche per l’italia interna

Come ci ha insegnato Fabrizio Barca, bisogna intrecciare in ogni scelta importante competenze locali e contributi esterni. Su questo solco troviamo anche Piero Bevilacqua, Isaia Sales e Franco Cassano. Con loro e con tanti altri vogliamo costruire una trama nuova, che sappia intrecciare politica e poesia, economia e cultura, scrupolo e utopia.

Non spetta a noi essere precisi, fare piani, programmi. La casa della paesologia è anche la casa delle pensate confuse. Eccone alcune.

In ogni casa degli italiani ci deve essere una foto del nostro pianeta.

Almeno una volta all’anno il consiglio dei ministri si deve svolgere in una masseria.

Diffondere a livello capillare su tutto il territorio nazionale le opportunità formative per adulti e ragazzi, in particolare i corsi di alfabetizzazione a vecchi e nuovi saperi dovrebbero essere istituiti nei paesi che hanno meno di duemila abitanti: ci devono essere dei luoghi in cui poter lavorare nel fruttuoso connubio tra l’arcaico e il moderno, il computer e il pero selvatico.

Le mense delle scuole dell’Italia interna devono approvvigionarsi di cibi sani e a km0.

I servizi pubblici locali non possono essere privatizzati. Bisogna promuovere delle cooperative di comunità per gestire questi servizi.

I centri commerciali devono chiudere alle sette di sera e anche la domenica.

Conservare il terreno agricolo, neppure un metro quadro di terra deve essere coperto di cemento. Nell’Italia interna siano vietate nuove costruzioni e si proceda riutilizzando le case esistenti. Terra e cultura più che cemento e uffici.

Prodotti tipici da consumare non solo nelle sagre.

Canti e teatro al posto delle betoniere.

Svuotare le coste e riportare le persone sulle montagne. Sistemare le strade provinciali, togliere le buche, restaurare i paesaggi, le pozze d’acqua per gli ovini, ripulire i fiumi, i torrenti.

Dare ai giovani le terre demaniali.

Togliere le tasse sulla casa a chi abita nel centro antico dei paesi più piccoli.

Siamo convinti che la militanza politica debba essere al servizio di chi lavora molto e guadagna poco: e qui troviamo un’adiacenza tra operai e poeti.

La finanza ha rubato spazio alla politica, la politica ruba spazio ai cittadini, i cittadini danno spazio ai leader e non a chi fa politica dal basso. La casa della paesologia è un esperimento comunitario in cui la militanza politica non è mai scissa dalla militanza poetica. Siamo convinti che il fiume delle lotte civili debba avere delle anse liriche: passare un po’ di tempo vicino a un animale, ascoltare gli anziani, esprimere almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno, svegliarsi ogni tanto alle tre di notte, uscire all’alba almeno una volta al mese, dare attenzione a chi cade e aiutarlo a rialzarsi, chiunque sia, cantare, leggere poesie ad alta voce, costruirsi delle piccole preghiere personali e usarle.

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